Dragon Age: Absolution, la serie Netflix basata sui giochi BioWare

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Al catalogo di Netflix si è recentemente aggiunta Dragon Age: Absolution, serie animata tratta dai noti videogame di BioWare. Una serie che da grande fan della saga ho atteso con molta curiosità, ma anche paura, visto che c’è sempre il rischio che i colossi dello streaming possano stravolgere cose che già amiamo.

Netflix ha già dimostrato in precedenza il suo interesse verso il mondo dei videogiochi, realizzando anche serie di grande successo come Arcane, che ha vinto il premio come miglior adattamento di un videogioco agli ultimi Game Awards. Al momento dell’annuncio di questa serie animata quindi ho nutrito grandi speranze: saranno riusciti con Dragon Age a creare un buon prodotto capace di appassionare anche chi non sa nulla al riguardo? Ho cercato di dare una risposta analizzando la serie con il cuore di chi ha amato la saga videoludica, provando però a immedesimarmi anche in chi ci entra in contatto per la prima volta.

dragon age absolution miriam

La serie, composta da 6 episodi della durata di 30 minuti, si svolge nell’Impero di Tevinter, situato all’interno di Thedas (il mondo fantasy dei videogiochi), e racconta l’impresa di un gruppo di mercenari assoldati per rubare il Circulum, un potente manufatto magico custodito nel palazzo del Magister Rezaren. La protagonista principale è Miriam, un’elfa abilissima con i pugnali che un tempo viveva come schiava a Tevinter. L’elfa, proprio a causa del suo passato ingombrante, è riluttante a tornare nella sua città d’origine, ma viene convinta dalla donna che ama, Hira, una maga dell’Inquisizione, a compiere il colpo insieme ad altri avventurieri.

Tra i coprotagonisti troviamo tutte le possibili classi e razze giocabili di Dragon Age, come il guerriero umano Roland, amico di Miriam, il nano Lacklon, che combatte con la sua fedele ascia e ama usare le bombe, e la maga Qunari Qwydion. A guidare la missione c’è Fairbanks, un umano che qualche videogiocatore potrebbe ricordare, visto che è possibile incontrarlo in alcune missioni secondarie di Dragon Age: Inquisition.

dragon age absolution personaggi

Anni fa mi sono innamorata di Dragon Age non solo per le sue ambientazioni, ma soprattutto per i personaggi con cui è possibile interagire e che si arriva a conoscere sempre più approfonditamente. I personaggi di Absolution secondo me hanno un altissimo potenziale, ma in soli 6 episodi non è stato possibile svilupparli al meglio. Solo nei confronti di Miriam è stata posta maggiore attenzione, soprattutto per quanto riguarda il suo passato.

La trama della serie si svolge in parallelo a quella di Inquisition, ma sebbene vengano dette alcune cose riguardo alla lore del gioco e appaiano alcuni dei suoi personaggi, allo spettatore non vengono date spiegazioni, quindi chi non ha avuto modo di giocarlo non ha un contesto per poter comprendere meglio cosa sia l’Inquisizione e perché eventualmente sia interessata al Circulum.

dragon age absolution battaglia

Il numero esiguo degli episodi, in compenso, risulta sufficiente per lo sviluppo della storia principale, che nell’insieme intrattiene lo spettatore. L’intreccio è ricco di colpi di scena importanti, un elemento che ha sempre caratterizzato Dragon Age. Tuttavia sarebbe stata gradita, magari durante il primo episodio, una piccola introduzione che spiegasse un po’ il contesto in cui avvengono i fatti narrati e guidasse il pubblico alla scoperta del mondo di Thedas.

Confrontando Absolution con altre serie animate targate Netflix, a livello visivo questa risulta qualitativamente inferiore. L’animazione, affidata allo studio coreano Red Dog Culture House (che si è occupato anche del film animato The Witcher: Nightmare of the Wolf) lascia alquanto delusi. Mi riferisco specialmente ai volti dei personaggi, che in generale sono poco espressivi, e in particolare al design del viso di Miriam, che soprattutto nelle prime puntate risulta eccessivamente appuntito anche per un’elfa. Inoltre, ho poco apprezzato la presenza di elementi in 3D che non sempre si legano e fondono armoniosamente con il resto delle animazioni in 2D.

D’altro canto ho gradito molto le scene dei combattimenti, in quanto guardandole attentamente si possono notare alcune delle mosse che è possibile apprendere nei videogiochi, come le tecniche di combattimento del paladino armato di scudo e l’agilità dell’assassino con i suoi pugnali.

dragon age absolution combattimento

Un altro elemento che mi ha fatto innamorare dei videogiochi è sicuramente la musica. La voce di Leliana e quella di altri bardi hanno allietato il mio gruppo di avventurieri e alcune delle loro canzoni mi sono rimaste nel cuore, perciò da questa serie mi aspettavo una sigla memorabile, cantata da una bella voce. Purtroppo, però, la opening di Absolution è solo strumentale, e anche se risulta carina e visivamente accattivante si può facilmente saltare. In generale, nella serie non ho trovato la stessa cura per il comparto audio che invece caratterizza la saga.

Un ultimo aspetto positivo da sottolineare riguarda la gestione dei personaggi. Spesso e volentieri Netflix viene accusata di modellare i suoi contenuti in nome del cosiddetto “politicamente corretto” e di eccedere con la rappresentazione della comunità LGBTQ+. In questo caso però l’omosessualità della protagonista e di altri personaggi non risulta affatto una forzatura per attirare pubblico, anzi, trovo che la scelta dell’orientamento della protagonista sia in linea con i videogiochi, in quanto BioWare ha sempre permesso ai giocatori di poter scegliere l’orientamento sessuale del proprio personaggio e di avere relazioni con personaggi di altri generi (e in alcuni casi anche di altre razze).

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Per tornare alla mia domanda iniziale, è evidente che non ci troviamo davanti a una serie che potrebbe vincere premi come Arcane, e che obiettivamente parlando la qualità è nettamente più bassa anche rispetto a molti altri prodotti animati targati Netflix. Tuttavia, da fan della saga l’ho trovata una serie animata piacevole da guardare, e che personalmente mi ha fatto venire voglia di giocare a un possibile DLC con una missione simile, ma anche di rigiocare a Dragon Age con un personaggio diverso dalla mia solita elfa, chissà, magari una Qunari.

Di conseguenza, penso che potrebbe fare lo stesso effetto anche ad altri fan della saga, invece dubito che possa attirare nuovi possibili giocatori, dal momento che dà pochissime informazioni sul mondo di Dragon Age e quindi ha poche possibilità di incuriosire il pubblico, laddove invece avrebbe potuto invogliarlo a scoprire ed esplorare questo fantastico mondo fatto di magia, mostri e valorosi guerrieri.

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La mia passione per i videogiochi nasce sin da bambina con la prima Play e Pokemon Blu per GameBoy e non mi ha mai abbandonata. Amo in particolare i GDR e rilassarmi con Animal Crossing. Oltre ai videogiochi, mi interessano molto le serie tv e l'animazione nelle sue varie forme.

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