Sir Gawain e il Cavaliere Verde

sir gawain e il cavaliere verde recensione

Voto:

La casa di produzione/distribuzione americana A24 – il cui nome è incredibilmente ispirato alla nostra autostrada Roma-L’Aquila – ha dimostrato nel corso degli anni di saper scegliere con molta cura i progetti sui quali investire, riuscendo sempre ad offrire al pubblico cinema di grande originalità per quanto riguarda il panorama degli USA. First Reformed, Midsommar, The Lighthouse e Diamanti Grezzi sono solo i più recenti tra i grandi film che questa realtà è riuscita a creare e far arrivare in tutto il mondo.

The Green Knight, che da noi ha il titolo completo del poema cavalleresco da cui è tratto, è l’ultimo film di David Lowery, regista che aveva già collaborato con A24 per il suo Storia di un fantasma, e che qui cerca di esplorare i reami del fantasy più classico condendolo di suggestioni moderne.

il cavaliere verde cavaliere

La storia (del poema e del film) racconta di Gawain, nipote di un ormai vecchio Re Artù, che vive a corte come privilegiato pur non avendo mai ottenuto il titolo di cavaliere, ma desiderandolo ardentemente. Durante le celebrazioni per il Natale, un cavaliere completamente verde irrompe nella stanza della Tavola Rotonda per proporre un gioco: un qualsiasi prode cavaliere che si farà avanti dovrà dargli un colpo in qualsiasi modo desideri, dopodiché lui gli lascerà in dono la sua ascia e tornerà dopo un anno esatto per riprendersela, eseguendo lo stesso esatto colpo infertogli. Gawain è l’unico ad accettare spavaldo, e taglia di netto la testa del Cavaliere Verde, ma questo si rialza, raccoglie la sua testa e gli porge l’ascia, promettendo di tornare tra un anno. È così che l’anno seguente Gawain, ormai famoso nel regno per questa sua impresa, qualche giorno prima di Natale intraprende un viaggio per trovare il Cavaliere Verde in anticipo rispetto al momento fatidico, così da ucciderlo definitivamente e avere salva la vita, ottenendo inoltre il tanto agognato titolo di cavaliere.

Il poema, datato fine 1300 e scritto da un autore anonimo mai scoperto, è rinomato per la sua ambiguità e per la destrutturazione dei temi e della narrativa cavalleresca. È una narrazione prettamente simbolica, dove l’interpretazione è lasciata al lettore. David Lowery cerca quindi di restituire questo feeling allo spettatore, ma il risultato, a mio parere, non è dei migliori. Se infatti a livello visivo il film funziona molto bene, con scenari e costumi davvero ben realizzati, quello che convince meno è la messa in scena. Il regista si concentra principalmente sulla storia di Gawain e sul suo viaggio, a cui purtroppo sul finale dà anche un’interpretazione chiara e netta, relegando tutta l’ambiguità a sporadici momenti surreali che, durante il viaggio, lasceranno interdetto sia il protagonista che lo spettatore.

il cavaliere verde gawain

Il problema principale del film è infatti quello di non aver capito quali momenti rendere ambigui e interpretabili e quali invece lasciare come punti fissi, finendo per raccontare una storia che in questo modo risulta solo pretenziosa, come se fosse stata alterata artificiosamente per renderla “artistica”. Le 2 ore della pellicola così iniziano a pesare più del dovuto, perché, suo malgrado, per gran parte del tempo si disattende la pretesa di spiegazioni da parte del pubblico senza però creare un contesto metaforico stimolante, capace di sostenere un pensiero attivo e interessante su ciò che si sta guardando.

Purtroppo l’unico tema cardine del film è la ricerca sconsiderata del successo (sotto forma del titolo di cavaliere), con tutte le sue conseguenze, tralasciando ad esempio l’ambiguità del gioco cavalleresco, l’inutilità delle formalità medievali, o anche solo il parallelismo tra lo scambio di colpi d’arma con il Cavaliere Verde e lo scambio di doni nel gioco proposto dal Lord (Joel Edgerton), che finisce per essere solamente una delle tappe del viaggio di Gawain. Lowery riprende anche alcune interpretazioni cristologiche del poema, ma queste vengono inserite come scene a sé stanti, fuori dalla narrazione, e finiscono solo per confondere lo spettatore anziché arricchirlo. Sembra quasi che per Lowery la ricchezza allegorica di un’opera sia collegata alla quantità di contenuto da poterci inserire.

il cavaliere verde resa dei conti

Il film però non è completamente da bocciare: può contare ad esempio su delle ottime performance attoriali, tra le quali troneggia un Dev Patel mai così in parte, che riesce da solo a sostenere tutta la durata del film. Come già accennato, anche visivamente il film è curatissimo, sia nelle ambientazioni che nel trucco prostetico del Cavaliere Verde, reso quasi come se fosse un’entità arborea. La fotografia è volutamente fluo, con i colori che si mescolano tra loro e non sono mai definiti, scelta che sarebbe stata azzeccata per il tipo di narrazione che avrebbe dovuto avere il film. A colpirmi maggiormente però è stata la colonna sonora di Daniel Hart, che (non so se di proposito) mi ha ricordato lo stile orchestrale-minimale di Jessica Curry – autrice delle colonne sonore dei videogiochi Dear Esther, Amnesia: A Manchine for Pigs ed Everybody’s Gone to the Rapture – con l’utilizzo di violini solisti accompagnati da una voce lirica, molto suggestivi.

Rimane quindi l’amaro in bocca per un film che poteva arrivare tranquillamente nell’Olimpo delle uscite del 2021, ma che purtroppo sbaglia completamente il tono della narrazione, definendo quello che andava lasciato di libera interpretazione e rendendo ambiguo ciò che invece doveva essere spiegato. Un film che quindi non giustifica assolutamente la sua eccessiva lentezza e le sue pillole “arthouse” che, per quanto visivamente interessanti, cozzano inevitabilmente con il resto del film. Qui non troverete né un fantasy avvincente né un viaggio filosofico e contemplativo alla Stalker, ma solo tanto potenziale sprecato. Peccato.

Lorexio Articoli
Professare l'eclettismo in un mondo così selettivo risulta particolarmente difficile, ma tentar non nuoce. Qualsiasi medium "nerd" è passato tra le sue mani, e pur avendo delle preferenze, cerca di analizzare tutto quello che gli capita attorno. Non è detto che sia sempre così accurato però.

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