Wild Police Story – Volume 1

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Voto:

Dopo un lungo torpore, pare che l’editoria italiana si sia svegliata: la serie di Detective Conan gode sempre più di una rinnovata popolarità e ciò non può che rendere euforici molti fan, incluso il sottoscritto. Star Comics ha dato fuoco alle polveri, pubblicando in un breve lasso di tempo tanti prodotti inediti: dalla New Edition del manga principale, alla Celebration Edition per il volume 100, passando per diversi spin-off come Zero’s Tea Time – che riceverà presto un adattamento anime distribuito da Netflix – e questo Wild Police Story.

Il giovane Takahiro Arai torna a illustrare questo nuovo fumetto, la cui storia – storyboard inclusi – si deve al maestro Aoyama. Vi ricordate di Rei Furuya? L’enigmatico poliziotto sotto copertura, protagonista dello spin-off precedente? Ebbene, qui prende parte ad un racconto molto più corale che narra le avventure giovanili del suo vecchio gruppo di colleghi alla Scuola di Polizia di Tokyo.

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L’affiatato quartetto – Rei escluso – è composto da giovani casinisti poco più che ventenni, che creano non pochi problemi alla scuola e al severo istruttore Onizuka. Questi i personaggi principali:

  • Wataru Date, caposquadra socievole e tutto d’un pezzo.
  • Kenji Hagiwara, un perspicace donnaiolo.
  • Hiromitsu Morofushi, un ragazzo dal passato traumatico, ma dal forte senso di giustizia.
  • Jinpei Matsuda, il teppistello di turno: sfacciato, rissoso e competitivo; “tsundere“, citando una battuta di Furuya. Il comprimario più stuzzicante di tutti dal momento che, paradossalmente, serba rancore per la polizia stessa a causa di trascorsi tutti da scoprire.

Nelle sole 144 pagine che compongono il volume, solo una novantina sono dedicate alle disavventure dei nostri, mentre il resto è occupato da gradevoli extra che tratterò in seguito. Nella sua brevità, Wild Police Story si avvicina molto ad una versione nipponica di Scuola di polizia, il franchise di commedie action molto in voga tra gli anni ’80 e ’90. In altre parole ci troviamo nuovamente davanti ad uno slice of life, ma purtroppo la formula non funziona così bene questa volta.

detective conan wild police story Wataru Date
In primo piano: Wataru Date

Se è vero che Zero’s Tea Time gode di frangenti ritmati e divertenti, la sua controparte poliziottesca è manchevole da questo punto di vista. Il fumetto trova la sua ragion d’essere nell’approfondire le vite degli amici di Rei Furuya, figure che non hanno mai potuto vantare chissà quale spazio nel manga di Detective Conan (essendo, tra l’altro, tutti morti). Nonostante il nobile intento, gli avvenimenti narrati sono insipidi e con poco mordente, dato che si limitano a mostrare la routine quotidiana – non esente da imprevisti e siparietti – presso la già citata scuola. Il tutto è inframezzato da situazioni più distese e ricche di dialoghi che raccontano aneddoti poco interessanti. A salvare questo primo numero è una rapina a mano armata, verso la fine, che vede Rei e Wataru collaborare in uno scenario teso e imprevedibile. Una degna conclusione a tutti gli spunti di trama presentati fino a quel momento.

Il precedente spin-off era e rimane una valida strada alternativa per entrare nel mondo del detective in miniatura, grazie alla presenza di stimolanti e utili legami con la storia principale. Questa nuova miniserie in due volumi, invece, punta i riflettori su un universo narrativo secondario, legato ad un personaggio secondario. Volendo essere chiari, si rivolge ad un pubblico ancora più specifico, alla nicchia della nicchia: i fan sfegatati che desiderano collezionare ogni iterazione dell’opera di Gosho Aoyama e che, giustamente, muoiono dalla voglia di conoscerne tutti i dettagli.

Per i lettori più casual o semplicemente per chi segue le vicende di Conan senza pretese, questo ulteriore spin-off molto probabilmente potrebbe risultare superfluo o poco accattivante, dal momento che il manga storico regge benissimo tuttora, anche senza l’ausilio di espansioni. Aoyama stesso afferma: “Nemmeno Buddha avrebbe mai immaginato che un giorno la storia di questi cinque sarebbe diventata un fumetto!” sottolineando con ironia che, forse, non si sentisse tanto il bisogno di una narrazione parallela come questa.

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Quanto ai dettagli prettamente tecnici – come ho sottolineato anche nella recensione di Zero’s Tea TimeTakahiro Arai emula bene la mano del sensei, così come l’impostazione delle tavole, senza però essere mai un imitatore perfetto. Gli appassionati dall’occhio più allenato noteranno certamente delle differenze. Queste, fortunatamente, non sono così influenti: Arai ha un tratto duro e spigoloso, mentre quello del maestro – dopo anni di serializzazione – è più morbido e omogeneo. In definitiva non credo che le discrepanze possano allontanare i lettori da Wild Police Story, fatta eccezione forse per i più puntigliosi.

Il vero fiore all’occhiello è rappresentato dai due corposi extra a fine volume. Il primo è un’intervista ad Aoyama – composta da 56 domande – utile a sviscerare ulteriormente i suoi personaggi; il secondo una raccolta integrale dei sopracitati storyboard, del materiale prezioso per chi è incuriosito dal lavoro dei due mangaka.

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Jinpei Matsuda

La pubblicazione italiana della “Saga della scuola di polizia” si concluderà il 13 luglio con il volume 2 e, in questo caso, credo sia un bene: non tanto per la scarsa qualità del prodotto, ma perché la decisione presa in Giappone è stata quella di non annacquare un manga che ha poco da raccontare.

Sia chiaro, fa molto piacere che Star Comics si stia pian piano allineando con il mercato orientale, così da portare in Italia alcuni prodotti collaterali legati al piccolo detective (che nel Sol Levante si contano a decine). Quindi, concludendo, l’ultima fatica di Takahiro Arai non è da condannare. Questa piccola storia va apprezzata per quello che vuole aggiungere all’eredità di partenza, senza dimenticare però che si tratta pur sempre di un’opera dai contenuti frivoli e dall’importanza ridotta.

Un ringraziamento speciale a Star Comics

Nefasto Articoli
Videogiocatore incallito, cinefilo dalla nascita, attore di teatro e batterista da diversi anni. Adoro approfondire qualsiasi cosa abbia a che fare con l'arte e l'audiovisivo: è difficile fermarmi quando inizio a scrivere o a parlare focosamente di ciò che amo.

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