Stranger Things – stagione 1

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L’ultimo mostro arranca, sfinito al suolo. I tre eroi tirano un sospiro di sollievo ma qualcosa, all’improvviso, scuote l’aria. Cos’è quel rumore che s’avvicina? Un boato risuona, sempre più forte. E’ ormai chiaro chi sarà il nuovo nemico: un Demogorgon! L’indecisione sul volto degli eroi, ed infine la decisione precipitosa di lanciare una palla di fuoco. Chi avrà avuto la meglio?

E’ notte ed ora di andare a letto per i nostri eroi. E’ il 1983 e siamo ad Hawkins (Indiana), dove i quattro amici Will (Noah Schnapp), Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo) e Lucas (Caleb McLaughlin) si salutano dopo una sessione di Dungeons&Dragons, avviandosi verso le rispettive case in bici. Ma qualcosa di terribile accade: uno di loro, il piccolo Will, svanisce senza lasciare traccia.

Questo l’incipit della nuovissima serie ideata dai fratelli Matt e Ross Duffer, disponibile su Netflix dal 15 luglio. Un vero e proprio gioiello.

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La tragedia dell’inspiegabile sparizione viene filtrata dagli sguardi di personaggi di diverse età: prima di tutto i coetanei di Will, protagonisti indiscussi della serie, poi gli adulti – in particolare la madre di Will, Joyce (interpretata da una magnifica Winona Ryder) e lo sceriffo Jim Hopper (David Harbour) – ed infine gli adolescenti. La storia viene narrata alternando queste diverse prospettive e sensibilità,  stratificando la trama e fornendo una visione a tutto tondo della vicenda.

Dal primo momento, le circostanze della sparizione sono poco chiare e tutti in città si attivano per ritrovare il piccolo Will. Gli stessi tre amici si mettono alla sua ricerca e nel farlo s’imbattono in una misteriosa ragazzina con i capelli rasati, sola e spaventata. Eleven, questo il nome della ragazzina che ha il numero 011 tatuato su un braccio, fa capire ai ragazzi di essere in pericolo e che degli uomini pericolosi sono sulle sue tracce. Senza coinvolgere gli adulti, Mike decide di tenerla nascosta nello scantinato, punto di ritrovo con i suoi amici e scenario delle lunghe sessioni di gioco di ruolo. Il suo arrivo combacia con la sparizione, ma questo non è l’unico elemento bizzarro. Eleven (abbreviato El dai suoi nuovi amici) ha dei poteri telecinetici la cui potenza, però, le provoca la perdita di sangue dal naso e la indebolisce. El sarà fondamentale ed aiuterà i tre amici a capire dove si trova Will.

Stranger Things

Dall’altra parte Joyce, madre di Will, si ritrova sopraffatta dal dolore e quello a cui dice di assistere verrà interpretato da tutti come una triste conseguenza della disperazione, un mero scherzo della sua mente. Le luci in casa iniziano a comportarsi in modo strano, accendendosi e spegnendosi ad intermittenza, come ad urlare che qualcosa di terribile è in agguato. A questo fenomeno inspiegabile si aggiungono delle strane telefonate, durante le quali Joyce riesce a sentire solamente rumori distorti e distanti ed un respiro che per lei è senza ombra di dubbio quello di suo figlio. Nonostante nessuno sembri crederle, la donna non si lascia dissuadere e continua a cercare suo figlio che sembra essere, inspiegabilmente, proprio lì, in quella casa, in quelle mura, ma allo stesso tempo fisicamente altrove. Tale è la forza di questo personaggio che perfino lo sceriffo Hopper, scettico e ormai disilluso, si lascia trascinare dalla sua teoria e cerca di scavare più a fondo, svelando un centro di ricerca segreto, lo stesso da cui è fuggita la piccola El.

Le sparizioni, nel frattempo, aumentano. Mentre da un lato i tre piccoli amici indagano con l’aiuto di El e dei suoi poteri paranormali, sfruttando teorie scientifiche su viaggi interdimensionali e la loro passione per la fantascienza, dall’altro Joyce e lo sceriffo Hopper si ritrovano sulle tracce di El e della losca organizzazione che faceva esperimenti su di lei. Non sono, però, i soli ad investigare: gli adolescenti della serie, Nancy (sorella di Mike) e Jonathan (fratello del bambino scomparso) vengono distratti da problemi amorosi, la questione della popolarità a scuola, compiti ed esami e la relazione con i famigliari, per ritrovarsi davanti a qualcosa che trascende le normali preoccupazioni di un teenager: un mostro senza volto, lo stesso che ha rapito il piccolo Will e che ha fatto sparire anche Barb, amica di Nancy.

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Si tratta di una serie che i nostalgici degli anni ’80, ma non solo, non possono assolutamente perdere: Stranger Things è un connubio perfetto di tutti quegli elementi che hanno contraddistinto i film di quegli anni. Ragazzini in bici con la luna alta nel cielo, felpa e cappellino da baseball sulla testa; frasi bisbigliate con i walky-talky; discussioni su viaggi intra-dimensionali; elementi sci-fi, con mostri senza volto ed agenti segreti, ed amicizie indissolubili che non possono non farci pensare a E.T.I Goonies o Stand By Me.

La splendida colonna sonora, firmata da Kyle Dixon e Michael Stein, è puntellata di pezzi di quegli anni (la canzone più ricorrente è Should I Stay or Should I Go? dei Clash) ed è solo uno dei tanti elementi che contribuiscono a rendere questa serie il sunto di un’epoca, senza snaturarne né contaminarne l’ingenuità.

La serie è ricolma di citazioni di ogni tipo: gli amanti dello sci-fi, dei giochi di ruolo come Dungeons&Dragons, del mondo fantasy di J.R.R. Tolkien, di Star Wars, dei supereroi della Marvel e della DC o della musica di quegli anni non sapranno trattenere un sorriso e forse sospireranno più e più volte per la nostalgia.

La recitazione, inoltre, è di altissimo livello, a partire dagli attori più piccoli fino alla più che credibile interpretazione di Winona Ryder, che torna in grande stile e spicca fra i nomi del cast, regalandoci il ritratto di una madre mossa dalla passione e dalla disperazione.

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Stranger Things ci dimostra come una serie in pieno stile anni ’80 sia ancora perfettamente godibile, interessante, accattivante e adatta davvero a tutti. La miniserie ha un ritmo perfetto e nei (purtroppo soltanto) otto episodi il ritmo della vicenda si snoda in un crescendo di suspense e rivelazioni, senza lasciare mai punti morti che annoino lo spettatore. Il finale, pur concludendo la vicenda, non è totalmente un lieto fine e lascia qualche domanda in sospeso, aprendo lo spiraglio per un possibile seguito. Che resti senza un seguito o meno, Stranger Things resta un prodotto di altissimo livello. La sua bellezza non risiede soltanto nell’aver riportato le atmosfere e l’ambientazione degli anni ottanta sullo schermo, ma anche nella capacità che ha di commuovere con la sua freschezza e sincerità, facendoci tornare all’infanzia. Da guardare tutta d’un fiato!

Melancoliae Articoli
Una traduttrice made in Italy appassionata di videogiochi (in particolare j-rpg), fumetti (Bonelli, americani e giapponesi), anime, letteratura fantasy e sci-fi e serie tv.

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