Dylan Dog 380 – Nessuno è innocente

Il parere di Dolan Dox

dylan dog numero 380 nessuno è innocente

È con una certa emozione che torno a scrivere per voi e per i Dylan’s Dogs, che previa consultazione interna hanno deciso di continuare la loro piccola attività a discapito di tutti i contrattempi che abbiamo avuto e che avremo; in particolare probabilmente leggerete le recensioni con un certo ritardo (maggiore di questo) ma, sperabilmente, con più regolarità.

Venendo a questo nuovo albo firmato da un pezzo da 90 quale Paola Barbato, comincio subito col dire che la prima piacevolissima sorpresa è stata il trovarsi di fronte ad un episodio “strutturale”, in cui sono ossia implicati molti degli arcinoti trascorsi della testata, vedasi in primis le collaborazioni “clandestine” tra Bloch e l’old boy o il famoso tesserino scaduto, che in qualche modo riesce tuttavia ad apparire fresco, accattivante e dinamico.

Del resto si comincia con Dylan dietro le sbarre e sfido chiunque a non avere una certa smania di sapere cosa può essere successo, e nel complesso va rilevato che gli equilibri del plot sono ben gestiti, con una cattivissima Raina, personaggio inizialmente centrale, forte di una rabbia che mai le abbiamo visto addosso prima, e che forse solo una come la Barbato poteva sfornare, che però passa in secondo piano man mano che i misteri si dipanano. A questo proposito il secondo grande motivo di plauso all’autrice è aver dato il giusto risalto a tutti i personaggi: Dylan, Bloch, Carpenter, Groucho e perfino Jenkins, non solo ognuno col il suo ruolo cruciale per lo svolgersi degli eventi, ma oserei quasi dire ognuno vittima e carnefice in base al momento (ok, Groucho e Jenkins non sono molto carnefici…), e soprattutto ognuno col tuo personalissimo modo di porsi nei confronti dell’altro.

Teorico lato negativo, tendenzialmente unico, è la poca plausibilità di come alcuni di questi personaggi (Groucho e Jenkins in primis) vengano messi in difficoltà: una “licenza d’autore” su cui possiamo certamente chiudere un occhio, soprattutto perché quello che invece sembra essere la pecca principale della trama, ossia la totale assenza (concedetemi questo infimo spoiler) dell’elemento paranormale, quasi ci trovassimo più di fronte a un giallo che a un horror, viene invece smentita con disinvoltura nelle ultime due pagine, in un finale-non-finale assolutamente apprezzabile, benché troppo “low profile” per essere definito un colpo di scena.

Un ottimo colpo messo a segno dalla Barbato, che dimostra di aver interiorizzato ed elaborato efficacissimamente la modifiche della famosa “fase 2”, su cui, per chi non l’avesse capito, l’albo è interamente basato. A presto rileggerci, manigoldi carcerati!

dylan dog 380

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