Mondocane

mondocane film recensione

Voto:

Con la rinascita del cinema di genere in Italia abbiamo assistito, negli ultimi anni, a parecchie pellicole capaci di spaziare dall’horror al poliziesco, e quest’anno c’è stato un focus particolare verso il post-apocalittico, già esplorato ne La Terra dei Figli.

Se però il film di Cupellini tratto dall’omonima graphic novel di Gipi ha un senso più intimista ed è strutturato come un viaggio esistenziale, Mondocane di Alessandro Celli (che firma sia la sceneggiatura che la regia) si avvicina di più ad una crime story alla Gomorra, pur mutuando in parte l’estetica da Mad Max e quel filone di apocalisse “folle” che però richiede grande cura per risultare credibile. L’ultimo film di George Miller, Fury Road, non a caso è un capolavoro totale che nel 2015 ha ridefinito il genere, e a cui tutti si sono ispirati successivamente.

mondocane personaggi

In Mondocane si narra della Taranto del futuro, ormai recintata e isolata come in 1997 – Fuga da New York a causa dell’Ilva, e diventata rifugio di criminali e senzatetto, mentre all’esterno è stata costruita una “New Taranto“, divisa per settori e classi sociali. Pietro e Christian, due bambini di 13 anni che vivono sotto la protezione di un vecchio barbone, al quale però devono anche obbedire in ogni momento, viene sconvolta quando gli viene proposto di bruciare un negozio della nuova Taranto per poter entrare a far parte della Gang delle Formiche.

Questa banda criminale gestisce tutta la zona, e viene costantemente braccata dalla polizia che tenta di scoprire l’ubicazione della loro base segreta, il Formicaio, nella quale vive il loro capo Testacalda (Alessandro Borghi). La particolarità di questa banda è inoltre quella di essere formata principalmente da bambini e ragazzini raccolti dalla strada e cresciuti da Testacalda insieme ad altri 3/4 luogotenenti adulti, il tutto per sviare la polizia ancora più facilmente ed evitare che questa uccida i suoi membri.

mondocane testacalda

La pellicola di Alessandro Celli ha un ottimo soggetto e potenzialmente avrebbe avuto la forza per generare tanti spunti di riflessione in merito a un territorio che anche ora, nella realtà, è così controverso da essere distopico senza bisogno di aggiunte fantascientifiche. Purtroppo, però, nella sceneggiatura scritta a quattro mani con Antonio Leotti il potenziale diviene per la maggior parte sprecato o inespresso, finendo per banalizzare dei temi che potevano essere molto interessanti.

Il rapporto tra i due ragazzi, cresciuti come fratelli ma dalle personalità opposte  – Pietro più intraprendente e spavaldo, Christian più riflessivo e timido – che poi esploderanno in un’accesa rivalità dopo l’entrata nella banda delle Formiche fino a invertirsi nei ruoli, è concettualmente molto bello. Anche il personaggio di Testacalda, così tranquillo e giocoso con tutti i bambini che raccoglie dalle strade, quasi come fosse un padre, ma che scoppia in momenti di follia quando le cose vanno male o i ragazzi non seguono i loro ordini (finendo anche per torturarli), è nella teoria un altro punto di forza. C’è poi la storia esterna di una bambina, interpretata da Ludovica Nasti, costruita per mostrare il nuovo governo classista e ipercapitalista della New Taranto, che poteva essere altrettanto interessante. Il problema è che tutti questi elementi non vengono minimamente sviluppati.

mondocane pietro e christian

Il rapporto tra i due ragazzi, più che rimanere ambiguo e psicologicamente labile, diviene solo un susseguirsi di situazioni nelle quali prima comanda uno e poi l’altro, fino all’inevitabile separazione. Anche lo scambio di ruoli è messo in scena in modo così piatto che non aggiunge nulla alla psicologia dei due personaggi, che divengono bidimensionali per l’incapacità di andare oltre alla mera trama. Allo stesso modo il personaggio di Alessandro Borghi diventa una macchietta che non riesce a dar forza ad un bipolarismo inquietante, ma sembra solamente due personaggi diversi raccolti in uno solo, con l’attore che nei momenti di follia ricorda i suoi personaggi crime romani, ma in versione pugliese.

Il mondo esterno alla Taranto evacuata, poi, non viene minimamente approfondito, il che porta a chiedersi perché la nuova città sia stata costruita secondo un governo così distopico e classista. Se l’unico problema è la zona tossica dell’ilva, che si può anche credere sia finita in mano alla criminalità, cos’altro ha portato all’istituzione di uno stato di polizia? Anche nel resto dell’Italia è così? L’Ilva era così importante per la nazione da far cambiare completamente forma di governo? Probabilmente non lo sapremo mai, lasciando la motivazione solamente a “è il futuro”.

mondocane taranto

Purtroppo si tratta di un futuro anche poco ispirato, perché se da una parte la zona “post-apocalittica” della vecchia Taranto è davvero in stile Guerrieri della Strada, con un’estetica punk molto azzeccata, tutte le zone della città ricostruita sanno di fantascienza di inizio anni 2000, ma con un design rimasto agli anni ’80 che ricorda Supercar. Lo stesso si può dire anche alla CG di qualità mediocre, che rende plasticosi tutti gli edifici e gli effetti visivi, senza riuscire ad integrarli nelle ambientazioni reali.

La regia di Celli è di mestiere, ma ogni tanto ha anche delle trovate originali per mostrare determinate scene; quello che non funziona è la direzione degli attori che, essendo principalmente bambini, finiscono facilmente fuori parte. In ogni caso l’aspetto peggiore forse è la fotografia, completamente patinata e satura di un filtro giallognolo degno del meme “Mexico in American Movies”, che non riesce a dare profondità agli elementi sul set finendo per renderli troppo puliti, come fossero delle figurine, straniandoli completamente dal contesto.

mondocane bambina

Questo progetto prodotto da Matteo Rovere, sicuramente originale negli intenti (almeno per il cinema italiano) ed ambizioso – come del resto tutte le sue produzioni, anche quelle da regista – pecca purtroppo nella poca profondità data a tutto l’impianto tecnico e narrativo, volendosi basare principalmente sulla figura di Borghi e su un soggetto sicuramente valido, sviluppato però frettolosamente e senza davvero fornire nulla allo spettatore che non siano 1 ora e 50 di già visto, un tempo che personalmente ho percepito come almeno il doppio.

Quello che mi fa più arrabbiare è che Mondocane avrà più risonanza e favore da parte del pubblico già solo per la presenza di Borghi e Rovere, rispetto ad un (quasi) capolavoro del genere come La Terra dei Figli, dal momento che Claudio Cupellini è molto meno conosciuto nell’ambito degli appassionati della fantascienza, ma soprattutto perché il suo è un film personale e molto meno commerciale, a partire dall’estetica.





Lorexio Articoli
Professare l'eclettismo in un mondo così selettivo risulta particolarmente difficile, ma tentar non nuoce. Qualsiasi medium "nerd" è passato tra le sue mani, e pur avendo delle preferenze, cerca di analizzare tutto quello che gli capita attorno. Non è detto che sia sempre così accurato però.

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