Bianca – Little Lost Lamb, di Paolo Margiotta e Francesca Perrone

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Bianca – Little Lost Lamb è un fumetto che non ha mezzi termini: o viene compreso o meno, o viene amato o detestato e l’unica certezza è che scuoterà i vostri animi. Tutti abbiamo delle credenze e degli ideali, una morale che riteniamo impossibile da mutare, eppure sul nostro cammino potrebbe presentarsi qualcosa in grado di cambiare il nostro punto di vista, magari proprio Bianca.

Shockdom decide nuovamente di puntare su artisti emergenti ed ancora una volta vince la sua scommessa, perché i testi di Paolo Margiotta e le tavole di Francesca Perrone alzano ulteriormente l’asticella qualitativa della casa editrice.

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Superficialmente, Bianca – Little Lost Lamb potrebbe sembrare l’ennesima storia con l’eroe che sopravvive ai nemici ed alle avversità per poi tornare più forte di prima a vendicarsi, ma Margiotta riesce a plasmare questo semplicissimo concept dandogli nuova forma, dotando il racconto di una profondità nelle tematiche a dir poco sorprendente.

In questa graphic novel c’è sempre più di quel che sembra, affronta innumerevoli argomenti da scoprire sia durante la lettura che dopo, a freddo. Il rischio di mettere così tanta carne al fuoco di solito è quello di sfociare nel caos, soprattutto quando si tratta di un volume decisamente non ingombrante come questo, ma qui non accade perché non si perde mai il focus sulla traccia principale e tutte le altre riflessioni nascono spontanee grazie a piccoli suggerimenti disseminati dall’autore, a volte più espliciti, altre più sottili e difficili da cogliere al volo.

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Per offrirvi un quadro più chiaro del fumetto, occorre spiegarvi chi è Bianca. La protagonista della storia è una piccola agnellina, l’unica superstite di un massacro di suoi simili, lasciata in vita da un branco di grossi felini solo per poter crescere e a sua volta diventare cibo per i predatori. Bianca cresce, ma si rifiuta di essere una semplice preda e di vivere nella paura, al che diventa lei stessa una predatrice armandosi (essendo sprovvista di zanne o artigli).

Bianca però non è “solo” vendetta. Prima di tutto, almeno secondo me, incarna anche la vera essenza della ribellione, non tanto verso le etichette che gli individui si attribuiscono tra loro, ma verso lo status che il mondo stesso assegna ai singoli: lei si oppone con con fibra del suo essere alla sua natura di preda e l’unico modo di uscire da quest’ordine naturale è quello di armarsi. Nel mondo ci saranno sempre prede e predatori e l’evoluzione impiega secoli affinché si vedano dei cambiamenti fattuali, allora quale soluzione migliore se non quella di ricorrere all’ingegno? Questa pratica non vi sembra avvicinare la nostra agnellina agli esseri umani?

È qui, quando l’attenzione si sposta dalla sua candida pelliccia allo sguardo pieno d’odio, che la protagonista diventa terribilmente umana. Che gli esseri umani abbiano sfidato troppo la natura tanto da non farne quasi più parte? Come già anticipato questo fumetto offre infiniti spunti di riflessione ed ovviamente voglio lasciare a voi il piacere di scoprirli tutti.

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L’intero fumetto condensa la crescita interiore di Bianca assieme a quella dei personaggi (sia positivi che negativi) che le gravitano attorno. Non esistono “tipi” perché ogni personaggio che ci viene presentato è unico, ben caratterizzato ed ha un suo senso all’interno della trama, proprio per questo riescono a trasmetterci tanto a livello emozionale e dare tantissimi spunti per riflettere.

In tutto questo marasma emotivo, troneggiano i disegni di Francesca Perrone. L’autrice riesce sempre ad indirizzare lo sguardo dove serve (pur realizzando tavole piene di dettagli) e a trasporre totalmente la follia vendicatrice che consuma Bianca, arrivando a rappresentare determinati momenti drammatici con uno stile differente, che colpisce dritto all’anima.

L’unica cosa che posso considerare come “nota negativa” (le virgolette sono d’obbligo trattandosi di un’inezia e di un parere molto soggettivo) è il vestiario scelto per i personaggi: sono tutti animali antropomorfi, solo che alcuni indossano dei perizomi mentre altri solamente dei mantelli. Nel rappresentarli in modo così umano e ben fatto, forse avrei preferito una maggiore coerenza estetica, dal momento che se alcuni sentono il bisogno di coprire determinate parti del corpo, non vedo perché per altri non debba essere lo stesso. Esteticamente il fumetto è perfetto così com’è, ma pensandoci a freddo qualcosa non mi torna in questo senso.

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Bianca – Little Lost Lamb è una storia di vendetta, ma anche del peso che ne consegue, della furia cieca che la affianca e del vuoto che arriva alla fine. È un racconto di crescita, ricerca di uno scopo, introspezione. Questo fumetto potrebbe cambiarvi: leggetelo, rifletteteci su e capite se siete prede o predatori.

Un ringraziamento speciale a Shockdom

Nina-chan Articoli
Dolce, carina, coccolosa, sadica, affascinata dall'horror e dal creepy... insomma, gli opposti convivono in me. "Mani in pasta" ovunque con collaborazioni tra sceneggiature, recensioni, gestione di disegnatori ed autori, sono loro il mio mondo. Datemi libri, non fiori.

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