Cinque minuti, due volte al giorno

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La storia della musica si è particolarmente evoluta tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60: ci fu un enorme incremento tanto nella produzione quanto nel consumo e ciò coinvolse specialmente i giovani, sia come artisti che come fruitori. Fu un decennio d’oro in cui però bisognava anche star dietro ai media, al ritmo incessante delle tournée, e queste ondate di successo improvviso travolgevano specialmente i giovanissimi, spingendoli verso strade spesso distruttive.

Droghe, alcool ed eccessi di ogni tipo erano la normalità nei backstage di molti musicisti i quali, sopraffatti dall’enorme successo e dalle attese del pubblico, si erano ritrovati incapaci di gestire la loro carriera senza venirne fagocitati. Un esempio eclatante di questa situazione è il jazzista americano Chet Baker, artista di talento, ma purtroppo meno noto ai più perché oscurato da altri grandi nomi del tempo, ed è proprio lui il protagonista di Cinque minuti, due volte al giorno.

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Come dichiarato già dalla premessa del fumetto, l’autore Marco Di Grazia non intende trattare la biografia del trombettista, ma solo omaggiarlo, focalizzandosi su un episodio specifico: nel 1960 il giovane venne trovato in stato d’incoscienza in una stazione di servizio di Lucca e di conseguenza condannato a 16 mesi di carcere; l’unica sua richiesta era di poter suonare la tromba e venne soddisfatto con la sentenza di “Cinque minuti, due volte al giorno“. Grazie a questa scelta, l’autore riesce a mostrarci tutta la poesia ed il talento di Chet Baker uniti alla sua enorme fragilità, alle sue paure e dipendenze. Dallo scorcio di una prigione, attraversiamo l’interiorità del jazzista ma anche di chi lo ascoltava, perché quella musica era letteralmente in grado di cambiare le persone.

La disavventura di Baker viene sapientemente narrata in modo indiretto, tramite un signore che passeggiando per i viali di una Lucca ricoperta da foglie rossastre racconta ad un giovane di quando si sentiva nell’aria la musica proveniente dalla tromba del jazzista. I colori autunnali e il disegno di Cristiano Soldatich conferiscono un’atmosfera di enorme tenerezza al tutto, come se quello fosse il ricordo più caro del vecchietto, da custodire e tramandare.

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L’esperienza del carcere è un momento estremamente rappresentativo del protagonista, perché implica un prima, un durante ed un dopo: la sua caduta in basso e la condanna a 16 mesi di prigione, la sua permanenza fra quelle quattro mura e il futuro, dove riottiene la libertà.

L’intero volume di Cinque minuti, due volte al giorno è pura poesia. Poesia visiva e narrativa, totalmente coinvolgente, tanto che sembra di sentire nell’aria la musica di Chet Baker mentre si sfogliano le pagine (consiglio di cercare una sua playlist da ascoltare durante la lettura, conferirà al fumetto un valore aggiunto non indifferente). Il jazzista riusciva ad evadere con la sua musica, e con lui evadevano anche tutti coloro che lo ascoltavano nel periodo della detenzione, e lo facciamo anche noi che possiamo leggere della sua disavventura.

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Vorrei perdermi tra tanti paroloni di una recensione enorme e dettagliata, ma questo volume non ha bisogno di descrizioni ampie e ridondanti, bensì semplicemente di un cuore aperto, tranquillità ed un buon sottofondo musicale per goderne appieno ogni pagina. Il fumetto si presenta letteralmente da solo ed è apprezzabile da tutti, anche da chi non conosce la figura di Chet Baker o è appassionato di jazz, perché mette prima di tutto in risalto l’essere umano che è e non è al tempo stesso la star che incarna.

Ammetto (con mio sommo rammarico) che prima io stessa non ero a conoscenza dell’esistenza di questo trombettista, ma dopo la lettura mi sento decisamente arricchita sia di storia che di emozioni e soprattutto non ho sentito alcun tipo di mancanza di informazioni mentre leggevo.

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Con Cinque minuti, due volte al giorno, la Shockdom ci porta un’opera dolce, delicata, a tratti straziante e sicuramente istruttiva. Bella da leggere e da portare nel cuore. È un fumetto che ha smosso le corde del mio animo come pochi sono riusciti a fare e per questo lo consiglio vivamente.

Completano il volume degli omaggi a Chet Baker da parte di validissimi artisti che permettono di avere un’ultima, ulteriore e personalissima sfaccettatura del musicista americano. Permettete a questa lettura di entrarvi nel cuore, se lo merita.

Un ringraziamento speciale a Shockdom

Nina-chan Articoli
Dolce, carina, coccolosa, sadica, affascinata dall'horror e dal creepy... insomma, gli opposti convivono in me. "Mani in pasta" ovunque con collaborazioni tra sceneggiature, recensioni, gestione di disegnatori ed autori, sono loro il mio mondo. Datemi libri, non fiori.

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