Agente speciale 117 al servizio della Repubblica – Allerta rossa in Africa nera

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Voto:

L’Agente speciale 117 è un personaggio poco noto in Italia; invece nella sua terra di origine, la Francia, è una delle figure più amate della letteratura e del cinema. Hubert Bonisseur de la Bath è un agente segreto a servizio dell’Office of Strategic Services – precursore statunitense della CIA – e del National Security Council, nato dalla penna dello scrittore Jean Bruce nel 1949 (quattro anni prima dell’avvento di James Bond!). OSS 117 è stato protagonista di centinaia e centinaia di romanzi: la serie di spionaggio, una delle prime del genere in Europa, gode di 254 volumi, molti dei quali sono stati tradotti in italiano per la collana Segretissimo della Mondadori. Forti delle oltre 75 milioni di copie vendute globalmente, i libri della famosa spia francese sono stati adattati per il cinema a partire dagli anni ’50. Il franchise, che ha visto la partecipazione di diversi interpreti nel ruolo di Mr. 117, conta oggi 11 lungometraggi e questo Allerta rossa in Africa nera costituisce il nuovo capitolo della saga con l’attore premio Oscar Jean Dujardin (The Artist, The Wolf of Wall Street) nei panni dell’agente.

Prima di addentrarci nell’analisi del film, va fatta una doverosa precisazione: la pellicola fa parte di una trilogia di parodie del genere EuroSpy – o Spaghetti spy – e delle opere precedenti, creata a partire dal 2006 dal regista Michel Hazanavicius e dallo sceneggiatore Jean-François Halin. Quest’ultima è stata concepita come un reboot/revival delle avventure di OSS 117, dove il personaggio viene ripensato come una spia francese – non più americana – al servizio del Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage, la principale agenzia di intelligence francese dal 1944 al 1982 (ora DGSE).

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La serie comica rende omaggio alle molteplici pellicole d’azione-avventura del periodo compreso tra anni ’50 e ’60, tentando di ricreare le stesse atmosfere. Non a caso le influenze che è possibile individuare sono strettamente legate alla celebre saga di 007, più precisamente all’eredità di Sean Connery; non mancano poi dei tributi alle vecchie iterazioni cinematografiche di 117, firmate da André Hunebelle.

L’eroe portato in scena da Dujardin viene dipinto, letteralmente, come un imbecille presuntuoso, ottuso e politicamente scorretto. Il tipico omone francese tutto d’un pezzo che finisce spesso per ficcarsi in situazioni imbarazzanti a causa della sua ideologia razzista e patriottica – potremmo dire addirittura coloniale – condita da un pizzico di sciovinismo misto ad un machismo che sfiora la misoginia. Allo stesso tempo, tuttavia, si mostra come un donnaiolo irriverente che mette insieme tutti i luoghi comuni all’antica targati James Bond: è affascinante, abile nel combattimento e nel ballo; con il suo charme pieno zeppo di frasi fatte riesce a far cadere ai suoi piedi decine di donne avvenenti. Naturalmente, è dotato anche della sua “Bond car”: una Renault 8 Gordini.

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Jean Dujardin ha la faccia e l’atteggiamento perfetti per il ruolo. Imita bene le movenze, la mimica e il modo di parlare di Sean Connery. Nei film ricalca addirittura la celebre posa con la pistola (a sinistra).

Il titolo di questo nuovo lungometraggio, poi, è un palese e ben riuscito calco dei nomi delle pellicole di spionaggio più vecchie: “Allerta rossa” fa subito pensare ai sovietici, nemici giurati di ogni agente segreto occidentale; “Africa nera” fuga ogni dubbio: questa avventura di 117 sarà stracolma di black humor. Nicolas Bedos (La belle époque) è il regista di questo capitolo e sostituisce Hazanavicius – autore dei precedenti Missione Cairo e Missione Rio, molto apprezzati da pubblico e critica – fattosi da parte perché non convinto appieno della sceneggiatura.

La commedia non si perde in chiacchiere e, dopo una rocambolesca fuga di Hubert da un campo di prigionia russo in Afghanistan, dà inizio alle vicende principali della trama con l’ormai classico brano d’apertura presente in ogni opera di 007 che si rispetti. I compositori della colonna sonora – azzeccata per supportare sia i momenti comici che quelli action – sono il regista stesso e Anne-Sophie Versnaeyen: con il loro lavoro hanno voluto citare quello del musicista Bill Conti per Solo per i tuoi occhi. Il visual artist David Tomaszewski con le pompose e barocche sequenze d’apertura accompagnate da From Africa with Love – cantata da Indy Elka – emula inoltre le opening originali di 007 curate da Robert Brownjohn e Daniel Kleinman. No Time To Die ha Billie Eilish, Allerta rossa in Africa nera una simpatica imitazione di Gloria Gaynor.

Gli avvenimenti della storia prendono piede nel 1981, 14 anni dopo Missione Rio, e seguono l’agente speciale in una città non meglio specificata dell’Africa subsahariana: qui – sfruttando il nome Émile Cousin come copertura – dovrà tentare di salvare l’Agente 1001 (Pierre Niney), suo collega disperso in azione, per poi sventare un colpo di stato ai danni del presidente Bamba (Habib Dembélé) – probabile parodia del dittatore Jean-Bedel Bokassa, realmente esistito – prezioso alleato di una Francia tronfia e vanitosa il cui unico scopo è mantenere il dominio post-colonialista. Il suddetto attentato in piena Guerra Fredda cela, come se non fosse ovvio, le macchinazioni dei sovietici che – tramite il commerciante d’armi Roland Lépervier (Gilles Cohen) – riforniscono i ribelli africani “vagamente comunisti” grazie ad un raggiro diplomatico. L’obiettivo? Una rivoluzione che sovverta lo status quo occidentale; a tirare i fili dell’operazione c’è persino il cattivone socialista di turno con protesi bioniche: Kazimir (Ivan Franek). Insomma, stereotipi su stereotipi, più o meno riusciti.

Ricordando i bei vecchi tempi delle colonie, facendo affidamento alle sue sparute conoscenze in fatto di africani (“ballano bene, ma sono disorganizzati politicamente oltre che portatori di malattie“) e aggiornandosi sul continente grazie alla lettura di Tintin in Congo, il nostro de la Bath consegna allo spettatore un film che, con mia spiacevole sorpresa, non fa ridere a parte per qualche battuta qui e là che, indubbiamente, strappa un sorriso. La messa in scena risulta, volutamente o meno, un pallido scimmiottamento di Mai dire mai di Irvin Kershner e di vari episodi della saga di Indiana Jones.

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A sinistra, la “Bond girl” di questo capitolo: Zéphyrine, interpretata da Fatou N’Diaye.

Non si può dire che io avessi chissà quali aspettative, ma il trailer montato ad arte pareva almeno preannunciare una commedia molto più frizzante di quella che poi ho visionato. La pellicola, a livello di scrittura, rientra in un range di mediocrità che mi ha personalmente deluso: quando si parla di parodie, lo script deve essere la prima cosa a brillare. Qui invece si assiste, in parte, ad un buddy movie dove i due agenti protagonisti fanno a gara per risolvere il caso. Hubert è ormai attempato e i suoi metodi sono sorpassati; al contrario, quelli della sua giovane e bella controparte sono all’avanguardia. La spia più anziana non può che esserne invidiosa.

La sceneggiatura imbastisce una sequela di gag e siparietti che si susseguono quasi ininterrottamente; in tutto questo, a onor del vero, devo ammettere che la narrazione si lascia seguire senza annoiare. Non si spinge mai troppo sull’action, una mancanza che non giova al ritmo generale: si punta tutto su dialoghi pieni di doppi sensi e luoghi comuni sullo spionaggio (gadget inclusi). Questo sciapo umorismo alla francese non centra quasi mai l’obiettivo, per questo avrei optato per una scrittura più vicina a commedie come Una pallottola spuntata, decisamente più paradossale ed esagerata.

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Sempre a sinistra, Pierre Niney nel ruolo dell’agente segreto 1001.

Fortunatamente Allerta rossa in Africa nera non è un fallimento su tutti i fronti: il lato tecnico è quello più riuscito. Per orchestrare il comparto fotografico davvero piacevole, si è scelto di adottare una bassa saturazione e un effetto grana per restituire l’estetica delle vecchie pellicole; apprezzo inoltre che l’eredità di Alfred Hitchcock sia stata sfruttata per impreziosire il tutto, inclusi gli effetti visivi.

Sottolineo che questo terzo capitolo può essere visto senza conoscere gli altri. Non ci sono legami fondamentali con i prequel a parte il prologo e la presenza di alcuni personaggi minori come Josi Letendu (Christelle Cornil), la segretaria dell’Agente speciale 117. Il finale delle vicende è prevedibile e apre a un seguito, per il quale sia il regista che lo sceneggiatore si dicono interessati, nonostante non sia stato confermato ancora in via ufficiale. Speriamo che il nostro eroe abbia ancora qualche proiettile in canna perché in quest’ultimo capitolo sembra perdere colpi.

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Il risultato finale è, in definitiva, un filmetto della domenica pomeriggio da guardare senza troppe pretese. Recentemente la I Wonder Pictures ha curato la distribuzione italiana di tutta la trilogia (prima inedita qui da noi): Missione Cairo è approdato nelle sale il 1° luglio 2021, Missione Rio il 29 luglio, mentre Allerta rossa in Africa nera sarà disponibile a partire dal 4 novembre. Siete degli avidi consumatori del genere spionistico? Amate James Bond alla follia? Se sì, potreste dare una chance alle avventure di Hubert Bonisseur de la Bath, sapendo però che esistono certamente parodie di gran lunga migliori nel grosso calderone degli spy movie.

Un ringraziamento speciale a I Wonder Pictures

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Videogiocatore incallito, cinefilo dalla nascita, attore di teatro e batterista da diversi anni. Adoro approfondire qualsiasi cosa abbia a che fare con l'arte e l'audiovisivo: è difficile fermarmi quando inizio a scrivere o a parlare focosamente di ciò che amo.

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