Curon – Storia vera e leggende del paese che ha ispirato la serie Netflix

curon storia vera e leggende

Su Netflix da oggi è disponibile Curon, una serie italiana ambientata nell’omonimo paese del Trentino-Alto Adige/Südtirol, che sfrutta lo sfondo della Val Venosta e del suggestivo campanile che spunta dal Lago di Resia per raccontare una storia piena di misteri.

L’uscita della serie tv ha indubbiamente puntato i riflettori sul luogo, permettendo a molti di venirne a conoscenza ora per la prima volta, ma al di là dei racconti di fantasia qual è la vera storia del campanile che emerge dalle acque? Come ci è finito lì? Ci sono davvero misteri e leggende che lo circondano? Con questo speciale vi faremo immergere a fondo in una realtà che non ha poi tanto da invidiare alla finzione.

Dopo la Grande Guerra

curon paese vecchio prima della diga

Curon è l’ultimo abitato italiano prima di varcare il confine per l’Austria. All’alba della Prima Guerra Mondiale l’attuale regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, faceva parte dell’Impero Austro-Ungarico e durante il conflitto fu teatro della cosiddetta Guerra Bianca, chiamata così perché le battaglie si svolsero sulle montagne innevate. Al termine del conflitto il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol divennero territorio italiano e la città di Trento capoluogo. Chi parlava l’italiano ebbe una nuova patria, mentre la popolazione di lingua tedesca si ritrovò straniera a casa propria e subì un’incredibile violenza psicologica volta a spazzare via e condannare le sue origini.

Durante il ventennio fascista la situazione precipitò e cominciò l’italianizzazione forzata dell’intera regione: per prima cosa tutti i toponimi di lingua tedesca, ladina e tirolese vennero aboliti per decreto e dove necessario italianizzati o creati ex novo; stessa sorte anche per case editrici, quotidiani e giornali. La lingua italiana divenne l’unica lingua ufficiale e le amministrazioni locali affidate a commissari e funzionari italiani, mentre quelli di lingua tedesca furono trasferiti o licenziati.

Alcune scuole di lingua tedesca vennero convertite, ma la maggior parte venne chiusa, così come banche ed altri istituti di credito divenuti ormai stranieri; ci furono blocco dell’immigrazione, divieto di ingresso dai paesi germanofoni e revisione del censimento del 1921 per dimostrare la forte presenza della popolazione italiana, che in realtà era la minoranza.

Innsbruck: arrivo dei primi sudtirolesi alla stazione ferroviaria. Foto: Bundesarchiv
Innsbruck: arrivo dei primi sudtirolesi alla stazione ferroviaria

Nel 1939 Benito Mussolini concordò con Adolf Hitler la possibilità che i residenti di lingua germanofona potessero ottenere la cittadinanza tedesca e decidere di trasferirsi in Germania. Ne derivò un’accesa lotta politica interna che mise gli uni contro gli altri coloro che un tempo erano uniti. La maggioranza della popolazione scelse il Reich, ma prima dello scoppio della nuova guerra mondiale poterono trasferirsi oltreconfine appena 75mila persone.

Com’era già stato fatto in Agro Pontino, nel Lazio, e nella piana di Terralba, in Sardegna, la nuova regione divenne terreno fertile per la propaganda e i grandi progetti fascisti: venne favorita l’immigrazione interna e le città e i paesi si ritrovarono ad accogliere italiani da ogni parte della Penisola; fu necessaria la creazione di nuove comunità, vie di comunicazione, campi, pascoli e aree industriali che deturparono il territorio e stravolsero le comunità montane. Bolzano fu la città con la crescita più sostenuta diventando secondo capoluogo e sottraendo importanza a Trento: la nuova regione venne così divisa in due provincie autonome.

La costruzione della diga

curon vecchia paese

Tutto questo movimento non poté non attirare l’attenzione dei grandi gruppi industriali dell’epoca: città e persone avevano bisogno di servizi e utenze sempre maggiori ed efficienti. Lo sguardo dell’allora Comitato Promotore della Società Elettrica Alto Adige, divenuto poi gruppo Montecatini, era fisso sulla valle fin dal 1910 dove aveva in progetto la costruzione di una diga e una centrale idroelettrica. L’opera avrebbe servito le utenze di tutta la nuova provincia, ma per farlo occorreva unire i tre bacini naturali presenti nella valle in un unico lago.

Le concessioni furono finalmente approvate e nel 1939 cominciarono i lunghi e controversi lavori di costruzione. Non essendoci ancora una vera e propria rappresentanza politica attiva nella zona, ma solo un commissario, era compito suo informare la popolazione. Nonostante le prime rassicurazioni della Montecatini, la quale affermava che non ci sarebbero stati problemi per le comunità preesistenti, gli abitanti della valle vennero informati della costruzione della diga e della distruzione di Curon con delle affissioni in lingua italiana. Quest’ultime passarono perlopiù inosservate, in quanto la popolazione parlava pochissimo l’italiano, e dopo una settimana il commissario arrivò alla conclusione che non fossero state sollevate obiezioni: il progetto poteva andare avanti.

Quando nel 1940 vennero eseguiti i primi espropri, gli abitanti di Curon si resero conto di cosa stava accadendo e il bacino artificiale venne visto come l’ennesimo sopruso da parte del governo italiano. Montarono le proteste verso il commissario, gli appaltatori e la stessa Montecatini; il caso arrivò fino alla Santa Sede ed ebbe eco in tutta Europa, ma non sortì l’effetto desiderato e i lavori proseguirono terminando ufficialmente nel 1949. L’anno successivo la Montecatini attuò le prime serrate delle chiuse e le case più a valle vennero sommerse.

Demolizione e sommersione

curon vecchia demolizione chiesa

Il 16 luglio del 1950 le campane della chiesa trecentesca di Santa Caterina d’Alessandria suonarono per l’ultima volta e sette giorni dopo il paese venne fatto saltare in aria con centinaia di cariche esplosive. Gli abitanti della valle assistettero inermi alla distruzione sommaria delle loro case. Ciò che non fece la guerra lo fecero industriali senza scrupoli. Le fonti sono discordanti sul perché il campanile romanico sia stato lasciato in piedi: quelle ufficiali affermano che fosse un bene vincolato e quindi non abbattibile, mentre la legislazione italiana ammette l’allagamento conservativo; testimoni dell’epoca, invece, hanno sempre affermato che la demolizione venne eseguita in modo frettoloso e poco accurato, tanto che le esplosioni distrussero la chiesa ma non la torre.

In seguito all’allagamento, Curon venne ricostruito più a monte, sulle rive del nuovo lago, ma sono molti quelli che decisero di abbandonare la valle dopo la perdita di campi, allevamenti e casa; si trasferirono per costruire una nuova vita altrove perché la vecchia era ormai sommersa.

curon campanile lago foto panoramica

Oggi il Trentino-Alto Adige/Südtirol produce il doppio dell’energia idroelettrica che riesce a consumare e il campanile è diventato il simbolo del comune di Curon Venosta. Ogni anno migliaia di turisti si recano nella valle, in particolare nei mesi invernali, quando il lago ghiaccia ed è possibile raggiungere la torre a piedi: ciò rende ancora più suggestiva la sua imponente presenza come guardiano della valle e testimone di una storia fatta di persone senza scrupoli.

Campane fantasma, demoni e maledizioni

curon campanile illuminato di notte

Leggenda vuole che nelle giornate più ventose si senta provenire dal campanile sommerso il suono delle campane, sebbene queste siano state rimosse da decenni: si tratta solo di suggestione o sotto quelle acque si nasconde davvero qualcosa? La realtà è che l’acqua ha sommerso il paese ma non il suo rancore, e il suono delle campane fantasma vuole ricordarci la violenza subita, ancora vivida nella mente di chi l’ha vissuta.

Come sappiamo nella serie Netflix non mancano elementi soprannaturali e ovviamente si fa leva anche sulla vecchia leggenda del campanile, ma nel trailer si può notare chiaramente dell’altro: il volto di un demone. Si tratta della maschera di un Krampus, una creatura della tradizione altoatesina e dei paesi germanofoni delle Alpi.

sfilata dei krampus

La leggenda narra che un demone, per l’appunto il Krampus, venne scoperto tra gli abitanti dei villaggi delle montagne e venne chiamato San Nicola per esorcizzarlo. Sconfitto e addomesticato, il demone da allora accompagna il santo nella distribuzione dei doni ai bambini buoni e minaccia di portarsi via quelli cattivi o di punirli se non diventeranno bravi.

La sfilata dei Krampus di inizio dicembre è uno dei momenti più suggestivi ai quali assistere nella regione. Ogni località ha le sue tradizioni e le sue modalità: i demoni vagano per la città alla ricerca di bambini cattivi, oppure si scontrano letteralmente con gli spettatori nel tentativo di spaventarli. In alcune città e comunità si arriva anche allo scontro fisico, con fruste usate da entrambi gli schieramenti in lotte e inseguimenti per le vie che durano ore.

curon incidente autobus

In ultimo, il trailer della serie fa riferimento anche ad una maledizione. Nella storia di Curon non a caso ci sono stati episodi che hanno alimentato superstizioni di questo tipo, uno fra tutti il drammatico incidente avvenuto nel 1951, appena un anno dopo la distruzione del vecchio paese. Nell’agosto di quell’anno, un autobus di linea cadde nel lago affondando rapidamente; l’allarme venne lanciato all’istante, grazie a degli operai della Montecatini che assistettero alla tragedia, ma era già troppo tardi.

Questo fu il primo grave incidente dei neonati trasporti pubblici altoatesini e l’evento sconvolse l’intera valle che chiese a gran voce un’inchiesta. La versione ufficiale dei periti sostenne lo scoppio di uno pneumatico della corriera, i testimoni invece puntarono il dito contro le precarie condizioni della nuova strada realizzata in fretta, senza barriere di sicurezza e segnaletica, ipotesi più convincente dal momento che i vigili del fuoco che recuperarono il mezzo riuscirono a trainarlo senza difficoltà lungo la strada.

Nonostante le accurate perizie, però, ancora oggi nessuno è in grado dare una versione definitiva alla tragedia che costò la vita all’autista e 22 passeggeri, tra cui 5 bambini; solo una donna riuscì a sopravvivere, uscendo da un finestrino mentre l’autobus s’inabissava.

 

Come avete potuto leggere, la vera storia di Curon è già molto interessante di suo e l’atmosfera suggestiva data dal campanile che emerge dal lago offre sicuramente buoni spunti per dar vita a racconti avvincenti. La serie Netflix riesce solo in parte a sfruttare questo potenziale, ma speriamo possa comunque suscitare interesse per il paese sommerso anche negli spettatori d’oltreoceano.

Curon prima e dopo la diga

Trailer della serie Netflix

Curon – Luogo di leggende, fuochi e diavoli

Nerd ancora da prima di conoscerne il significato e sfogliavo i fumetti ancora prima di saper leggere. Cinema, fumetti, manga e libri sono il mio bisogno quotidiano.

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