Dumbo (2019)

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Il 27 Marzo Tim Burton ha ricevuto il David di Donatello alla carriera, premio meritatissimo per un regista che è stato definito da tutte le testate come la voce degli esclusi e degli incompresi. Ma ridurlo a questo significa fargli un torto: Burton è un regista onirico, con una sua identità e uno stile che ha fatto propria l’estetica della malinconia. Va celebrato per la sua straordinaria creatività, che soprattutto nei primi anni di carriera ci ha regalato opere uniche e visionarie come Edward mani di forbice, Beetlejuice e The Nightmare Before Christmas.

Il Burton degli anni ’90 è di quanto più lontano possiamo immaginare dall’ondata di remake che ha stravolto Hollywood negli ultimi 10 anni, eppure eccolo qua che ritorna con Dumbo, il live action del fortunato classico Disney del 1941.

dumbo 2019 circo

Il cartone animato era stato realizzato principalmente per risanare le casse della Disney dopo la produzione di Fantasia, per questo si era optato per uno stile semplice e lineare (e soprattutto economico). I dubbi iniziali sulla nuova produzione vertevano proprio sulla scelta di una storia dalla trama un po’ debole, in più priva dello stesso enorme effetto nostalgia che ha salvato in corner altri live action come La Bella e la Bestia. Ma un sorprendente Tim Burton è riuscito dove altri avrebbero probabilmente fallito, e tra gli altri inserisco anche il lui stesso di Alice in Wonderland e Dark Shadows: Dumbo è un live action davvero godibile, che ha superato di gran lunga le nostre aspettative.

Ambientato nel 1919, l’inizio del film viaggia un po’ con l’autopilota e replica abbastanza fedelmente le prime scene del cartone animato. Danny Elfman reinterpreta le musiche originali (che ricordiamo essere prettamente un musical) nel suo stile e il risultato è come sempre ottimo, soprattutto nella canzone Bimbo mio cantata da Elisa. Nei primi minuti ci viene presentato un circo dall’atmosfera desaturata e malinconica: ci troviamo nel primo dopoguerra e tutti hanno perso qualcosa o qualcuno. Se nel cartone animato l’unico amico di Dumbo era il topo Timoteo, qui al centro della trama ci sono gli esseri umani, oltre ovviamente Dumbo e la sua mamma.

I nuovi personaggi introdotti sono essenzialmente Holt Farrier (Collin Farrell), un ex-circense appena tornato dalla guerra senza un braccio, i suoi due figli e tutta la famiglia del circo. Un fantastico Danny DeVito sembra essersi catapultato direttamente dal set di Big Fish, ricoprendo lo stesso ruolo di direttore del circo indisponente, ma che allo stesso tempo ha a cuore il benessere del circo e dei suoi performer. E Dumbo? L’elefantino è totalmente realizzato in CGI, con un risultato sorprendentemente fantastico: un elefantino dolce con due occhioni azzurri ed espressivi, che rende veramente bene la tenerezza del Dumbo del ’41. Lo stesso non si può dire però degli ambienti esterni, che in più occasioni risultano eccessivamente artificiali e poco credibili. Nella seconda parte del film, invece, troviamo il malvagio V.A. Vandevere (Michael Keaton), un eclettico impresario di New York, e l’affascinante trapezista Colette (Eva Green).

dumbo 2019 michael keaton

Il secondo tempo è un’aggiunta alla storia originale, che però si incastra bene con gli eventi. Il personaggio di Michael Keaton è proprietario di un lussuoso parco divertimenti, Dreamland, interessato ad acquistare Dumbo per la sua peculiarità (attenzione: spoiler di 78 anni fa), le enormi orecchie che gli permettono di volare. Come sempre, non ho abbastanza aggettivi per tessere le lodi di Eva Green, che anche in questo ruolo si mostra in tutta la sua bellezza, bravura e fascino. Nel secondo tempo c’è molta più azione di quanta ce ne saremmo mai aspettata da un film come Dumbo, la regia è fenomenale e le scene degli spettacoli all’interno del circo sono veramente ben eseguite.

Anche questa volta i messaggi di Burton sono chiari: la gentilezza verso il prossimo, la poetica dell’assenza e dei suoi protagonisti che fanno delle loro peculiarità una forza, sono sempre sentimenti ben accetti, soprattutto in un film per bambini. Non definirei Tim Burton il regista dei “diversi”, quanto il portavoce di sentimenti che la nostra società soffoca sempre di più, come l’empatia verso il prossimo.

dumbo 2019 eva green

Quello che non funziona invece è la trama troppo satura, perché tutti i personaggi sono posti sullo stesso piano: se da un lato è stato fatto per dare loro spessore, allo stesso tempo non c’è stato il tempo di sviluppare bene tutti i percorsi individuali. In conclusione, sembra che Tim Burton abbia voluto riappropriarsi della sua identità perduta nell’ultimo decennio, quando anche lui come il personaggio di Danny De Vito ha ceduto la sua creatività e i suoi personaggi alle grandi produzioni e a tratti sembra criticare non solo se stesso, ma anche… la Disney? Sì, sarebbe non poco strano, ma come ci fanno notare quelli di The Vox, “Dumbo è molto esplicito nella critica alla Disney attuale, il parco realizzato da Michael Keaton presenta fin troppe somiglianze con Disneyland per essere ignorate, come la replica della ‘House of the Future’ di Tomorrowland. Per di più c’è un forte parallelismo tra i tagli allo staff del circo del film e quelli degli impiegati della Fox, dopo che questa è stata ceduta alla Disney”.

Vale la pena guardare Dumbo anche per questo: all’apparenza un riadattamento per bambini, ma con un sottotesto non poco sovversivo e una finestra sul grande cinema di Burton, che sembra essere tornato momentaneamente al suo genio creativo.

Princess_Leia Articoli
Classe 1990, appassionata di cinema, musica, serie tv, letteratura e quando il Dio Denaro lo permette, anche viaggiatrice compulsiva! - Books, records, films, these things matter. Call me shallow but it's the fuckin' truth -

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