Chorus (PC)

chorus game recensione

Voto:

È ormai più di un anno che siamo ufficialmente nella “next-gen” e, sebbene a livello di software il lancio sia stato anni luce avanti a quello di PS4 e Xbox One, il collasso generale del mercato dell’elettronica ha reso estremamente difficile procurarsi le nuove console, costringendo di fatto anche le software house a ritardare l’uscita di tanti titoli che, altrimenti, rischierebbero il flop.

Chorus è un titolo AA, a metà tra una grande produzione ed un titolo indie, sviluppato da Fishlabs, uno studio interno a Deep Silver che fino a questo momento si era occupato solo di porting o giochi mobile. Data anche la sua natura cross-gen (ma con ottimizzazione per le nuove console) e il prezzo contenuto (40€ al lancio), il gioco si è ritrovato quindi ad essere perfetto per chi, nel periodo delle feste, è rimasto a corto di qualcosa di nuovo da giocare. Ma com’è l’esperienza complessiva?

chorus game ambientazioni

Chorus è un gioco di combattimento spaziale in terza persona, dal gameplay molto arcade e frenetico inserito in un mondo simil open-world (che in realtà è open-map, essendo diviso per sistemi stellari, ovvero grandi aree esplorabili separate da un caricamento), dove affrontare missioni principali, secondarie e incontri casuali a bordo di un’astronave upgradabile. Il problema però sta proprio nella sua natura “a metà”, non solo generazionale ma inerente a tutte le scelte di game design che presenta. Chorus infatti è un titolo mediocre, che cerca di andare fin troppo sul sicuro e lascia l’amaro in bocca per le potenzialità sprecate, che ne avrebbero fatto quantomeno una buona esperienza.

Partendo dalla trama, ci troviamo già davanti a uno dei punti più deboli del gioco, perché la narrazione di Chorus è tra le più approssimative che abbia mai visto. Nara (la protagonista, leggermente ispirata a Senua di Hellbade) è un’ex-pilota della Cerchia, un’organizzazione religiosa che vuole riunire l’universo sotto la stessa fede, che dopo aver causato la distruzione di un pianeta si è data alla fuga, cercando disperatamente di cambiare vita e trovare la redenzione. Il problema però è che già solo nell’incipit, presentato da un filmato iniziale lunghissimo, si trovano così tanti nomi e relazioni complesse tra personaggi che sembra di avere davanti il recap di un capitolo precedente (che però non esiste). Tutto il materiale narrativo del prologo sarebbe bastato per creare una trama avvincente, mentre utilizzato in questo modo, con la protagonista che in medias res conosce tutti e parla apertamente senza presentazioni, lascia solo spaesati e poco coinvolti.

chorus game nara

Questo aspetto è la piaga narrativa più grande, considerando che poi tutto lo svolgimento è basato su eventi che non abbiamo mai vissuto ma solo visto attraverso un riassunto, presentando inoltre personaggi mai nominati prima che però Nara sembra conoscere da anni. Non ci sono grandi colpi di scena e l’unico messaggio che la storia vorrebbe trasmettere, riguardo l’accettazione dei propri lati oscuri e sul vivere la vita senza bisogno di autoflagellarsi per ogni errore, risulta infine debole, incapace di rimanere impresso.

Il gameplay è invece la parte meglio riuscita del titolo. Gli scontri sono frenetici e la complessità dei nemici è sempre crescente, il che si bilancia bene con l’aggiunta progressiva di meccaniche di combattimento per tutta la durata dell’avventura (circa 15 ore alternando con un po’ di secondarie). L’astronave può avere 3 tipi di armi differenti – gatling, laser e missili – che serviranno per giocare a “sasso, carta forbice” con le difese nemiche. La gatling è più efficace sullo scafo standard (barra rossa), il laser sugli scudi (barra azzurra) e i missili sull’armatura (barra gialla). Queste però sono solo tipologie di armi: il gioco mette a disposizione vari modelli di gatling o missili, tutti con modalità di fuoco ed effetti diversi, sbloccabili tramite le missioni secondarie.

chorus game nave

Un altro aiuto poi arriva dai rituali, poteri della protagonista Nara che serviranno per essere più efficienti e letali. Tra questi ci sono, ad esempio, il teletrasporto e un raggio che disabilita i motori delle navi nemiche. Questi poteri sono tutti a ricarica temporale, e sono pensati per essere usati appena possibile, essendo gli scontri avanzati davvero complessi.

Gli unici scontri davvero orribili sono le boss fight, che sembrano uscite dai peggiori anni ’90: bullet sponge, punti specifici da colpire e ripetizioni delle stesse dinamiche per 3 volte per uccidere un nemico. Davvero tediose e insopportabili, soprattutto quelle finali. Altra nota di demerito va al quest design totalmente fuori da ogni logica moderna, che si rifà ai “bei tempi” degli open world Ubisoft: porta gli oggetti, difendi la nave, cerca la nave, uccidi i nemici nella zona. Le missioni, che si tratti di principali o secondarie, hanno sempre lo stesso pattern e questo le rende incredibilmente noiose e ripetitive.

chorus game nara nave

Non essendoci una narrativa interessante a fare da traino, giocare a Chorus si rivela quindi tedioso e noioso dopo poco tempo, e si finisce per evitare il più possibile le missioni secondarie (tanto gli upgrade importanti per la nave sono nelle principali), correndo verso la conclusione. Artisticamente le uniche cose che si salvano sono forse il design delle astronavi (soprattutto quella della protagonista) e gli scorci di universo che si vedono di tanto in tanto. Ogni sistema stellare è infatti caratterizzato in modo diverso e questo non può far altro che bene. Anche qui però l’utilizzo dell’Unreal Engine 4 ai suoi sgoccioli si fa notare non poco, con texture spesso a bassa risoluzione e una carenza di dettagli quasi sconcertante.

Non so se la mediocrità di Chorus sia dovuta solo dalla bassa esperienza di Fishlabs o sia imputabile anche a fattori esterni, ma ciò che risalta anche ad un occhio poco esperto è la completa mancanza di cura per un gioco che sembra essere stato fatto più per dovere che per entusiasmo nei confronti di un’idea interessante. Anche il gameplay arcade di base finisce presto nel dimenticatoio, perché a causa della cattiva gestione delle quest la freneticità dei combattimenti non fa altro che ridursi a rumore bianco e automatismi. Mi dispiace parlare male di titoli come questo, ma purtroppo è impossibile salvare molti degli aspetti di Chorus, e non perché sia ingiocabile, ma perché è sempre desolante vedere qualcosa di così poco ispirato, ma soprattutto senza cuore.

Un ringraziamento speciale a Koch Media

Lorexio Articoli
Professare l'eclettismo in un mondo così selettivo risulta particolarmente difficile, ma tentar non nuoce. Qualsiasi medium "nerd" è passato tra le sue mani, e pur avendo delle preferenze, cerca di analizzare tutto quello che gli capita attorno. Non è detto che sia sempre così accurato però.

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