Asteroid City, il trionfo della forma sulla sostanza

asteroid city wes anderson recensione

Voto:

È incredibile che un autore come Wes Anderson, in un solo decennio, sia passato dal cinema più indipendente ad essere uno dei nomi più acclamati e rinomati di Hollywood. Lo scarto rispetto al passato lo si nota da The Grand Budapest Hotel, probabilmente il suo film più famoso e premiato, dove il suo stile così stravagante e meticoloso è arrivato per la prima volta al grande pubblico e agli Oscar in pompa magna, nonostante fosse già stato nominato per il film d’animazione Fantastic Mr. Fox del 2009 e per la sceneggiatura de I Tenenbaum.

In questi ultimi anni di carriera il regista americano ha iniziato a curare maggiormente il comparto visivo, con scenografie, costumi e inquadrature estremamente ricercati e spettacolari, tendendo sempre di più alla dissoluzione narrativa. Se l’esperimento di The French Dispatch poteva considerarsi riuscito, in quanto la frammentazione delle storie in piccoli episodi (prettamente comici) riusciva a tenere alta l’attenzione, lo stesso non si può dire per Asteroid City: qui la narrativa è ridotta a quella di un piccolo episodio del film precedente, ma stirata incredibilmente per arrivare a 1 ora e 40 minuti.

asteroid city telefonata

All’inizio del film il Narratore (Bryan Cranston), in un riquadro 4:3 in bianco e nero, ci racconta la storia del drammaturgo Conrad Earp (Edward Norton), e di come il suo spettacolo teatrale più tormentato sia diventato il suo successo più grande, ovvero la commedia/tragedia “Asteroid City”, rappresentata poi nel film stesso (a colori e in cinemascope) e divisa in atti e scene proprio come a teatro. Ad ogni atto si intervalla inoltre un piccolo segmento di vita del drammaturgo/regista, come se Wes Anderson volesse creare una specie di biopic fittizio in cui la vita dell’autore viene sublimata dalla sua opera, che mutualmente dà e acquisisce un senso alla luce dei fatti privati.

La storia principale è ambientata negli anni ’50 e parla di Augie Steenbeck, padre di 4 bambini (3 gemelle di circa 6 anni e un maschio di circa 12) che si reca ad Asteroid City per la fiera delle invenzioni dei giovani Stargazer, di cui il figlio fa parte. Quello che i bambini non sanno è che in realtà il viaggio dovrebbe proseguire verso casa del nonno Stanley Zak (Tom Hanks), suocero di Augie, perché la loro madre è morta da circa una settimana ma il padre non ha ancora avuto il coraggio di dirglielo. In tutto questo, la piccola città viene messa in quarantena poco dopo la fiera in quanto si è verificato l’impossibile: si è manifestato un alieno e quindi il governo deve assicurarsi che non ci sia nessuna fuga di informazioni.

asteroid city armi

Il film è visivamente splendido, e anche solo il primo piano sequenza, che ci mostra tutta la cittadina che farà da scenografia alla vicenda, è forse il movimento di macchina più ardito e spettacolare che Wes Anderson abbia mai tentato in tutta la sua carriera. L’ambientazione, che richiama molto la fantascienza anni ’50, si unisce perfettamente allo stile del regista, riuscendo a contestualizzare anche narrativamente l’utilizzo di miniature e prop volutamente visibili, e cogliendo appieno l’epoca di pellicole come Il Pianeta Proibito e località come la Route 66.

Nonostante il film contenga l’ironia surreale tipica di Wes Anderson, e alcune sequenze genuinamente divertenti, Asteroid City nella sua interezza si percepisce quasi come un esercizio di stile del regista, sempre più orientato verso l’eccellenza estetica a scapito della coerenza narrativa, che qui rimane a un livello piuttosto basilare sia d’introspezione dei personaggi che di messaggio generale. L’integrazione tra le due narrative, verso un finale indubbiamente interessante, vorrebbe strizzare l’occhio al tormento dell’artista nella creazione delle sue opere, alla capacità di sublimare le proprie gioie e dolori in qualcosa di più grande, senza però fornire uno spunto originale.

Inoltre c’è da considerare che, deviando su questo percorso, la carica emotiva della storia principale si perde inevitabilmente, non dando la giusta rilevanza a queste vicende familiari che sono sempre state il punto di forza dei film del regista, e che qui mancano della solita dolcezza semplice ma profonda.

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È come se Asteroid City volesse essere più di quel che è, presentandosi come un commentario metacinematografico che però non regge il confronto con altri film dello stesso tipo, e privo della narrazione importante che caratterizza quasi tutti gli altri lavori di Anderson. Qui ritroviamo tutti i suoi cliché più noti, ma senza una rielaborazione che renda il film rilevante anche solo nella filmografia del regista, in quanto le stesse tematiche vengono già trattate in modo molto più esteso e originale in altre sue pellicole come I Tenenbaum o Moonrise Kingdom, per nominarne alcune.

La storia degli abitanti della cittadina, interpretati da un cast di grande rilievo sui quali spicca Steve Carell in un ruolo piccolo ma memorabile, si perde in troppe sottotrame che distolgono l’attenzione da quella centrale sull’elaborazione del lutto e l’importanza di catalizzarlo. Al riguardo è importantissimo anche il personaggio di Midge Campbell (Scarlett Johansson), un’attrice metodista che si trova nella stessa dolorosa situazione di Augie, e insieme si sostengono reciprocamente per superare il proprio dolore.

Con la speranza che Wes Anderson riesca nuovamente a bilanciare l’estetica con l’intento narrativo (il suo prossimo film è già stato annunciato e si trova in fase di pre-produzione), o che almeno riesca a uscire dalla sua comfort zone, ritengo a malincuore che Asteroid City sia il capitolo meno memorabile della sua sempre affascinante filmografia. Tuttavia rimane un grandissimo esempio di estetica e di spunti narrativi interessanti, anche se non pienamente sviluppati. È un peccato che questo film porga un grande assist ai detrattori del regista, rappresentando in toto quello che gli è sempre stato recriminato anche nelle sue migliori pellicole. Se spesso certe critiche sono state ingiustificate, questa volta non posso far altro che assecondarle.

Lorexio Articoli
Professare l'eclettismo in un mondo così selettivo risulta particolarmente difficile, ma tentar non nuoce. Qualsiasi medium "nerd" è passato tra le sue mani, e pur avendo delle preferenze, cerca di analizzare tutto quello che gli capita attorno. Non è detto che sia sempre così accurato però.

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