The Callisto Protocol, non chiamatelo survival horror (PS5)

the callisto protocol recensione

Voto:

Portare avanti un’eredità non è certamente un compito facile, specie quando i valori e le opere di cui si parla sono di dimensioni smisurate. Si ha la responsabilità di non macchiare il retaggio lasciato da quel che c’è stato in precedenza, che diventa ancora più pressante nel momento in cui si è quasi obbligati a replicare quei “meccanismi” che hanno portato a un successo. Nel mondo videoludico, in particolare, è piuttosto rischioso avere un passato importante alle spalle, perché spesso questo genera aspettative gargantuesche che il più delle volte si traducono in smisurate delusioni. The Callisto Protocol è uno di quei titoli che, nonostante tutti i buoni propositi, è stato vittima della propria eredità.

the callisto protocol jacob

Dietro questo nuovo gioco infatti c’è Glen Schofield, creatore dell’amatissimo Dead Space. Il capolavoro sviluppato dall’ormai defunta Visceral Games, oltre a dar vita a una nuova e promettente saga, si impose fin da subito come come un vero e proprio pilastro dei survival horror moderni, e anche se i sequel non sono mai riusciti a mantenere la stessa qualità del primo capitolo, Dead Space verrà sempre considerato un progetto monumentale, in grado di definire un’epoca.

Quindi, con queste premesse, i panni che The Callisto Protocol doveva vestire non erano affatto comodi, però c’erano tutte le carte in regole per portare avanti non solo l’eredità di Dead Space, ma persino quella dei survival horror moderni in generale. Tuttavia l’hype che ha circondato il progetto, generato sia dai fan che dagli sviluppatori, si è rivelato anche in questa occasione fatale, creando delle aspettative forse un po’ troppo esagerate. Quindi The Callisto Protocol è da considerare un fallimento? La risposta è più complessa di quanto non sembri, quindi cercherò di andare con calma.

the callisto protocol incidente

Nella mia scorsa recensione, quella di Evil West, spiegavo come la semplicità della narrativa in quel gioco rendesse il risultato finale ancora più soddisfacente, senza bisogno di strafare. The Callisto Protocol fa l’esatto contrario: la narrativa del gioco di Striking Distance Studios è stupidamente pretenziosa, finendo per risultare banale e noiosa dopo poche ore. Dimenticatevi completamente colpi di scena interessanti o protagonisti memorabili: in The Callisto Protocol, quando si parla di trama, regna la mediocrità.

Tutto inizia con un’epidemia: da qualche parte su Europa (una delle lune di Giove) la popolazione di uno specifico distretto è stata interamente infettata da un virus che tramuta le persone in biofagi (creature simili ai necromorfi di Dead Space). Siamo nel 2320 e il protagonista Jacob Lee viene incaricato di trasportare del materiale medico tra Europa e la prigione di Black Iron, situata su un’altra luna di Giove: Callisto. Durante il viaggio, però, la nave di Jacob viene attaccata dai terroristi, provocandone lo schianto sul satellite, e dall’incidente sopravvivono solo lui e Dani Nakamura (leader del gruppo terroristico).

the callisto protocol prigione

I due vengono subito avvicinati dalle guardie di Black Iron e dal Capitano Ferris, che in maniera alquanto scontata e stereotipata arresta anche Jacob senza un apparente motivo. Dentro Black Iron, tuttavia, si scatena presto un inferno. Il virus che aveva infettato il distretto di Europa infatti sembra essere arrivato anche alla prigione di Callisto, e come da manuale starà al protagonista capire cosa succederà e da cosa ha avuto origine questo disastro.

Considerando che tutti i colpi di scena sono estremamente telefonati, compreso il finale, mi viene difficile pensare che la stessa mente di Dead Space abbia dato vita anche ad una serie di banalità simili. Sicuramente l’intento di creare qualcosa di più profondo c’era, e lo si nota dalla lore, ma non bastano due “documenti” in più per arricchire una trama così dimenticabile. Inoltre ogni singolo personaggio (villain compreso, purtroppo) è piatto e dimenticabile, e nemmeno il coinvolgimento di attori famosi come Karen Fukuhara (The Boys, Bullet Train) riesce a salvare una sceneggiatura che sembra scritta troppo di fretta. Capisco che viviamo in un’epoca in cui è sempre più difficile creare trame originali, specie se si parla di horror, ma una banalità così marcata unita anche a dei ritmi estremamente lenti e noiosi non può di certo condurre a un risultato accettabile.

the callisto protocol dani

Nonostante questo, dal lato della narrazione volendo si potrebbe anche chiudere un occhio, ma lo stesso non si può dire per la parte videoludica. Facciamo subito chiarezza su una cosa: The Callisto Protocol non è un survival horror. A fatica riesce ad essere horror, e sicuramente tutta la componente survival risulta una mezza menzogna: essere buttati in corridoi stretti pieni di nemici non ha nulla di “survival”, men che meno se dalla parte del giocatore c’è sempre una difesa quasi impenetrabile. Infatti The Callisto Protocol adotta un sistema di combattimento preso pienamente dai giochi action in terza persona, dando al protagonista le capacità di randellare i mostri peggio del Doom Guy in Doom Eternal. Come se non bastasse, pur giocando al livello di difficoltà massimo mi sono ritrovato letteralmente inondato da risorse come cure, munizioni (droppate praticamente ogni 2 nemici) e tanti altri elementi che mi hanno facilitato il gioco. Se poi aggiungiamo che è possibile salvare quando si vuole, il senso di sopravvivenza di perde ancora di più.

Oltre questo, ho trovato il gioco estremamente scriptato in diverse occasioni. Tantissime volte mi sono trovato davanti a cose senza la minima logica nel game design, come ad esempio le uccisioni stealth che si possono utilizzare solo nei confronti di determinati nemici. Pur avendo una lama affilata sin dall’inizio, The Callisto Protocol forza il giocatore a giocare alle sue regole, impedendo per quasi metà dell’avventura di compiere uccisioni stealth. Qual è il senso di mettere un sistema tale se viene estremamente limitato? Il tutto si può ridurre ad una generale mancanza di bilanciamento, che ricade spesso anche sulla difficoltà generale del titolo.

Durante l’avventura infatti mi sono trovato davanti a svariate curve di difficoltà, e questo mi ha spesso portato alla frustrazione. Si passa dal far fuori decine di nemici senza la minima goccia di sudore ad un boss qualsiasi che uccide in un solo colpo, senza alcuna logica. Posso capire che l’intento era quello di rendere “teso” il confronto con un boss, però se il tutto viene condito da scelte stupide (come arene delle boss fight fatte in modo davvero sbagliato) quel picco di difficoltà non aumenta la tensione, ma solo le bestemmie.

the callisto protocol combattimento

Tornando al sistema di combattimento, questo a primo impatto risulta interessante. Il tutto si basa su meccaniche simili ai giochi Fight Night di Electronic Arts, dove il giocatore deve schivare e colpire il nemico. Il problema è che tutto funziona in maniera a dir poco approssimativa: non esiste una finestra nella quale vada (o non vada) bene schivare, e di conseguenza tantissime volte si prendono danni in maniera insensata. La frustrazione aumenta ancora di più nel momento in cui prendere certi danni comporta una morte assicurata. Il più delle volte quindi ci si ritrova a sparare come Rambo contro i nemici, mandando a benedire il combattimento corpo a corpo. In aggiunta il pessimo level design di certe mappe non aiuta, rendendo talvolta impossibile avere il controllo periferico della situazione; vorrei stringere la mano al genio che ha pensato di non introdurre un comando per girarsi subito a 180 gradi, così da gestire meglio i nemici che tentano di attaccare alle spalle, contribuendo (lo so, sembro un disco rotto) alla frustrazione generale.

Anche per la varietà di armi e nemici non ci siamo granché. Le armi da fuoco si contano a fatica sulle dita di due mani, e in più si è invogliati a usare sempre i fucili a pompa, in quanto sono i più affidabili e devastanti. Sebbene quasi tutte le armi abbiano una modalità di fuoco alternativa, spesso questa si rivelerà inutile, come la “granata” della pistola base che 3 volte su 4 è inefficace contro le orde. In quanto ai nemici, invece, il problema di questi è che si somigliano tutti e per la maggiore hanno pattern d’attacco simili. Per un gioco che dura 8/9 ore non è che mi aspettassi chissà quale cura dei nemici, però un minimo d’impegno in più sarebbe stato necessario.

Insomma, è davvero difficile trovare qualcosa di buono nel gameplay di The Callisto Protocol. Quantomeno bisogna ammettere che il gioco è giocabile, ma è piuttosto infelice potersi soffermare solo su cose che dovrebbero essere scontate.

the callisto protocol nemici

Il comparto tecnico di The Callisto Protocol si potrebbe definire inconsistente: raramente ho visto giochi nascondere tutte le loro imperfezioni dietro “fumo e specchi” come in questo caso. Di primo acchito, il gioco potrebbe sembrare una vera e propria bestia della nuova generazione, e in parte questa affermazione potrebbe anche risultare vera, visto il lavoro meticoloso svolto con le animazioni facciali dei protagonisti e con alcuni panorami mozzafiato. Tuttavia, a un occhio più allenato non sfugge una moltitudine di imperfezioni come texture di bassa qualità ed effetti particellari piuttosto brutti (come quello per il fuoco, che sembra preso direttamente da una qualsiasi GIF low res). Va tirato in ballo anche il discorso dell’ottimizzazione: preciso che per questa recensione ho giocato The Callisto Protocol su PS5, ma ho avuto modo di provare il gioco anche su PC, dove all’uscita il risultato era a dir poco disastroso.

Se su PS5 non ho notato particolari difetti, riuscendo a finire il tutto senza chissà quale imprevisto (tolto qualche leggero calo di frame di tanto in tanto), su PC a tratti è stato quasi impossibile giocarci. Preciso che dalla mia parte avevo un Ryzen 7 5800X e una RTX 3070, con tanto di RAM DDR4 32GB , quindi non proprio una configurazione scadente, ma a quanto pare neanche abbastanza potente da far girare in maniera ottimale il gioco. La scarsa ottimizzazione per PC mi ha fatto tornare ai traumi di Cyberpunk 2077 su old-gen. Per essere più descrittivi, vi basti sapere che il frame pacing non era mai stabile, subendo fastidiosi crolli dai 60FPS a meno di 20, cosa che alla lunga mi ha spinto ad abbandonare l’esperienza su PC e tornare su console.

Un’altra grossa problematica risiede nel comparto audio, con un lavoro davvero scarso in termini di mix e mastering. Questo si nota soprattutto nel doppiaggio, con le voci dei protagonisti mal bilanciate con i volumi, o suoni ambientali che spesso diventano troppo alti o estremamente bassi. Preciso però che, per qualche motivo, tutti questi problemi si presentano soltanto nella versione doppiata del gioco: infatti selezionando la lingua originale (inglese) si risolve quasi tutto. In ogni caso capite bene quanto un lavoro così approssimativo per un gioco da almeno 70 euro non sia da sottovalutare né da far passare in sordina.

the callisto protocol mostro

The Callisto Protocol per me è una delle più grandi delusioni del 2022. Dietro il mare di promesse e le grosse potenzialità, vista soprattutto la mente dietro il progetto, ci si ritrova con un titolo ampiamente insufficiente. Sotto molti punti di vista il gioco potrebbe anche risultare godibile, ma inserito nel contesto dei titoli moderni è semplicemente l’ennesimo fuoco di paglia che si spaccia per incendio. Un vero peccato.

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    Il soggetto è particolarmente irritabile quando non sta in mezzo al proprio habitat che coinvolge la scrittura, i videogiochi, la musica (preferibilmente Metalcore) e il Wrestling. Suggeriamo di rinchiuderlo in una stanza piena di console, album dei Pantera (all'occorrenza degli Slipknot) e prodotti legati al Wrestling. Da liberare solo in caso di estremo bisogno!

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