Calcutta Horror, di Alessandro Manzetti e Stefano Cardoselli

calcutta horror independent legions

Voto:

Calcutta, “la figa del mondo“, un posto dove quasi non si vede la differenza fra coloro che sono ancora vivi ed i morti, dove non si è mai soli. Calcutta Horror, tratto dal racconto Calcutta: signora delle impudenze di Poppy Z. Brite, è un fumetto che vede l’horror fondersi a temi quasi romantici ed umani, sceneggiato da Alessandro Manzetti e disegnato da Stefano Cardoselli per Indipendent Legions Publishing.

A differenza degli altri lavori di Cardoselli che ho avuto il piacere di recensire, qui l’autore riveste “solo” il ruolo di disegnatore. Per questo, l’opera ha giustamente uno stile narrativo totalmente diverso rispetto a Kraken Inferno ed Herbert West, rianimatore.

Calcutta Horror si presenta come un volume brossura decisamente ben stampato, in grado di catturare l’attenzione non tanto grazie alla copertina (a mio giudizio leggermente troppo scura) quanto al forte impatto visivo che si ha sfogliandolo e vedendo i tratti pieni, decisi ed oscuri che graffiano le delicate pagine color crema.

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Le fondamenta della storia si poggiano su di un mondo in cui i morti si sono risvegliati ed infestano le strade, arrivando in alcuni casi ad una strana e paradossale convivenza forzata (se ci si fa attenzione, senza abbandonarsi a sé stessi, si può vivere in questa condizione senza rischiare di morire). Alla nascita il protagonista perse la madre in un tragico incendio, così che insieme al padre si trasferì in America. Le cose però non andavano affatto bene, poiché il vedovo affogava i dispiaceri nel whisky ed il giovane sentiva sempre più forte il desiderio di tornare nella propria città natale, ovvero Calcutta. Nonostante fosse l’epicentro dell’epidemia zombie, nulla lo dissuase dal trasferirsi appena possibile in quella città ormai più morta che viva.

L’enorme città indiana è sempre stata satura di misticismo. Il fiume Gange è il liquido protettore dei morti e custode di sogni e desideri, culla del mondo ma anche di batteri, sporcizia e pestilenze, un posto dove la povertà schiaccia i meno benestanti fino a condurli inesorabilmente alla bara. Calcutta è una città controversa, bellissima e terribile con un immenso pantheon di divinità a cui potersi affidare.

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Questa graphic novel riesce a proiettare il lettore nelle strade della città, a farci camminare in mezzo al sangue, alla putredine ed alla povertà, ma anche a far sentire l’odore delle spezie ed il calore del sole al tramonto. La narrazione di Manzetti è a tratti poetica e riesce ad unire un’ambientazione satura di morti e cadaveri insieme al senso di appartenenza ed alla ricerca dell’Io.

Fra le strade del ventre cittadino, il protagonista si muove in una sua personalissima routine. Molte cose riguardo alla sua vita ci rimarranno oscure, ma grazie alla narrazione in prima persona tutto ciò diventa secondario, poiché leggiamo dall’interno l’animo del giovane, conoscendo i suoi pensieri, le sue paure ed i suoi desideri. Mentre il ragazzo cammina per le vie cittadine, noi proseguiamo insieme a lui imparando che i non-morti ormai sono la normalità e per questo non veniamo neanche sconvolti dalla drammaticità dei corpi dilaniati o dalle orripilanti preferenze degli zombie.

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La vita è questa, bisogna accettarla ed andare avanti senza fare troppe storie. Il lettore grazie alla narrazione fluida e naturale di Manzetti accetta subito questa realtà come ogni altra stranezza o peculiarità che si vede all’interno della narrazione.

Il racconto procede seguendo il protagonista in una sua “giornata-tipo“, caratterizzata da lunghe passeggiate che però non andranno come sempre, trasformando un viaggio tra i meandri della città in un viaggio all’interno dell’Io del protagonista, con il dramma interiore che si fonde con quello esteriore. Spesso per aiutare nel distinguere il limite fra reale e “possibilmente non reale”, gli autori si affidano all’uso sapiente del simbolismo indiano, cosa che contribuisce a sua volta ad una maggiore immedesimazione.

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La lettura è piacevole e scorrevole (consiglio un’eventuale rilettura giusto per godere appieno della poesia che permea il volume e per trovare quei piccoli particolari che arricchiscono le tavole), l’atmosfera horror domina il racconto per tutta la sua interezza accompagnandolo ad una nota nostalgica dolce-amara e toccando temi inaspettati e profondi. Tutto ciò viene coronato dallo stile di Cardoselli, che riesce con il suo personalissimo tratto a rendere sia la dolcezza che il dramma; i suoi neri decisi trasmettono tanto il dolore di un corpo ancora vivo mentre viene mangiato dagli zombie, quanto la delicatezza dei petali di un fiore di loto.

Calcutta Horror è una graphic novel che mi ha lasciato qualcosa, che rileggerò volentieri e che mi sento di consigliare anche a chi non è avvezzo al genere “horror”, poiché al suo interno nasconde messaggi davvero interessanti. A Calcutta non si è mai soli, venite anche voi a perdervi in uno dei labirinti cittadini più grandi del mondo.

Un ringraziamento speciale ad Independent Legions Publishing

Calcutta Horror è acquistabile sul sito di Independent Legions Publishing

Nina-chan Articoli
Dolce, carina, coccolosa, sadica, affascinata dall'horror e dal creepy... insomma, gli opposti convivono in me. "Mani in pasta" ovunque con collaborazioni tra sceneggiature, recensioni, gestione di disegnatori ed autori, sono loro il mio mondo. Datemi libri, non fiori.

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