Ant-Man and The Wasp: Quantumania

Ant-Man and The Wasp: Quantumania

Voto:

Quando annunciarono il debutto di Ant-Man sul grande schermo non avrei scommesso un centesimo su questo personaggio. Da lettore molto casual dei fumetti non lo conoscevo bene e un “uomo formica” con il potere di rimpicciolirsi non mi diceva proprio niente. Invece dal primo film l’ho adorato, vuoi per il suo non prendersi sul serio, vuoi per la simpatia suscitata naturalmente da Paul Rudd, o anche per la resa affascinante dei poteri. Ant-Man è riuscito a farsi voler bene anche dai più scettici come il sottoscritto.

Peccato, però, che i film a lui dedicati abbiano seguito una parabola discendente. Infatti se il primo Ant-Man poteva contare sull’impronta di quel geniaccio di Edgar Wright (che poi abbandonò il progetto e venne sostituito da Peyton Reed, regista di tutti i capitoli incluso questo), già in Ant-Man and The Wasp si notava una certa fatica nel portare sullo schermo buone trovate, riuscendo a entusiasmare davvero solo nelle scene post-credits. Ant-Man and The Wasp: Quantumania va ancora più giù e inizia a scavare, non potendo più contare né su una sceneggiatura decente né sulla forza del Marvel Cinematic Universe, terribilmente fiaccata dalla Fase 4.

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Chiusa l’Infinity Saga, i Marvel Studios finora hanno inanellato diverse delusioni, introducendo un concetto di multiverso di cui sappiamo ancora spaventosamente poco, ma solo perché gestito in maniera discutibile tra film e serie tv, con regole che sembrano cambiare di volta in volta in base all’occorrenza. Al di là del multiverso però è anche drasticamente calata la qualità delle sceneggiature, al punto che sembra quasi stiano scommettendo su quanto il pubblico sia disposto a bersi davvero di tutto. A Quantumania spetta l’ingrato compito di inaugurare la Fase 5 del MCU, e considerando anche la presenza di Kang il Conquistatore come villain (dopo aver incontrato la sua variante “Immortus” in Loki) si sperava riuscisse a risollevare la situazione, ma nonostante la rinomata forza delle formiche il povero Ant-Man si è ritrovato schiacciato dalle solite problematiche di cui sopra.

In particolare sembra che allo sceneggiatore Jeff Loveness, per la prima volta alle prese col personaggio, non importi granché di quest’ultimo e veda il film più che altro come un grosso teaser per Avengers: The Kang Dynasty, sempre scritto da lui e in arrivo nel 2025. Ciò che funzionava meglio nei precedenti film di Ant-Man (e dava loro personalità) era la capacità di giocare con gli effetti di rimpicciolimento e ingrandimento per creare scene comiche e d’azione particolari, mentre qui viene appiattito tutto in favore di un’avventura più generica, costellata di trovate prevalentemente pigre o stupide.

La prima di queste la troviamo proprio all’inizio del film: Cassie Lang, la figlia di Scott, ha costruito una sorta di telescopio Hubble per osservare non lo spazio profondo, bensì il Regno Quantico (tra lei, Shuri, Riri Williams e l’amico di Kamala Khan la figura del giovane prodigio sta diventando stucchevole). Solo Hank e Hope ne erano a conoscenza, e mentre loro se ne compiacciono e Scott cerca di capirci qualcosa, Janet realizza che il dispositivo sta inviando un segnale e inizia ad andare nel panico. Le cose vanno inevitabilmente storte e i protagonisti vengono trascinati all’interno dell’universo subatomico. Come premessa iniziale la metto al secondo posto per insulsaggine dopo l’incantesimo finito male di Spider-Man: No Way Home.

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I trent’anni di assenza di Janet vengono quindi colmati da rivelazioni smaccatamente posticce su un Regno Quantico non vuoto come abbiamo sempre creduto, ma ampiamente popolato da creature senzienti, costrette a sottostare alla tirannia di Kang. Janet non ne ha mai parlato prima con i suoi cari per “proteggerli”, il che è ridicolo perché a saperlo prima Cassie si sarebbe guardata bene dal fare certi esperimenti sul Regno Quantico. In ogni caso il motivo riguardo la presenza di Kang in questo luogo è convincente, e i vari flashback sul suo primo incontro con Janet delineano un villain dall’aspetto amichevole e rassicurante (Jonathan Majors funziona decisamente bene nel ruolo) che in realtà nasconde un comportamento manipolatorio e violento, e qui iniziamo a percepirne davvero la pericolosità. È un po’ come quel vicino che “saluta sempre” ma segretamente è un serial killer.

Molto meno convincente è la presenza nel Regno Quantico delle altre creature che lo popolano, perché sono proprio tante e quasi tutte umanoidi. Senza contare i palazzi, i mezzi di trasporto… insomma, a parte un paio di esseri monocellulari non sembra di trovarsi in un universo microscopico ma su un pianeta alieno fatto e finito, con richiami a Star Wars così evidenti che da un momento all’altro mi aspettavo di veder suonare la Cantina Band. Ciò non toglie che abbia il suo fascino, con creature e mezzi che presentano anche qualche design interessante, il problema è che il potenziale di un’ambientazione così inconsueta come il Regno Quantico viene sprecato per farne qualcosa di super generico.

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Nonostante tutte le critiche mosse finora (e qualcun’altra che mi prude ancora tra le dita), ci tengo a precisare che il film non è inguardabile. Alla fine dei conti intrattiene, diverte, in più ho apprezzato lo sviluppo di Scott Lang dopo tutto ciò che ha affrontato con gli Avengers e il suo rapporto con la figlia, certamente non facile considerando anche i cinque anni in cui non c’è stato. Cassie (con Kathryn Newton che debutta nel ruolo) è un buon personaggio, dall’animo più altruista rispetto al padre ma con la stessa indole a cacciarsi nei guai: è bello vederla far squadra con Scott, peccato solo che metta in ombra Hope nonostante il “The Wasp” del titolo. Tutti i protagonisti comunque possono vantare delle buone performance attoriali, inoltre c’è da segnalare un cameo di Bill Murray nei panni di… praticamente Bill Murray, ma spaziale/quantico.

La mancanza di scene capaci di sfruttare in maniera intelligente i poteri di Ant-Man viene compensata in parte da una sequenza parecchio suggestiva che invece gioca sul multiverso, ponendo l’eroe nella condizione di essere circondato da una moltitudine di sé, restituendo pienamente l’idea di un formicaio. Questo lo considero in assoluto il punto più alto del film e uno di quelli in cui la CGI viene sfruttata meglio. Per il resto gli effetti visivi hanno una qualità molto altalenante, e scivolano proprio nell’abisso quando compare MODOK: in esilio nel Regno Quantico meriterebbero davvero di finirci sia chi ha avuto l’idea di portarlo in live-action (nella serie animata rimane fantastico), sia chi ne ha approvato la versione finale.

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La Fase 5 del Marvel Cinematic Universe parte in modo tutt’altro che entusiasmante. Ant-Man and The Wasp: Quantumania si trascina dietro molti dei problemi della Fase 4 e lascia in disparte molti degli aspetti migliori dei precedenti Ant-Man per concentrarsi sull’introdurre Kang come nuovo grande villain. Una scelta che tra l’altro non dà neanche chissà quale soddisfazione, perché la direzione della Multiverse Saga ad oggi rimane ancora confusa, ed è difficile farsi prendere dall’hype se il punto d’arrivo non è chiaro; la situazione attuale è molto diversa da quella dell’attesa per il primo Avengers e gli scontri con Thanos. Nel suo piccolo comunque si lascia guardare, e come sempre non perdetevi le due scene post-credits, che pur non essendo da urlo contengono entrambe anticipazioni importanti.

RocketSimoon Articoli
Appassionato di film e videogiochi da quando c'erano ancora videocassette e floppy disk, da meno tempo anche di serie tv. Sono curioso per natura e per questo non specializzato in un unico genere, ma tendo a preferire horror, thriller e azione.

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