Your Name. (Kimi no na wa)

your name recensione

Voto:

Your Name (君の名は。Kimi no na wa.), la nuova opera di Makoto Shinkai, è arrivata nelle sale italiane come film evento distribuito da Nexo Digital e Dynit, per soli 3 giorni, un vero peccato per questo capolavoro acclamato in tutto il mondo che nel nostro paese, purtroppo, viene presentato come prodotto di nicchia.

La critica mondiale ha celebrato questo film e il suo regista (reduce dal successo de “Il giardino delle parole”), che è stato definito da alcuni come il degno erede di Hayao Miyazaki, per l’esportazione del cinema d’animazione giapponese d’autore; e ne ha ben donde, poiché questo lungometraggio non fa che affermare la meravigliosa capacità che ha Shinkai di raccontare le sue storie d’amore, con una potenza narrativa e visiva che lascia poco spazio a eventuali critiche.

Come fare a rendere avvincente e godibile anche a un pubblico poco avvezzo alle storie d’amore un OAV pieno di romanticismo e sentimenti? Il caro Makoto ci è riuscito alla grande con Your Name, presentando la storia di due giovani, Mitsuha e Taki, che inspiegabilmente e magicamente si scambiano il corpo, credendo di vivere in un sogno; quando poi capiranno che il sogno è realtà, inizierà la vera avventura. La strategia narrativa è molto coinvolgente, ci vengono presentate due realtà molto diverse, come i protagonisti. La dualità è espressa in tutto il film, in primis con i luoghi: campagna e città, con scenografie magistrali dei paesaggi giapponesi che tanto ricordano i film dello studio Ghibli, o la vita frenetica di Tokyo; ma non solo, durante tutta la visione siamo immersi in questo mondo diviso tra tradizione e modernità, magia e concretezza, sogno e realtà.

I rimandi alla mitologia e alle leggende giapponesi sono evidenti, tutto il film è incentrato sulla storia del “filo rosso del destino”(come il nastro che porta nei capelli Mitsuha), una leggenda di origine cinese ma molto popolare in giappone, secondo la quale ognuno di noi sin dalla nascita porta questo filo rosso (legato al mignolo, n.d.r.) che lo lega indissolubilmente alla sua anima gemella e prima o poi, non importa quando, visto che questo filo è indistruttibile e senza tempo (come l’amore), ci porterà dal nostro amato.

Anche il tempo è un tema fondamentale del film, tutto gira attorno al “tempo” e ci viene raccontato  un concetto filosofico del folklore giapponese: il musubi, che letteralmente è il nastro che serve a legare il retro del kimono, ma lasciate che sia la visione del film ad aprirvi la mente su questa filosofia. Inoltre ci viene presentata la magia del Kataware Doki (lett. tramonto nel dialetto di Hida), quel frammento preciso del crepuscolo dove luce e buio sono perfettamente bilanciati ed è come se si entrasse in un mondo parallelo per pochi minuti.

La narrazione per immagini è potente, l’animazione dei personaggi unita alla computer grafica per alcuni paesaggi, rende il tutto coinvolgente, tanto da rimanere spiazzati per alcune scelte di montaggio che rendono volutamente alta la suspense. È stata molto carina e interessante la scelta di inserire una sorta di “sigla” all’inizio del film, come uno dei più classici anime, anche se in alcuni momenti anticipa troppo quello che si vedrà di lì a poco. Anche le musiche si inseriscono perfettamente nella narrazione e contribuiscono ad enfatizzare alcune scene rendendole davvero emozionanti (vi lascio in calce un brano della OST molto bello).

Makoto Shinkai vi ringrazia personalmente all’inizio della visione con parole cortesi tipiche di ogni giapponese e ho apprezzato molto questa cosa, perché personalmente vedo i registi dei film (di un po’ tutti i generi) come delle entità astratte che non scendono mai a contatto con il pubblico, invece lui lo fa e come si dice: ci mette la faccia, senza perderla, perché Your Name è un vero capolavoro capace di emozionarti e tenerti sul filo del rasoio allo stesso tempo. Riuscire a commuovermi non è un’impresa facile ma questo film ci è riuscito e ringrazio Shinkai per aver dato luce ad una storia d’amore così anticonvenzionale quanto semplice e dal lieto fine.

Il brano della colonna sonora “Kataware Doki”:

Lizbeth Articoli
Come descrivermi? Sono una Wannabe, provo ad essere una: Youtuber, Scrittrice, Cuoca, Makeup Guru, Pasticcera, Cosplayer, e chi più ne ha più ne metta...

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le Norme sulla Privacy e i Termini di Servizio di Google.