La Casa – Il Risveglio del Male

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Dopo esattamente 10 anni dall’uscita del buon remake diretto da Fede Alvarez, torna nelle sale Evil Dead, conosciuto da noi come La Casa. Questo nuovo capitolo intitolato Evil Dead Rise, in italiano La Casa – Il Risveglio del Male, intende collegarsi in qualche modo alla storica trilogia originale. Proprio per tale motivo non riesco a spiegarmi perché Sam Raimi e Bruce Campbell, qui nelle vesti di produttori esecutivi (e ancora in forze e in attività), non ne abbiano realizzato direttamente uno loro rispettivamente da regista e protagonista, come mezzo mondo vorrebbe. Ma forse sono troppo nostalgico io e ho un’errata percezione del mondo.

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Il film è scritto e diretto da Lee Cronin (regista del non proprio esaltante Hole – L’abisso), che perlomeno ha l’intuizione e il coraggio di realizzare un film su La Casa andando a eliminare molti dei suoi stilemi (ad eccezione di quanto fatto nel geniale L’armata delle tenebre). Quindi addio casa nel bosco, addio gruppo di amici: questa volta ci troviamo in città, in un comune appartamento di un comunissimo palazzo, dove Ellie (Alyssa Sutherland), da poco tornata single, vive con i suoi tre figli e riceve la visita della sorella Beth (Lily Sullivan). In tutto questo, un terremoto isola il palazzo riportando alla luce dal profondo delle sue macerie un manufatto che sarebbe stato meglio lasciare al suo posto. La novità sta anche in questa cornice familiare, fatta di piccoli attriti e nuove responsabilità delle quali Beth, fresca di test di gravidanza positivo, dovrà farsi carico quando la sorella finirà per essere posseduta.

C’è anche da dire che questa volta “Il libro dei Morti” non viene mai chiamato esplicitamente Necronomicon e neanche ne rispetta le fattezze viste in passato. Piuttosto vengono menzionati tre libri, che pare richiamino quelli che si vedono ne L’armata delle tenebre. Come nel remake del 2013 poi, troviamo ancora una volta una pellicola tutta al femminile dove è l’unico maschio, il secondogenito Danny, a fare danno e risvegliare i demoni, seguendo quella che ormai è una tendenza consolidata di Hollywood.

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Con La Casa – Il Risveglio del Male, Lee Cronin fa molto per riportarci indietro nel tempo, attraverso citazioni ed espedienti, ma senza cadere nella facile nostalgia. Il libro maledetto, la sua storia, i fiumi di sangue e i tanti momenti splatter, a contorno di una storia semplicissima, funzionano, così come l’inedita ambientazione metropolitana, con tutte le sue varianti rispetto all’originale. Ciò che manca ovviamente è quel tono grottesco, quel black humor che poteva dare solo Sam Raimi; non che sia fondamentale, ma non avrebbe guastato, soprattutto nell’intenzione di cercare una connessione con la trilogia originale. La pellicola comunque si lascia guardare e scorre senz’altro meglio di molti horror contemporanei, osando con l’innaturale e diabolico contrasto che si viene a creare tra una mamma posseduta e i suoi figli, e fornendo alla storia una crudeltà non da poco.

Il ritmo è incessante, in un crescendo che accompagna adeguatamente quello che a tutti gli effetti finisce per diventare un vero e proprio survival horror. In tutto ciò, Lily Sullivan risulta complessivamente una tosta e dignitosissima final girl, con le sue debolezze e la sua tenacia. Fortunatamente non si abusa dei soliti jumpscare, anzi, il regista riesce a creare qualche discreto momento di tensione e proporre scelte visive interessanti, anche se poi siamo lontani da vere sensazioni di paura e terrore.

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Nulla di straordinario o di sorprendente, quindi, ma appare evidente l’intenzione del regista di provare a donare, per quanto possibile, qualcosa di suo al franchise. Non so se La Casa – Il Risveglio del Male potrà lasciare il segno ed entusiasmare i più, ma di certo è annoverabile tra i (non moltissimi) film horror recenti che meritano una visione, da parte dei fan di vecchia data e non solo. È difficile dire se sia iniziato un nuovo corso per Evil Dead, ma questo sarebbe tutto sommato un discreto punto di (ri)partenza.

Un ringraziamento speciale a Warner Bros. Italia

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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