Mercy, il western dal sapore horror di Mirka Andolfo

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Bella come un angelo, gelida come la neve che avvolge la città, pericolosa come un mostro infernale. Lady Nolwenn Hellaine è tutto questo e molto altro ancora.

Negli Stati Uniti di fine ‘800 una misteriosa dama arriva nella tranquilla cittadina di Woodsburgh (nello stato di New York), portando con sé non pochi problemi. La calma della città però è solo apparente, poiché in realtà è già sconvolta dalla minaccia del Diavolo di Woodsburgh e altre misteriose presenze non umane.

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Mentre la povera orfana Rory si aggrappa alla fede e all’unica foto che ha della propria madre, e Lady Swanson decide di fare i conti con gli errori del passato, ad aggravare la situazione saranno proprio Lady Hellaine e Mr. Goodwill, il suo fedele ed inquietante maggiordomo. La donna, quasi insensibile ad ogni stimolo emotivo, cercherà di entrare a far parte della comunità di Woodsburgh, non sapendo di essere profondamente legata ad alcuni dei suoi concittadini. La sfida, a quel punto, sarà riuscire a trovare la pace e ripercorrere le tracce di un’inquietante e strano passato, sempre sorvegliata da Mr. Goodwill, che non ha intenzione di lasciarla libera di fare ciò che meglio crede.

La trama è ricca, quasi corale per certi aspetti, e proprio per questo piena di legami, che restano avvolti nel mistero fino al terzo volume e che saranno svelati insieme allo scioglimento di una storia piuttosto intricata.

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Mercy di Mirka Andolfo (edito da Panini Comics) riesce perfettamente nel tentativo di creare un solido equilibrio tra diversi generi; sfruttando un’ambientazione dal sapore vittoriano e inserendola in un contesto horror-western, l’autrice ha creato un immaginario complesso, ricco di sottotrame che riescono a trovare un epilogo, senza lasciare niente in sospeso, nonostante il finale si apra con eleganza al sequel Merciless, atteso nel 2021.

L’arco narrativo si svolge in 3 volumi, ognuno dei quali presenta un crescendo che – c’è da dirlo – alla fine dei primi due volumi lascia l’amaro in bocca. Il consiglio è, infatti, di affrontare un acquisto in blocco. L’abilità di Mirka Andolfo di somministrare al lettore le informazioni con il contagocce senza annoiare mai – dote rara di questi tempi – fa sì che cresca la frustrazione per quanto ancora non si è capito. Si tratta di piccoli indizi, annegati in ettolitri di sangue, che avranno senso solamente nell’ultimo volume, dove anche la voce narrante dei primi capitoli avrà un volto.

Il passato di Lady Hellaine, quello della piccola Rory, fino al coinvolgimento di Lady Swanson negli agghiaccianti fatti che sconvolgono Woodsburgh e il legame che tutti loro potrebbero avere con Jonathan – amico di Rory – crea delle solidissime basi su cui l’autrice ha giocato con maestria per attivare costantemente l’attenzione del proprio lettore.

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Inutile sottolineare che si tratta di una storia molto, se non quasi esclusivamente, al femminile, e che la protagonista – Lady Hellaine – è un personaggio senza dubbio non banale; siamo di fronte ad una villain, ma del genere più atipico possibile. La donna sembra non avere, almeno sulle prime, in mano il proprio destino, eppure ha una carica ammaliatrice che attrae il lettore fin dal primo minuto. Addentrandoci sempre di più nella storia, emergono dettagli del suo passato, a volte sconosciuti anche a lei, e la sua forza di volontà cresce sempre di più, rendendola – senza colpo ferire – il personaggio migliore tra gli ultimi proposti in un’opera fumettistica.

Ad arricchire la schiera della quota rosa ci sono proprio Lady Swanson, Rory e la sorella di Jonathan, Betsy – anche lei coinvolta più di quanto non sembri in tutta la macabra vicenda. Gli uomini, al contrario – Goodwill escluso – sembrano in balìa proprio di queste donne così forti e determinate, soprattutto nel caso di Lady Hellaine, capace di ipnotizzare chiunque con i suoi gelidi occhi.

L’eleganza del design, inoltre, è incredibilmente adatta alle atmosfere dell’opera; colori carichi, molto netti e perfettamente bilanciati tra toni freddi e caldi, attraggono lo sguardo come un magnete. Si rischia quasi di rileggere più volte una pagina pur di incamerare ogni singolo dettaglio dei disegni dell’autrice, qui forse al suo apice. Lo stile grafico è unico nel suo genere, quasi assimilabile a La Lega degli Straordinari Gentlemen, nonostante, come anticipato, i colori tendano a creare dei contrasti molto più forti, quasi espressionisti, e i toni cupi siano spesso bilanciati dal candore della neve o dal calore di toni rosei piuttosto brillanti.

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Stando a quanto detto finora sembra che quest’opera sia perfetta, ma purtroppo una pecca c’è, e risiede proprio nel finale. Nonostante forti e imprevedibili colpi di scena a cavallo tra il secondo e il terzo volume – così come quello che accompagna il climax della storia – le pagine che compongono l’ultimo capitolo di Mercy sono piuttosto prevedibili e possono creare un certo senso di mancato appagamento.

Tuttavia le ultime parole spese dalla voce narrante, come anticipato, aprono le porte al sequel e non è improbabile che la storia possa ulteriormente complicarsi e spazzare via la “banalità” – termine da prendere comunque con le pinze – della conclusione. Chissà cosa ci riserverà in futuro questa storia dalle perfette premesse e alcuni ottimi sviluppi, ma soprattutto un design accattivante, che già da solo vale la spesa.

Claudia_Smith Articoli
Piccola bambina cresciuta a pane e Dragonball, in tenera età scopre l'amore per tutto ciò che è narrazione, dai film ai libri fino ai fumetti di ogni tipo. Ad oggi cacciatrice compulsiva di news per tutto ciò che riguarda la cultura Nerd.

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