Dampyr, il primo film del Bonelli Cinematic Universe

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Si è parlato per anni dell’ingresso di Bonelli nel campo dell’intrattenimento audiovisivo, e dopo il primissimo annuncio ufficiale fatto al Lucca Comics & Games del 2019 ora arriva finalmente nelle sale l’adattamento cinematografico di Dampyr, primo tassello del Bonelli Cinematic Universe. Inusuale la scelta da parte della casa editrice di esordire sul grande schermo proprio con l’adattamento di questa testata, creata nel 2000 da Mauro Boselli e Maurizio Colombo, che nonostante possa ormai vantare lo status di cult, non gode certo della stessa fama che possono avere Tex, Zagor, Dylan Dog, Mister No o Nathan Never. Probabilmente dipende dalla natura stessa del personaggio, che si trova molto in linea con le tendenze supereroistiche/young adult moderne, essendo a conti fatti una sorta di versione italiana di Constantine (infatti è stato anche annunciato un sequel di quest’ultimo dopo tanti anni).

La produzione di Dampyr è stata curata completamente da Bonelli Entertainment, Brandon Box ed Eagle Pictures, che insieme sono riuscite ad investire un budget di 15 milioni di euro – incredibile per l’Italia – ottenendo persino un contratto distributivo in tutto il mondo con Sony Pictures, con la speranza quindi di ottenere un certo riscontro anche all’estero. La sceneggiatura ripercorre fedelmente i primi due albi della serie a fumetti, ed è firmata dal co-creatore Mauro Boselli insieme a Giovanni Masi, Mauro Uzzeo e Alberto Ostini, anche quest’ultimo già sceneggiatore di alcune storie su carta. Per la regia invece è stato scelto l’esordiente Riccardo Chemello, alle prese con il suo primo lungometraggio dopo un’avviata carriera da videomaker per performance di parkour e videoclip musicali.

Il film inizia subito mostrando i muscoli, con un prologo che ci presenta la nascita del protagonista Harlan, sottratto da tre figure femminili – simili alle Norne o alle Moire – al padre Draka, inscenando un combattimento magico ricchissimo di effetti speciali, spiazzante per il cinema italiano. Subito dopo non si perde tempo a settare il contesto della storia, presentando prima il capitano Kurjak (Stuart Martin) e il suo manipolo di soldati che sta combattendo la guerra dei Balcani nel 1992, poi il protagonista cresciuto (Wade Briggs) e il suo manager Yuri (Sebastian Croft), che viaggiano per i paesini sperduti nei Balcani spacciando Harlan per un cacciatore di Vampiri, un Dampyr, così da truffare i creduloni. Quando il plotone di Kurjak viene incaricato di mantenere la posizione nella cittadina di Yorvolak, la squadra si accorge di dover fronteggiare minacce non umane, tra cui la vampira Tesla (Frida Gustavsson) e decide di chiamare in soccorso Harlan, che scoprirà di essere davvero un Dampyr e dover combattere una guerra più importante di quella in corso.

Questa trasposizione mantiene un buon ritmo per tutta la sua durata di 1 ora e 50 minuti (finalmente un film d’intrattenimento che dura il giusto!), dosando per bene sia i momenti d’azione che quelli di calma e riflessione. Questo permette allo spettatore di entrare nelle dinamiche dei personaggi, soprattutto quelle tra Harlan, Karjak e Tesla, che brillano proprio nei momenti di quiete dove si parla piuttosto che combattere. Purtroppo, però, mi duole ammettere che questa è l’unica parte che il regista è riuscito davvero a dirigere con cura, probabilmente anche a causa della sua poca esperienza con budget e progetti così importanti. Il film infatti non ha personalità, la regia delle scene d’azione è piatta e infarcita di effetti speciali che, rispetto a quelli della primissima scena, sono di qualità visibilmente inferiore, arrivando perfino a dover tagliare sul nero dopo certe scene per l’impossibilità di raccordarle con le successive in modo soddisfacente.

Inoltre è molto evidente la cattiva gestione di alcuni personaggi secondari (primo fra tutti Yuri), che se nel fumetto riuscivano a essere d’impatto anche nelle poche tavole in cui comparivano, in un film non suscitano abbastanza empatia da poter essere rilevanti ai fini della storia. La linea dell’intera produzione sul film è dichiaratamente la fedeltà totale all’opera originale e la devozione per i fan, cosa che però si è ritorta contro l’intero progetto, in quanto il film risulta molto mediocre e abbozzato per chi invece non ha mai letto un albo della serie a fumetti. Una direzione più autoriale, che avesse virato anche l’intera pellicola verso una maggiore staticità e un orrore più marcato – rispetto all’avventura d’azione che invece è – avrebbe giovato alla riuscita dell’adattamento. Così invece rimane un polpettone che, dopo tutti i prodotti simili (partendo da Twilight fino ad arrivare a The Witcher) non sembra più neanche così tanto originale, ma derivativo e stanco.

È anche triste secondo me vedere un prodotto che, oltre alla – condivisibile – scelta di aver un cast completamente estero, scelga però l’esterofilia a tutti i costi, perdendo quel briciolo di personalità che persino Freaks Out riusciva a mantenere, pur cadendo nella stessa trappola. Anche il design dei vampiri è quanto di più generico e kitsch si possa immaginare, soprattutto nel momento in cui questi sono più maghi o campioni di parkour che altro. Tutte le bellissime influenze gotiche del fumetto qui vengono richiamate in modo sbiadito, e allo stesso modo la palese ispirazione al Dracula di Francis Ford Coppola è ormai quasi un lontano ricordo.

Se vogliamo rintracciare la fonte di tutti i problemi del film su Dampyr però possiamo tranquillamente arrivare ad una semplice conclusione: il crollo sotto le aspettative degli stessi produttori e il budget ingiustificatamente alto. Il film infatti si perde in effetti speciali che, fin quando rimangono moderati, funzionano e anzi arricchiscono la pellicola, ma che nella maggior parte dei casi diventano solo una festa di fuochi d’artificio neanche così scoppiettante, in aggiunta a soluzioni di messa in scena che negli intenti sono assolutamente accomunabili a quelle delle più blasonate e famose pellicole sui supereroi americani. Sulla stessa linea, praticamente con lo stesso budget (16 milioni di dollari), quest’anno è uscito Bones and All di Luca Guadagnino, che pur avendo l’impianto da young adult anche più spinto verso Twilight, ha mille volte la personalità, l’originalità e l’autorialità di un film come questo.

Purtroppo non bastano una buona fotografia, delle buone musiche e delle buonissime intenzioni produttive (la possibilità data a un emergente di approcciarsi al prodotto, una scelta di maestranze completamente italiane, l’amore per l’opera originaria) per ottenere matematicamente un buon risultato, perché un film non è mai la mera somma delle sue parti, ma una visione autoriale che riesce a tirare fuori il meglio da ognuno.

Un ringraziamento speciale a Eagle Pictures

Lorexio Articoli
Professare l'eclettismo in un mondo così selettivo risulta particolarmente difficile, ma tentar non nuoce. Qualsiasi medium "nerd" è passato tra le sue mani, e pur avendo delle preferenze, cerca di analizzare tutto quello che gli capita attorno. Non è detto che sia sempre così accurato però.

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