Dragon Age Inquisition (Xbox One)

Voto:

Perché recensire un gioco uscito ormai quasi due anni fa? Per quattro semplici parole: Game of the Year. Ebbene sì un gioco come questo non poteva certo non ricevere il riconoscimento videoludico più alto: una trama solida e in continua evoluzione, un comparto grafico mozzafiato, personaggi psicologicamente e fisicamente ben delineati (e anche un po’ rompicogl…*coff coff*) sono gli ingredienti per un gioco di successo. Questa nuova edizione comprende il gioco originale, i contenuti dell’edizione Deluxe, dlc usciti e le tre espansioni (un bel bottino che porterà nuovi oggetti e ore e ore di nuove avventure…come se ce ne fosse bisogno). Quindi ciancio alle bande, no aspetta, bando alle pance, no quelle no dai, bando alle ciance, si era questa: a voi, Dragon Age Inquisition.

L'Inquisizione al completo...eppure questa scena mi ricorda qualcosa
L’Inquisizione al completo…eppure questa scena mi ricorda qualcosa

“The Inquisition, what a show!” cantava Mel Brooks nei panni del temibile inquisitore Torquemada nel film “La Pazza Storia Del Mondo” ed è proprio questo che Dragon Age Inquisition fa esclamare al giocatore. Terzo capitolo della saga videoludica targata Bioware (autrice della trilogia di Mass Effect), è il primo a essere sviluppato per piattaforme next gen (nonostante sia stato distribuito anche per piattaforme old gen a dimostrazione che Ea non è il colosso senza cuore che tutti credono *coff* dlc a prezzi esagerati *coff*).

Il gioco parte col botto…letteralmente! Il giocatore verrà subito lanciato nel menù di creazione del personaggio in cui potrà dar sfogo al suo estro creativo (tanto lo sappiamo che finirete tutti per fare l’elfa zozzona ma non vi giudicheremo per questo).

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Capiterà molto spesso, credetemi. (Traduzione per i non inglesisti: *Primo passo: creare il personaggio, secondo passo: osservare il personaggio in condizioni di luce naturale, ripetere il primo passo) Poi non dite che non vi voglio bene :*

Questa volta Bioware ha voluto fare le cose in grande: oltre alle tre razze presenti in gioco (umano, elfo e nano), gli sviluppatori hanno voluto inserire i Qunari (degli armadi a due ante con le corna, un estremo senso comunitario e delle pessime maniere). Una volta scelta classe e razza, il gioco riprenderà e, dopo una breve cutscene, vi ritroverete legati ad una sedia in compagnia della nipote della signora Rottenmeier che vi farà un sacco di domande nello stesso stile di vostra madre dopo un sabato sera turbolento. In breve scoprirete che qualcuno nel piano demoniaco ha lasciato la porta aperta (i soliti novellini) e ora i demoni stanno facendo il bello e cattivo tempo sulla terra. Come ad ogni eroe che si rispetti toccherà a voi chiudere il portale e salvare il mondo, il tutto nel modo più epico e spettacolare possibile.

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La Rottenmeier Jr. nella sua espressione più felice

Ora le vostre mentine (inteso come piccole menti e non come caramelle al gusto di menta…mmm meeentaa!) si staranno chiedendo cosa ci sia spettacolare in un gioco che, a prima vista, sembra essere come ogni gdr a cui avete giocato (razza di piccoli esserini presuntuosi!!), ebbene Dragon Age: Inquisition si differenzia dai suoi predecessori per due semplici motivi: la grafica, che fa un sapiente uso di motore di ultima generazione (il Frostbite 3), ha un impatto non indifferente immergendo il giocatore in ambienti fotorealistici e personaggi dettagliatissimi (si anche i png, poveri loro) e la trama, marchio di fabbrica collaudato di mamma Bioware, che immerge il giocatore in un intrico di trame, sottotrame e missioni secondarie talmente vasto da farvi perdere la cognizione del tempo. Ebbene sì, si tratta di un gioco lungo e complicato che si evolve a seconda delle scelte che farete prendere al vostro personaggio e che presenta un gran numero di finali, obbligandovi a non uccidere tutto ciò che si muove e a farvi pensare bene prima di dare una risposta. A far da contorno alla storia principale vi sono un numero incalcolabile di missioni secondarie affiancate dall’unico vero motivo per giocare ad un gioco Bioware: le romance. Spesso, infatti, mentre sarete impegnati a chiacchierare con un membro del vostro party (cosa che si traduce nel ascoltare parole su parole e nella pressione del pulsante skip) avrete la possibilità di migliorare o peggiorare la disposizione di quel personaggio nei vostri confronti fino a farvi amare o odiare dal suddetto accrocchio di pixel dotato di sentimenti. Dovrete essere cauti, però, perché molto spesso ingraziarsi qualcuno significherà perdere il rispetto di qualcun’altro e, in un gioco dove la collaborazione tra i personaggi è più instabile dell’adesivo per la dentiera di mia nonna, dovrete combattere per farvi amare dai vostri collaboratori mentre porterete avanti la vostra relazione con la vostra dolce metà.

Altro marchio di fabbrica di Bioware è la possibilità di intraprendere relazioni omosessuali con determinati personaggi che dimostrano una piacevole e lodevole apertura di mente da parte degli sviluppatori e sfociano in siparietti comici esilaranti. Altra menzione d’onore va al sistema di combattimento che presenta, oltre alla classica visuale “bloccata” sul personaggio, anche la possibilità di ampliare l’orizzonte di gioco, mettendo in pausa l’azione e gestendo completamente il party come in uno strategico in tempo reale, in modo da permettervi di sfruttare al massimo le capacità di ogni personaggio.

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*in sottofondo si ode la celebre canzone di Sir Elton John*

Il lato negativo (mica poteva essere tutto rosa e fiori, su!) è lo stesso per tutti i gdr: la ripetitività. Spesso vi troverete a dover compiere mille volte lo stesso tipo di missione (tra cui le onnipresenti missioni di recupero) solo per avanzare nella trama o in una sottotrama specifica oppure a visitare una zona già battuta per una nuova missione. Pur essendo un open world, Inquisition presenta ancora una suddivisione in zone accessibili solo tramite viaggio rapido che vanno a rovinare l’immersione del giocatore e lo costringono a saltare di mappa in mappa. A questo va aggiunta anche la presenza di numerosi bug, soprattutto grafici, che fanno storcere il naso (molti dei quali, a difesa di Bioware, sono stati regolarmente risolti nelle patch.

Ma Dragon Age non è solo per avventurieri solitari chiusi nelle loro stanzette a fagocitare patatine e ingollare galloni di coca cola (seriamente ragazzi non riducetevi così). Portate il vostro eroe nel vasto mondo multiplayer dove potrete collaborare con giocatori provenienti da tutto il mondo per portare a termine istanze e collezionare equipaggiamento raro e pregiato. Novità della serie, la possibilità di giocare con altre persone permette di spezzare la monotonia e la ripetitività tipiche della modalità giocatore singolo utilizzando il proprio personaggio per partecipare a missioni online in modo da farlo salire di livello e potenziarlo grazie a un sistema di looting basato sulla meritocrazia. Unica nota negativa è la possibilità di acquistare platino tramite microtransazioni da spendere per comprare equipaggiamento, cosa piuttosto comune ormai in qualsiasi videogame.

Tirando le somme, Dragon Age: Inquisition è uno spettacolo mozzafiato, dai suoi vasti e vari ambienti ricchi di sorprese ai suoi personaggi così ben delineati psicologicamente da farvi rimpiangere il desiderio di fuggire dalle interazioni sociali della vita reale, passando per un sistema di combattimento innovativo e intuitivo che accontenta neofiti ed esperti e una trama che vi terrà incollati allo schermo per giorni interi (Ricordatevi di fare una pausa ogni tanto, almeno per le normali funzioni fisiologiche). Prendete il comando dell’Inquisizione e plasmate il mondo a vostra immagine e somiglianza.

Asmael Articoli
Chiamatemi Asmael. Sono un impiegato di decimo livello al servizio del Nerdiavolo e sono stato mandato sulla terra a studiare gli usi e costumi di voi mortali. Amo i videogiochi, il ramen, la birra e tutte le cose strane e deviate che definite "Nerd".

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