Ultramega vol.2 – Il ritorno dei kaijū e del sangue

ultramega 2 saldapress recensione

Voto:

Ultramega prosegue con un secondo volume, sempre edito da SaldaPress, in cui ritroviamo James Harren ai testi e ai disegni, e Dave Stewart ai colori. Nell’articolo dedicato al volume 1 mancavano volutamente dettagli più specifici riguardo la trama del secondo episodio, ricco di colpi di scena e strettamente correlato al primo. Qualsiasi anticipazione, infatti, avrebbe intaccato la lettura e indebolito la solida partizione della materia narrativa. Di seguito tuttavia sarà necessario fare un breve riassunto di quegli eventi, così da poter introdurre per bene le vicende di questo nuovo volume, dando per scontato che chi sta leggendo queste righe abbia già terminato la lettura del precedente.

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Nelle ultime pagine di Ultramega 1 ci è stata presentata una umanità prossima al collasso, caduta in rovina dopo la sconfitta dell’ultimo Ultramega e il fallimento delle difese robotiche. L’ultimo baluardo di civiltà ora consiste in Avalon, una città rinchiusa tra altissime mura e terrorizzata dall’idea che il morbo kaijū possa contagiare qualcuno degli abitanti. Al di là della Barriera (questo il nome della cinta muraria) si stende una vasta e desolata porzione di deserto puntellata di rottami e discariche, in cui vivono tutti gli umani rifiutati dalla città in quanto potenziali infetti. Tra questi troviamo Noah, agguerrito ragazzo ancora legato agli ideali di sacrificio e resistenza degli Ultramega.

Noah non lo sa, visto che rimase orfano mentre era in fasce, ma suo padre fu proprio quell’ultimo Ultramega la cui morte segnò la fine dell’umanità civilizzata e il trionfo della setta nota come Klan Kaijū, composta sia da umani che da mostri. La vicenda di Noah inizia a farsi pericolosa non appena il ragazzo uccide uno degli adepti del Klan, incrinando così la precaria pace che si era creata tra gli umani e il Klan Kaijū stesso. In men che non si dica i suoi “concittadini” consegnano al Klan sia Noah che Beth, la ragazza che si è presa cura di lui e l’ha cresciuto come un fratellino. Il Klan li separa, portando Beth non si sa dove e Noah al Kolosseo Kaijū , un’arena in cui umani e kaijū si sfidano in un duello mortale di chiaro sapore gladiatorio.

Fino a questo punto della trama ci troviamo ancora nell’alveo del primo volume. Il secondo invece si apre proprio con Noah nelle retrovie del Kolosseo, poco prima di essere dato in pasto alla folla e alla battaglia. L’obiettivo ora è tanto semplice a dirsi quanto difficile a farsi: sopravvivere allo scontro e ritrovare Beth. Un’impresa quasi disperata, ma Noah non è tipo da darsi per vinto tanto facilmente ed è pronto a sfoggiare tutte le proprie abilità nel combattimento per portare a casa la pelle. C’è un’altra cosa che Noah ignora: una strana figura lo osserva combattere, convincendosi sempre di più di aver trovato il primo degno erede dei leggendari Ultramega, la cui mancanza si avverte ora più che mai. Il Klan Kaijū sta infatti preparando una guerra, un massiccio attacco con cui colpire ed eliminare la città-baluardo Avalon una volta per tutte.

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Ancora una volta, è meglio fermarsi qui e non proseguire oltre con il riassunto dell’intreccio. Anche in questo caso, infatti, ogni informazione in più inciderebbe negativamente sulla calibrata distribuzione della materia narrativa fatta da Harren. Nel secondo volume di Ultramega è infatti possibile apprezzare ancora di più la solida ed efficace sceneggiatura, capace di superare la bipartizione abbastanza netta che aveva caratterizzato il ritmo del primo volume. Allora si era trattato di un cambio di passo deciso, anche se non sgradevole, che tuttavia qui non si avverte più.

Harren ha già catturato la nostra attenzione e disposto le pedine sullo scacchiere, quindi ora è libero di bilanciare con massima precisione le componenti micro e macro dell’intreccio, creando una storia coerente nel proprio andamento, ma senza rinunciare a picchi di entusiasmo. Sono infatti molte le scene foriere di pura e viscerale esaltazione, data dai colossali scontri tra titani meravigliosamente orchestrati all’interno della pagina. La solidità dei testi e della regia di Harren aveva già brillato nel primo volume, tanto da meritare un’approfondita menzione all’interno dell’articolo precedente, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti in merito agli aspetti tecnici della scrittura di Harren.

Stessa cosa si potrebbe dire dei disegni e l’inchiostrazione: anche stavolta si ritrovano tutte le peculiarità messe già in evidenza, dall’uso sporco e graffiato delle chine al design molto riuscito dei kaijū. Tutto ciò senza dimenticare gli ottimi colori cupi e le tinte materiche che completano e perfezionano l’impianto grafico di questo volume 2.

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Una piccola ma sensibile modifica presente in Ultramega 2 non riguarda tanto la componente tecnico-artistica, ma piuttosto la scelta di accantonare momentaneamente la componente orrorifica a favore di una più marcata direzione splatter e gore. Fatto salvo che il body horror permane e, anzi, pervade il tessuto visivo del fumetto, si può notare un piccolo cambio nell’uso di questa primaria componente. Non si mira più a inquietare il lettore, bensì a scioccarlo, inserendo scene al limite del raccapricciante, mitigate solo in parte dal tratto stilizzato del disegno. Si tratta di una scelta che, a detta di chi scrive, ha aggiunto ulteriore varietà al già ricco mosaico di Ultramega, ma che indubbiamente potrebbe essere mal tollerata dai lettori meno avvezzi a questo genere di storie.

Eccezion fatta per qualche neo, si può tranquillamente parlare di un bel seguito. Ultramega vol.2 non delude, grazie a una squadra creativa consapevole di ciò che sta facendo e che non si fa problemi a pestare il piede sull’acceleratore, fino in fondo, pronta a emozionare il lettore e a sorprenderlo giocando al rialzo con le sue aspettative. Le pagine scorrono che è un piacere, e non si può che rimanere calamitati al tripudio di sangue e combattimenti che è questo secondo volume, reso interessante anche da una macrostoria che, pur non brillando per originalità, non viene mai ridotta a mero sfondo.

Un ringraziamento speciale a SaldaPress

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