Dylan Dog 367 – La ninna nanna dell’ultima notte

Dylan dog 367 recensione

Bentrovati, marmocchi bavosi! Con gioia torno da voi per commentare la nuova pubblicazione targata Baraldi-Roi. La giovane autrice si sta rapidamente guadagnando un posticino di tutto rispetto nell’olimpo Bonelli, non solo per il talento dimostrato in più occasioni, ma anche per la sua simpatia e disponibilità nel mondo del social-network. È buffo a tal proposito rilevare come il Rrobe abbia una notevole schiera di fan pur vantando caratteristiche a volte diametralmente opposte, ma va anche rilevato che costui ha squadroni di haters che la Baraldi, mi spiace per lei, può solo sognarsi!
Venendo a noi, l’annunciato tema “bambini” ha certamente creato una certa aspettativa, trattandosi di un topic inflazionato ma sempre efficace. Figure di rilievo nell’albo sono una psicologa infantile e un burattinaio (particolare coincidenza con una delle storie dell’ultimo Old Boy): va detto che entrambi i personaggi sono molto “forti” e contribuiscono significativamente a tenere viva la tensione, sebbene la prima abbia un ruolo più marginale, praticamente circoscritto alla sola assunzione di Dylan, e qui potrebbe partire la prima osservazione negativa: un argomento come la mente dei bambini e il loro conflittuale rapporto con questo mondo matto, offrono potenzialmente assist formidabili al mondo dell’horror, del tragico e del grottesco (e quindi di Dylan), e avrebbero forse meritato una trattazione più profonda. Insomma, il nostro sociale era in effetti già matto quand’ero bambino io, non oso immaginare cosa passi per la testa di un bambino di ora, e gli effetti si vedono tutti: basti pensare ad episodi di cronaca anche recenti ai limiti del credibile. L’approccio, comunque funzionante, opta piuttosto per un fiabesco non troppo aspro, strizzando appena l’occhio ai disagi infantili, tramite coppie di genitori poco serene e una madre semi-schiavista che tramite coccole e frivolezze plastificate costringe la figlia ad una carriera non voluta, al posticcio sciacallaggio mediatico e politico sulle tragedie, all’inadeguatezza dei genitori (abbastanza memorabile la frase di Dylan “convinciamo gli adulti a comportarsi da tali”), e ultimo ma non ultimo ad un accenno alla pedofilia in cui la vittima mostra una forza ed un cinismo a malapena credibile, a meno di non pensare ad un’età relativamente avanzata, cosa abbastanza difficile tramite le pur ottime tavole di Roi. Quello che forse rende meno improbabile la sequenza è l’elemento magico-onirico, cardine poi della risoluzione, e mi scuserei per il piccolo spoiler non fosse che dall’ingresso a “Fearland”, il parco giochi abbandonato che vediamo in copertina, vero fiore all’occhiello del lavoro del disegnatore, la storia diviene estremamente meno figurata per cedere appunto il passo all’onirico e all’ambiguo, con dei cambi di ritmo che sarebbero stati più apprezzabili, almeno per me, con un filo conduttore più definito. Intendiamoci: il breve viaggetto nel surreale porge a chi legge tantissimi ottimi spunti coinvolgenti, ma la risoluzione, pur apprezzabile in quanto ben strutturata e sufficientemente equilibrata tra decadimento e redenzione, tra gioia e tristezza, (oltre che cruda nelle ultimissime vignette in particolare, con un colpo di scena davvero gustoso) e avente per cardine il già citato burattinaio, lascia molte zone d’ombra. Presumo che l’intento della sceneggiatrice fosse proprio questo, e sicuramente in molti gradiranno la cosa, visto che l’incerto e il “fine a se stesso” sono temi abbastanza ricorrenti che hanno preso il posto degli spiegoni “metafisici” massacranti che governavano i finali di svariati “vecchi” numeri (non parlo ovviamente dei tempi d’oro ma di quella zona grigia, approssimativamente tra i numeri 100 e 250, che in qualche modo fece disamorare molti lettori); in questa prospettiva “la ninna nanna dell’ultima notte” è senz’altro un buon compromesso, o forse, vale la pena di ipotizzarlo, sono io che mi sono perso qualche passaggio, in una trama troppo ben strutturata e ricca di sfumature per il mio povero stanco cerebro! Ah, per quanto riguarda il titolo, trova la sua principale ragion d’essere in una filastrocca che permea tutto l’albo, un restyling più o meno volontario (credo) di quel capolavoro che fu “La ballata della città di notte”, introduzione de “Il sogno della tigre” (secondo albo in assoluto letto dal sottoscritto!), tutto sommato ben riuscito anche se a volte metricamente un po’ fallace. In conclusione abbiamo un albo che a parer mio si fa molto apprezzare per l’atmosfera (complici i disegni di Roi su cui ho già speso qualche parola, non me ne vogliate se non approfondisco ulteriormente) e i riferimenti, proposti con disinvoltura e naturalezza, a temi molto cari al “Dylanismo”; sul piano dei contenuti e della trama forse non siamo ai livelli dell’ottimo “La mano sbagliata” e dell’eccelso “Gli anni selvaggi”, ed oserei dire che è un peccato perché l’idea di base è veramente notevole. Si sa che chi in arte si guadagna il favore del pubblico ha poi il delicatissimo compito di mantenersi su determinati standard! E in questo caso l’obiettivo è stato centrato anche se non al 100%.

Dolan Dox

The Dylan's Dogs Articoli
4 cagnacci rognosi al seguito di Mr. Dog pronti a parlare con voi d'orrore, d'amore, d'umore, d'autore, di fantasia, d'irrealtà, di sogni, incubi...

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