AEW: Fight Forever, uno schienamento mancato (Xbox Series X)

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Vi ricordate quello strano periodo tra il 2005 e il 2007, quando in tv andava in onda un certo SmackDown? In quelle caldissime serate d’estate molti di noi scoprivano per la prima volta l’amore per una disciplina nuova, ovvero il wrestling. Quella tipologia di spettacolo si consolidò ben presto nei cuori di moltissimi millenial portando la WWE a diventare un fenomeno internazionale non da poco. Era anche difficile non rimanere affascinati dal wrestling in quel periodo: tra personaggi memorabili come Eddie Guerrero, John Cena e Undertaker coinvolti in trame al limite dell’assurdo (che farebbero impallidire anche certe produzioni hollywoodiane), e manovre spettacolari in grado di farci pensare che davanti a noi non c’erano semplici atleti ma superuomini, il wrestling era ipnotico. Con queste semplici premesse, la compagnia di Stamford riuscì in breve tempo a diventare un fenomeno della cultura pop, ma quando la fama cresce così tanto aumentano i soldi in circolo… e iniziano a fare gola anche ad altri. Proprio per questo, oggi vediamo compagnie come NJPW e AEW pronte a prendersi una fetta di quella torta che la WWE sembra aver monopolizzato.

Per anni l’azienda di Vince McMahon è riuscita a dominare il mondo del wrestling non solo nel campo televisivo, ma anche in quello dell’intrattenimento digitale, tant’è che negli ultimi 17 anni circa non si è più visto un gioco a tema wrestling in grado di contrapporsi a quelli della WWE. È così che Yuke’s, lo stesso studio dietro i giochi più memorabili dedicati a SmackDown e Raw, ha deciso di “allearsi” con la nemesi della compagnia di Stamford per dare vita ad AEW: Fight Forever. Con questo nuovo gioco l’intenzione degli sviluppatori era quella di creare qualcosa di staccato dal discorso WWE, ma anche correggere gli sbagli passati e tornare ai fasti più arcade di una volta (come in Here Comes the Pain o anche WWF No Mercy di AKI Corporation). I buoni propositi e la semplice voglia di fare tuttavia non sono bastate ad AEW: Fight Forever per prendersi il titolo dei pesi massimi nel panorama videoludico.

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Prima di addentrarmi nei dettagli, voglio precisare una cosa essenziale: Yuke’s è uno degli studi più leggendari nel panorama dei videogiochi sportivi. Come detto nelle righe poco sopra, grazie a loro siamo stati testimoni per anni di giochi eccezionali dedicati alla WWE, e per questo motivo le aspettative erano più che buone. Infatti da un punto di vista puramente ludico AEW: Fight Forever non delude: il gameplay adotta la classica formula vista nei giochi già menzionati, senza tantissimi schemi di comandi o una difficoltà eccessiva nella comprensibilità delle meccaniche (cosa che ormai caratterizza la serie WWE 2K). Sin dalle prime partite mi ci sono trovato subito a mio agio, capendo velocemente come colpire, concatenare mosse o semplicemente interagire con quello che avevo intorno.

Tutta questa comodità si deve al fatto che semplicemente Fight Forever non stravolge il classico sistema di gioco visto in Day of Reckoning 2 (esempio più recente, ma si può usare anche WWF No Mercy come paragone). Ma se da un lato l’immediatezza e il senso di familiarità rendono il gioco facile da comprendere, dall’altro il tutto risulta vecchio, legnoso e ripetitivo. Fight Forever sa tantissimo di già visto, non riuscendo a mantenere l’interesse del giocatore (anche quello più appassionato) per più di qualche ora.

A questa monotonia generale si aggiunge anche una modalità carriera troppo mal curata. Anche qui, Yuke’s ha provato a giocarsi la carta “nostalgia” cercando di ricreare una modalità Season simile a quella vista in WWF No Mercy, ma pur sapendo quanto quella modalità fosse fantastica ed estremamente rigiocabile, in AEW: Fight Forever qualcosa sembra essere andato storto. Partiamo dal fatto che nessuna delle scelte intraprese lungo la nostra carriera sembrano avere un peso o un senso logico: verremo buttati in una serie di match con pochissima storia dietro, che finiranno sempre con dei risultati praticamente simili tra di loro pur facendo scelte diverse. In più, la superficialità dello script è qualcosa di imbarazzante dal momento che tutto appare come una mera scusa per portarci avanti. Non ci sarà soddisfazione nel completare obiettivi (se non quello di guadagnare punti per sviluppare il nostro personaggio), così come non ci sarà la voglia di rigiocare il tutto per intraprendere strade alternative. La ciliegina su questa torta bruciata è la totale mancanza di voiceover nelle cutscene.

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Un altro punto a sfavore del gioco, che mi fa pensare sia stato estremamente rushato, sta nella scarsa cura di alcuni aspetti fondamentali. AEW: Fight Forever è uno dei pochi giochi di wrestling ad uscire sul mercato con un roster di personaggi non aggiornato e con mancanze devastanti. Non solo mancano wrestler che dovrebbero esserci, ma persino quelli presenti hanno gimmick non aggiornate e costumi vecchi di almeno 2/3 anni. In più, qual è il senso di tenere dentro al roster un personaggio come Cody Rhodes (ormai fuori dalla compagnia da 2 anni) ed escludere gente come Keith Lee o Swerve Strickland? Una domanda simile me la sono fatta riguardo le modalità di gioco: che senso ha inserire modalità come i generici Deathmatch e lasciare fuori cose come Blood & Guts, tipiche della AEW? Da queste incongruenze traspare che la voglia di fare c’era, ma il tempo non è stato sfruttato per niente bene, ritrovandosi al day one con un prodotto curato in maniera pessima. Sono sicuro che in futuro queste mancanze verranno aggiustate a dovere (anche se, dopo 2 mesi, io sto ancora aspettando cambi essenziali), ma il fatto che per ora i giocatori si ritrovino a pagare 60 euro un gioco castrato fa storcere non poco il naso.

Tuttavia, tra tante cose negative non mancano dei piccoli puntini luminosi, tra cui il feedback generale dei colpi. Potenzialmente siamo di fronte a uno dei giochi di wrestling più curati da questo punto di vista: ogni superkick sembrerà vero e d’impatto, ogni finisher sembrerà letale e in generale rimarrete coinvolti dai suoni e dalla spettacolarità visiva delle mosse e dei colpi. La stessa cosa vale per il contesto hardcore, dove ogni arma sembra letale e ogni oggetto di scena è interattivo. Volete usare le transenne per volare sopra il nemico? Potete farlo! Volete anche usare delle puntine per far cadere di schiena il nemico e farlo sanguinare? Potete fare anche quello! In parole povere: queste piccolezze a tratti rendono Fight Forever anche divertente da giocare per più di un’ora di fila, soprattutto in compagnia. Ma al di fuori di questo alla fine rimangono solo aria fritta e promesse mancate.

aew fight forever deathmatch

Come per ogni prodotto cross-generazionale, anche AEW: Fight Forever mostra i limiti di questa scelta. Capisco perché THQ Nordic e Yuke’s abbiano scelto di distribuire il gioco su più piattaforme, ma quello che non capisco è perché lasciare il gioco così poco pulito a livello grafico, specialmente considerando che in fondo sfrutta uno stile a metà tra il realistico e il caricaturale. Se da una parte abbiamo i wrestler caratterizzati in maniera abbastanza buona, dall’altro i modelli del pubblico sono alquanto brutti. Vedere certi dettagli così mal gestiti, che stonano in maniera netta col resto, ci riporta indietro di quasi tre generazioni. Anche la dinamica di certi effetti risulta scarsa, portando spesso il frame rate a collassare sotto i 30FPS. Insomma, ci si può rendere conto da soli che qua siamo davanti a un prodotto ottimizzato a metà.

Anche nel merito del comparto audio, purtroppo il gioco non regala soddisfazioni rivelandosi piuttosto scarso. Le linee di dialogo parlate (ad esempio per gli annunciatori) si contano sulle dita di una mano, la soundtrack è tutta formata da tracce sotto licenza della AEW (con certi brani che si ripetono in versione strumentale) e generalmente c’è un dislivello strano tra gli effetti sonori e la musica che continua a sentirsi in sottofondo durante i match. Infatti sono stato costretto a spegnere del tutto la musica del gioco per capire se venivano riprodotti ancora gli effetti sonori generici (come esplosioni, colpi…). Ancora una volta, un lavoro che si dimostra approssimativo.

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Purtroppo AEW: Fight Forever riserva più delusioni che belle sorprese. Dietro a una marea di buone idee e qualche “occhiolino” al passato, ci si ritrova davanti a un prodotto povero di contenuti e curato in maniera frettolosa. Il combat system, per quanto funzioni, non riesce a restituire piena soddisfazione risultando a tratti fin troppo vecchio. Trovo anche alquanto irrazionale la scelta di non aggiornare a dovere il proprio roster, e in più la mancanza di feature essenziali come un “tavolo dei commentatori” o in generale un doppiaggio si fanno sentire. Insomma, visto il prezzo e le alternative presenti sul mercato, mi viene difficile consigliare il gioco anche ai fan più sfegatati della disciplina, almeno non a prezzo pieno. Quello che c’è di buono si esaurisce in pochissime partite, lasciando ben presto spazio alla noia. Un vero peccato!

Special thanks to THQ Nordic

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Il soggetto è particolarmente irritabile quando non sta in mezzo al proprio habitat che coinvolge la scrittura, i videogiochi, la musica (preferibilmente Metalcore) e il Wrestling. Suggeriamo di rinchiuderlo in una stanza piena di console, album dei Pantera (all'occorrenza degli Slipknot) e prodotti legati al Wrestling. Da liberare solo in caso di estremo bisogno!

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