Maboroshi, l’illusione di un bel film

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Voto:

Quando leggo Studio MAPPA mi è impossibile non pensare a serie come Attack on Titan, Jujutsu Kaisen o anche Vinland Saga: dopotutto si parla di un team che negli ultimi anni è entrato a gamba tesa nel mondo dell’animazione giapponese, realizzando prodotti di una caratura qualitativa davvero impressionante.

Nonostante il grande successo riscosso dalle sue ultime produzioni, bisogna dire che spesso e volentieri MAPPA è anche soggetta a grandi difficoltà, ma questo non le impedisce di continuare instancabilmente a lanciarsi in nuovi progetti. L’ultimo di questi è Maboroshi, film d’animazione arrivato il 15 gennaio su Netflix.

Maboroshi Masamune e Mutsume su una collina

Maboroshi racconta della città di Mifuse, una provincia situata nell’entroterra giapponese la cui principale risorsa economica è rappresentata dall’imponente acciaieria situata nelle zone limitrofe. In questo piccolo luogo nascosto tra le montagne la vita scorre placidamente senza troppi stravolgimenti, almeno fin quando non avviene un misterioso evento: a seguito di un’esplosione che colpisce la zona industriale, si formano delle misteriose crepe nel cielo, risanato da enormi colonne di fumo. I cittadini di Mifuse, ignari, finiscono così intrappolati in una realtà alternativa, dove il tempo si ferma al freddo inverno.

Al centro delle vicende troviamo Masamune, un ragazzo di quattordici anni che con la sua combriccola di amici si ritrova a vivere d’ora in avanti un’esistenza apatica, priva di un inizio e una fine. La noia legata a una vita ormai ciclica li spingerà a provare dei giochi più pericolosi, con la consapevolezza che persino il dolore fisico è diventato impercettibile. Infatti la dimensione in cui la città è intrappolata ha regole piuttosto rigide: in attesa che questa stasi spazio-temporale si dissolva, nessun cittadino potrà apportare dei cambiamenti alla propria vita, evitando così conseguenze che verranno chiarite successivamente nella storia.

Mifuse è diventata a conti fatti una gabbia a cielo aperto da cui non è possibile né uscire né tantomeno entrare. Una vera e propria trappola, dominata principalmente dalla “Macchina Sacra“, un dispositivo speciale che cura le discrepanze della realtà dettate dai (vietati) cambiamenti. Mentre non è chiaro secondo quale criterio tale marchingegno agisca, liberando le imponenti colonne di fumo, diventerà sempre più limpida la sovrapposizione temporale tra la realtà e l’illusione che Masamune e compagni vivono.

Maboroshi Masamune

Diretto da Mari Okada, che torna alla regia dopo Maquia del 2018, Maboroshi non si limita soltanto a narrare le vicende di una città che fa i conti con una situazione piuttosto eccezionale, ma esamina da più vicino i sentimenti dei personaggi. Seguendo a grandi linee gli stilemi dei lavori di Makoto Shinkai, MAPPA pensa soprattutto a quel futuro che sembra irraggiungibile.

La storia mette al centro il rapporto tra Masamune e la co-protagonista Mutsume, e quell’idea di un domani radioso, dove i due finalmente potrebbero non solo concretizzare i propri sogni, ma anche raggiungere la propria maturità. Una storia fortemente sentimentale avvolta dall’illusione in cui i ragazzi sono intrappolati, una realtà distorta che tra le altre cose divide gli abitanti di Mifuse, tra chi desidera arditamente evadere e chi invece preferisce restare. Ci sarà infatti una forte contrapposizione tra la popolazione più giovane e quella più anziana, che spaccherà in due l’apparentemente tranquilla città. In fondo perché rinunciare ai comfort di un’illusione che permette di vivere addirittura in eterno?

maboroshi itsumi

Ma al di là di questo, il racconto di Maboroshi si rivela piuttosto stantio, incapace di narrare con ritmi più calzanti la sua storia, come si trovasse in una situazione di stallo. La narrazione del film fatica a decollare, tanto da apparire ferma come lo scorrere del tempo nella città. Neppure la coppia di protagonisti mi è parsa convincente: mi sarei aspettato un’evoluzione significativa di Masamune e Matsume, essendo proprio loro la forza motrice degli eventi che porteranno i loro coetanei a lottare per un futuro migliore. Tolto l’alto valore qualitativo riscontrabile negli aspetti visivi dell’opera, il comparto narrativo quindi è a mio avviso l’anello debole della produzione.

È un peccato considerando le tematiche accarezzate dal film: l’amore non è solo ciò che accomuna i due protagonisti, ma alimenta le speranze di un manipolo di ragazzi di poter fuggire dalla realtà provinciale in cui sono intrappolati, desiderosi soprattutto di scoprire quel mondo che li aspetta al di fuori dell’illusione.

Maboroshi Masamune e i suoi amici

Sebbene non apprezzi la struttura e i ritmi della storia, Maboroshi rimarca quelli che sono i principali punti di forza dello studio, esibendo un’animazione di qualità capace il più delle volte di centrare il segno. In maniera simile al già citato Shinkai, la regia di Mari Okada adotta uno stile realistico per rendere più credibile la città di Mifuse, concentrandosi soprattutto sui giochi di luce e sui particolari. I disegni poi sono incredibilmente dettagliati e insieme al resto rendono il film visivamente suggestivo, complice anche la stagione invernale nella quale è ambientata la storia.

L’accostamento vocale nel doppiaggio è altrettanto interessante. Troviamo interpreti piuttosto giovani che hanno già consolidato la propria posizione nell’industria giapponese, come Junya Enoki (Yuji Itadori di Jujutsu Kaisen) nel ruolo di Masamune, e Reina Ueda (che interpreterà Reze in Chainsaw Man – The Movie: Reze Arc) nei panni di Mutsume, giusto per citarne un paio. La colonna sonora invece mi ha lasciato alquanto indifferente: non ho trovato brani particolarmente in grado di enfatizzare o sottolineare le emozioni che il film intende trasmettere, al punto da farmi anche provare un certo distacco emotivo nei suoi confronti.

Maboroshi Le crepe nel cielo

Maboroshi cerca di proporre il suo concetto di amore intersecandolo a una serie di tematiche, finendo però per rimanere ancorato alle sue metafore senza mai dare concretezza a ciò che vorrebbe comunicare. Mari Okada, che è sia regista che sceneggiatrice del film, fa dei tentativi indubbiamente apprezzabili in tal senso, ma manca il coinvolgimento, e così le vicissitudini di Masamune e Mutsume si fermano alla provincia di Mifuse. Una provincia bella da vedere ma non particolarmente memorabile, proprio come la storia raccontata da Maboroshi.

Mr. Kazeshin Articoli
Sono un grande appassionato di videogiochi ed anime, e nel mio cuore, i JRPG hanno un posto speciale. Gioco a di tutto, anche per avere una visione sempre più ampia del medium che mi accompagna sin dalla mia nascita.

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