Chernobylite (PC)

Chernobylite game

Voto:

Ciò che accadde a Pripyat, in Ucraina, in quell’infausto Aprile del 1986 ebbe un’influenza enorme non solo sulla vita e sulla salute delle popolazioni e della biosfera della zona, ma anche sull’assetto geopolitico europeo. Un evento così straordinario da configurarsi come fonte d’ispirazione ideale per numerose opere d’intrattenimento, dai libri alla musica, passando per film e fumetti, forte di un nemico riconoscibile (l’uomo e la sua tracotanza), con la natura violata nel suo cuore e un paesaggio così tanto esteticamente riconoscibile da diventare mitico ed iconico.

Chernobylite ambientazione
L’ambientazione di Chernobylite è assolutamente mozzafiato con la Zona di Esclusione riprodotta spesso con dovizia di particolari.

Il team di The Farm 51, con Chernobylite, pesca a piene mani dall’immaginario post-nucleare e tenta di unire la propria peculiare visione di gioco, fatta di una moltitudine di sottogeneri che convivono insieme, a numerosi rimandi a titoli come (tra i più palesi) S.T.A.L.K.E.R. e Metro, senza però dimenticare l’importante lascito di Fallout. Un mix sulla carta interessante, che è riuscito a catturare l’attenzione della community e della stampa di settore, grazie anche ad una resa dell’ambientazione di prim’ordine.

Il gioco vi metterà nei panni di Igor, scienziato dotato di un ingegno e di un acume senza eguali, che decide di tornare nella Zona di Esclusione (l’area intorno alla centrale di Chernobyl) a più di 30 anni dalla catastrofe per ritrovare la fidanzata, Tatyana, scomparsa il giorno dell’incidente. Quest’ultima da tempo tormenta Igor nei suoi sogni, portandolo in uno stato in cui è diventato quasi difficile scindere realtà e immaginazione.

In seguito all’esplosione del reattore numero 4, inoltre, intorno alla centrale si è iniziata a formare una nuova materia minerale di colore verde, ribattezzata chernobylite, sulla quale si sono riversati non solo gli studi di Igor ma anche, e soprattutto, gli interessi di una potente compagnia di mercenari chiamata NAR che è, a tutti gli effetti, la fazione antagonista del gioco. Sebbene il chernobylite sia in grado di sprigionare una potenza enorme, e quindi faccia gola alle grandi potenze, la sua presenza sembra essere collegata all’apparizione di mostruose entità ultradimensionali capaci di varcare lo spazio e il tempo attraverso dei wormhole (un po’ come può fare Igor con la sua speciale pistola al chernobylite).

Chernobylite mostri
Le entità ultradimensionali presenti in Chernobylite

Come si può facilmente intuire, quindi, la trama viaggia in sincrono su due livelli: uno più ampio che coinvolge una fitta rete politica fatta di segreti, menzogne e misteri, e un altro più personale che riguarda Igor e la ricerca della sua amata. Per quanto sia rintracciabile, nella parte centrale dell’esperienza, una certa stanchezza narrativa, la chiusura delle vicende riesce sapientemente a mischiare i due layer e a fondere la storia in maniera interessante. Non parliamo di certo della miglior trama mai vista in un videogame, ma non si può che avere una buona opinione di The Farm 51 per quanto visto in questo ambito, qualunque sia il finale a cui si arrivi. In tal senso aiutano anche un villain decisamente intrigante e dei comprimari che, pur avendo una caratterizzazione a volte sopra le righe, sanno donare non pochi momenti interessanti.

La struttura ludica di Chernobylite poggia su un impianto che, come già accennato, fa apertamente riferimento ai capolavori del genere, mischiando influenze diverse senza però, purtroppo, convincere appieno né nelle sue singole parti né nella visione d’insieme. È lodevole la quantità di idee con cui The Farm 51 ha costellato il gameplay di Chernobylite, facendo di conseguenza ben sperare per il futuro della software house, tuttavia il risultato è poco più che sufficiente.

Chernobylite gunplay
Il gunplay di Chernobylite non rappresenta il meglio che il genere possa offrire.

Di base parliamo di un FPS con una fortissima spinta sull’aspetto survival, che si intreccia con un’ingombrante sezione manageriale in cui si dovranno gestire i bisogni dei propri alleati e costruire il proprio rifugio. La fin troppo sbandierata influenza horror che il gioco vanta nei trailer promozionali, in realtà si riduce ad un paio di jumpscare e alle ben poche apparizioni delle sopra menzionate entità ultradimensionali, esseri bipedi/umanoidi mal caratterizzati e modellati.

Ciò che funziona davvero bene è, invece, la componente tipicamente roguelite che gestisce il fattore morte nel gioco. In Chernobylite non esiste il game over e ogni volta che Igor perirà sul campo di battaglia avrà l’opportunità, passando per un tunnel temporale, di riscrivere le fasi della propria storia, di rivedere le scelte prese durante il proprio percorso e di cambiarle. Badate bene che il gioco vi porrà di fronte un’enorme moltitudine di bivi che avranno influenze pesanti su gameplay e trama. Vi basti, come esempio, la mia esperienza personale: nella mia run ho ucciso il compagno di un mio potenziale alleato il quale, nella missione finale, ha pensato bene di cecchinarmi per vendicarsi. Se avessi preso una scelta differente avrei potuto, invece, contare sul suo aiuto.

Nonostante quindi possa tornare utile morire, per meglio bilanciare questa meccanica e renderla meno vantaggiosa The Farm 51 ha pensato bene di far perdere al giocatore un numero imprecisato di risorse dopo ogni morte. Tutto ciò va a discapito dei bisogni posti dalla gestione della nostra base, che necessita continuamente di crafting per nuove strutture e accessori. Questo porta a rendere il suicidio una scelta poco consigliabile e, al contempo, dona interesse e profondità alla morte del giocatore qualora questa avvenga.

Chernobylite whorm-hole
Quando morirà Igor si ritroverà in wormhole come quelli di quest’immagine, in cui si potrà cambiare il corso degli eventi.

Il proprio rifugio funge da hub centrale di gioco. Di notte si passerà il tempo a migliorare la propria struttura e di giorno, invece, si invieranno in esplorazione gli alleati (fino ad un massimo di 5) e si deciderà di quale missione occuparsi personalmente. Per quanto sia possibile mandare in avanscoperta i nostri comprimari anche nelle missioni principali, ovvero quelle che permettono alla trama di progredire, questi non potranno però terminarle e si limiteranno a ripulire la zona in modo tale da lasciare a noi il compito di scegliere che strada prendere quando messi di fronte agli inevitabili bivi. Attraverso i propri alleati, inoltre, Igor può spendere i punti esperienza accumulati durante le missioni andando così a migliorare aspetti come la furtività, la raccolta delle risorse, la resistenza e quant’altro. Questa meccanica tipicamente RPG, sebbene semplicistica e poco approfondita, si lega bene con la struttura di gioco e aggiunge la profondità necessaria al gameplay.

Il mix sinora descritto funziona bene, ahimè, solo nelle prime ore di gioco e in prossimità della fine, dove il gran numero di scelte prese durante la storia si sintetizza in modo perfetto. La parte centrale, purtroppo, pone il giocatore di fronte a missioni ripetitive che evidenziano alcuni difetti dell’esperienza, come il gunplay ruvido e poco preciso (che probabilmente vorrebbe imitare quello di Metro ma manca chiaramente il bersaglio), una pressoché nulla diversificazione dei nemici e un’intelligenza artificiale avversaria ai limiti della decenza. Per fortuna, per quanto semplice, il sistema alla base delle meccaniche stealth funziona meglio del resto e, nonostante il gioco prometta la completa libertà d’approccio agli scontri, potendo scegliere tra costruzione di trappole, sparatorie e furtività, alla fine il giocatore più attento alla gestione della salute di Igor e delle risorse dell’inventario opterà per l’approccio stealth, obiettivamente il più riuscito.

Lo stesso sistema di crafting e di controllo del proprio rifugio risulta spaesante e poco sfruttato malgrado, sulle prime battute, sembri offrire grande profondità. Un po’ come visto già nella creazione degli accampamenti di Fallout 4, si potranno fabbricare posti letto, costruire alloggi dotati dei comfort più svariati e così via. Il tutto, però, stanca quasi immediatamente, portando il giocatore a curare questo lato dell’esperienza il minimo per garantire la sanità fisica e mentale dei propri comprimari.

Chernobylite rifugio
All’interno del rifugio si potranno anche piantare erbe e verdure utili alla creazione di pomate e unguenti.

In ultimo bisognerebbe analizzare la pochezza e la scarsa dimensione delle mappe esplorabili. Intorno alla centrale di Chernobyl si trovano le 5 aree dove si ripetono le missioni di gioco, siano esse principali o secondarie. Nonostante sia stato fatto un lavoro a dir poco eccellente sulla restituzione dell’ambientazione, grazie anche alla scansione 3D di alcune aree di Pripyat, le mappe di gioco sono troppo piccole per risultare varie anche dopo diverse ore, e troppo poco diversificate per rimanere impresse nella memoria.

Sotto il piano artistico c’è davvero poco da eccepire, a parte una modellazione dei nemici scarsamente originale. L’area di Chernobyl dona una sensazione di estrema oppressione e pericolo e la palette cromatica scelta è a dir poco perfetta. La colonna sonora, pur non facendo gridare al capolavoro, si allinea perfettamente alla bontà generale della produzione e riprende le melodie tipiche delle culture dell’Est Europa. Dal lato tecnico, nella mia prova il tutto è rimasto ancorato graniticamente a 60fps, con dettagli settati su ultra, e a 1080p anche in presenza di foliage fitto intorno alla foresta rossa. Altalenante la qualità del doppiaggio inglese, con linee spesso recitate in maniera esageratamente accorata, invece ottima la localizzazione italiana dei testi, sia nei menù che nei dialoghi.

Chernobylite modalità foto
Uno scatto ottenuto attraverso l’ottima modalità foto di cui Chernobylite è dotato.

La mia esperienza con Chernobylite è stata in larga parte positiva. Il gioco di The Farm 51 ha tra le sue caratteristiche migliori l’ottimo lavoro fatto sulla resa dell’ambientazione, l’interessante trama e la perfetta gestione di meccaniche tipicamente accostabili al genere roguelite. Nonostante sia lodevole la quantità di idee che il team ha inserito in questo FPS/survival, avrei preferito fosse prestata più cura al bilanciamento del gameplay e alla creazione di situazioni di gioco meno ripetitive. In ogni caso si tratta di un gioco venduto ad un prezzo più che corretto che non dovrebbe mancare nelle librerie di chi, come me, adora tutto ciò che rientri nel genere post-nucleare.

Special thanks to All in! Games

Vivo nella costante speranza che venga finalmente costruita un'astronave per Namek. Nell'attesa, tra una tazza di caffè d'orzo e una pizza Hawaiiana, impiego il mio tempo videogiocando e discutendo di argomenti che non interessano a nessuno. Nelle ore diurne sono un architetto.

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