The Mandalorian – stagione 1

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C’è un motivo se Boba Fett conquistò da subito il cuore dei giovani fan di Star Wars: gli svariati gadget, il fascino misterioso e l’iconico elmo con la fessura a T riuscirono a mettere in ombra persino l’impietosa fine che George Lucas scrisse per lui.

In The Mandalorian tutti i punti di forza che resero celebre il famigerato cacciatore di taglie tornano ancora più forti. La serie, creata da Jon Favreau per la piattaforma streaming Disney+, è ambientata pochi anni dopo Il Ritorno dello Jedi, dunque molto prima de Il Risveglio della Forza, e narra le avventure di un mandaloriano, ossia il seguace di un credo fondato essenzialmente sulla guerra, assoldato per una missione particolarmente delicata.

the mandalorian pedro pascal

Lontani dai tumulti che gli ultimi capitoli della saga cinematografica hanno generato su Internet, possiamo dire senza timore che sì, The Mandalorian è approvato, e con entusiasmo. Il primo motivo per cui la nuova creazione di Jon Favreau è così convincente è perché torna all’essenza della trilogia originale di Star Wars, ossia una storia semplice ai limiti dell’archetipo narrativo (qualcuno ha detto Lone Wolf and Cub?) raccontata, in questo caso, col sempreverde genere dello space western, che nei tre film originali già permeava la storyline di Han Solo.

Tra saloon e sparatorie conosciamo “Mando“, il protagonista, ispirato fortemente al Clint Eastwood dei film di Sergio Leone e che Pedro Pascal interpreta molto bene, comunicando quanto serve solo attraverso il corpo e poche parole. Anzi, ad essere onesti, l’ex Vipera Rossa è da lodare già per il fatto di aver accettato un ruolo in cui ha costantemente il volto coperto a questo punto della sua carriera. Attorno al nostro mercenario inoltre ruota un cast di tutto rispetto, dove risaltano Nick Nolte, Carl Weathers, Giancarlo Esposito e, soprattutto, Werner Herzog.

the mandalorian werner herzog

L’aspetto tecnico, infine, è un altro importante tassello nel successo della serie. Troviamo un’ottima colonna sonora, perfettamente in linea con lo stile del racconto, e una scenografia molto vecchia scuola, con il fortissimo concetto di “futuro usato” e droidi e alieni vari quasi del tutto privi di CGI; inoltre, in maniera all’apparenza più superficiale, tale qualità tecnica si declina in un sapiente fan-service.

Questo aspetto non è da sottovalutare: lo stesso Lucas ebbe da sempre grande interesse per il merchandising derivato dalla saga. Jon Favreau dimostra di saper operare anche in quest’ambito, disseminando la serie di continui rimandi alla saga, come le inconfondibili transizioni o il droide IG-11, stesso modello del collega di Boba Fett IG-88, e regalandoci alieni e armature impossibili da non desiderare sotto forma di action figure, set Lego e qualsiasi altra forma fisica.

the mandalorian culla

L’enorme operazione nostalgia attuata lungo le 8 puntate ha un altro furbesco merito: addolcisce uno sviluppo della trama che in realtà non è eccellente. La storia infatti ha un’ottima partenza, in cui il nostro mandaloriano ci cattura con pochissime battute e molti scontri, ma subisce una brusca frenata nella parte centrale, dove la trama verticale prende il sopravvento sulla macrotrama orizzontale e, escludendo l’ottima regia a cura di Bryce Dallas Howard della quarta puntata, siamo conquistati più dagli easter eggs che dagli eventi.

Ad ogni modo, le ultime puntate sfuggono a quest’immobilità e Taika Watiti chiude la stagione con quarantacinque minuti diretti egregiamente e densi di pathos. Fortunatamente è già stata confermata una seconda stagione in arrivo nell’autunno del 2020 e per allora avremo Disney+ anche in Italia (da noi la piattaforma sarà disponibile ufficialmente dal 31 marzo).

Fissato con le serie tv e sulla buona strada per esserlo anche con i film. Cosplayer di Abed Nadir e discepolo di Aldo, Giovanni e Giacomo.

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