Captain America: Civil War

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Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Le abilità straordinarie di cui sono dotati gli Avengers impongono quasi loro di ergersi a difensori del resto dell’umanità, spesso contro minacce al di sopra di qualsiasi immaginazione, ma a quale prezzo? Gli edifici che vediamo crollare durante le loro epiche battaglie non di rado possono avere al loro interno persone, che un momento prima osservano dalle finestre con ammirazione e speranza i loro eroi difenderli dal male, un attimo dopo si ritrovano sepolti dalle macerie proprio sotto i colpi di questi, che ignari delle vittime innocenti che si lasciano alle spalle proseguono nella loro difesa della Terra.

In Captain America: Civil War, come già fatto anche nelle serie Netflix Daredevil e Jessica Jones, la Marvel continua a mostrare il rovescio della medaglia del mondo dei supereroi, non poi così rose e fiori come eravamo abituati a pensare. Alla base del conflitto tra Tony Stark e Steve Rogers ci sono proprio queste riflessioni: a Tony pesano sulla coscienza le vite di quegli innocenti e pensa che la situazione stia sfuggendo di mano agli Avengers, quindi si convince a firmare un trattato ratificato da 117 nazioni, nel quale è previsto che la squadra di eroi si ponga sotto il controllo delle nazioni unite con regole ben precise che prevederebbero l’arresto qualora violate; Rogers non è certo meno empatico di Stark, ma si oppone perché teme che tutto questo possa avere risvolti negativi inquietanti, che nelle mani sbagliate un accordo del genere potrebbe renderli nient’altro che marionette inconsapevoli al servizio di questo o quell’altro interesse politico o economico. Tutti gli altri Avengers si dividono quindi in due schieramenti in base a queste due linee di pensiero, secondo quello che sentono essere più giusto. Ecco, quando torna in mente lo slogan “tu da che parte stai?” durante la visione del film, ci si rende conto che effettivamente non è facile decidere a chi dare ragione, perché le motivazioni di entrambi i leader sono spiegate in maniera impeccabile e risultano a pari merito sensate e comprensibili.

Cap Civil war (1)

La faccenda si complica quando il primo nemico che gli Avengers “regolamentati” devono affrontare è Bucky Barnes (il soldato d’inverno), tornato a combinare disastri apparentemente ancora sotto il controllo dell’Hydra. Per Rogers la situazione non è molto chiara e intende far luce lui stesso su quello che sta succedendo, mosso anche dal fortissimo legame d’amicizia che lo lega a Bucky, impedendo che gli venga fatto ingiustamente (secondo lui) del male e quindi diventando un fuorilegge secondo le nuove norme stabilite. E’ qui che il nome di Captain America nel titolo acquista il suo significato: Civil War è a tutti gli effetti un film corale in cui viene dato spazio a tutti i personaggi, hanno tutti un ruolo più o meno importante all’interno della trama, oltre a battute e scene a loro dedicate, ma il fulcro di tutto ciò che accade rimane sempre Cap.

civil war spiderman

Rimanendo in tema di personaggi, insieme a quelli che abbiamo già avuto modo di conoscere nei film precedenti ci sono due new entry importanti. Black Panther, a parte il costume fantastico e una buona caratterizzazione, si è rivelato anche una presenza costante all’interno della storia, acquistando un particolare peso nella prima scena dopo i titoli di coda. Poi c’è lui, Spider-Man, finalmente tornato in casa Marvel dopo un periodo fin troppo lungo nelle mani di Sony Pictures. Lasciate stare i pregiudizi sulla giovane età dell’attore o chissà cos’altro, qui siamo davanti allo Spidey definitivo, sia per quanto riguarda il costume perfetto che nella caratterizzazione: essendo il più giovane della compagnia è evidentemente il più impacciato in alcune situazioni, parla continuamente, spesso a sproposito facendo battute idiote, e si lascia trasportare dall’emozione. A lui poi sono legati alcuni dei momenti più divertenti del film, in particolare quando Tony va a reclutarlo a casa e rimane colpito dalla bellezza della zia May, qui più giovane di quanto dovrebbe essere, innescando anche un giochino di autoironia della Marvel riguardo questi cambiamenti, realizzato così bene da poter mettere finalmente a tacere i criticoni. Anche se Parker, con o senza costume, appare per un minutaggio abbastanza contenuto, questo è sufficiente per comprendere il suo carattere e ciò che grosso modo potremmo aspettarci dal personaggio nel prossimo film a lui dedicato.

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Il lavoro svolto sulla sceneggiatura (da Christopher Markus e Stephen McFeely, che hanno scritto anche i precedenti film su Captain America) è ottimo e come conseguenza la struttura del film è solida, priva di buchi evidenti o eccessivi cali di ritmo, con dialoghi ben scritti che riescono a coinvolgere lo spettatore e pochi, ma ottimi, colpi di scena: lo so, vi state morbosamente chiedendo chi muore, ed effettivamente c’è un colpo di scena riguardante la morte di alcuni personaggi, ma nessuno di quelli che vi aspettereste. Un progetto così ambizioso poteva facilmente crollare come un castello di carte senza la dovuta attenzione e c’è da riconoscere che ciò che sono riusciti a creare va ben al di là delle più rosee aspettative, ma non per questo privo di alcune problematiche. Innanzitutto c’è davvero tanta, ma tanta carne al fuoco, accadono talmente tante cose che alla fine della visione farete fatica a ricordare tutto e mancano scene che si imprimano davvero a fuoco nella memoria. Poi c’è che per la maggior parte del film si respira un’atmosfera piuttosto seria e dai toni maturi, viste anche alcune delle tematiche trattate, con un umorismo ben dosato e mai invadente come spesso accade in altre pellicole Marvel, stavo rimanendo piacevolmente sorpreso da tutto questo, ma ci dev’essere stato un momento in cui la Disney ha preteso di prepotenza un po’ di brio in più, ed ecco che in uno degli scontri principali tra i due schieramenti cominciano a partire battute a caso, che per carità fanno anche ridere e sorridere, ma sono completamente fuori contesto e tendono a togliere credibilità alla battaglia, facendola quasi sembrare una scherzosa baruffa a scappellotti tra amici.

Da un punto di vista più tecnico, invece, siamo davanti a un cinecomic impeccabile. Gli effetti speciali sono di eccellente qualità, risultano sempre molto credibili e mai eccessivi, salvo qualche rara sbavatura; le scene d’azione, incredibilmente spettacolari, sono girate in maniera perfettamente comprensibile e, sebbene a tratti la regia sia po’ “sporca”, non è mai confusionaria e si riesce a seguire tutto. Non fraintendetemi, non è che ci siano mai grandi guizzi di genialità tanto nella regia quanto nella fotografia, ma in particolare nelle scene in cui si scontrano personaggi con diversi poteri, tra i quali Ant-Man che è il più rognoso da gestire secondo me, funziona tutto alla grande e i fratelli Russo mi hanno sinceramente sorpreso per come sono riusciti ad orchestrare queste sequenze. Certo, c’è da dire che uno degli espedienti essenziali per un risultato del genere è stato l’utilizzare un numero di personaggi limitato: se avete visto i trailer vi ricorderete la scena dei due schieramenti che si corrono incontro per darsi battaglia, che più che una guerra civile sembrava una rissa di strada qualsiasi, ma fidatevi, quella parte del film è migliore di quanto possiate minimamente immaginare. Ho apprezzato che qui non si sfoci mai in una lotta super epica e apocalittica, spesso queste cose mi danno noia dopo pochi minuti, infatti ritengo uno dei combattimenti migliori quello dove i soli Iron Man, Captain America e il Soldato d’Inverno se le danno violentemente (mai troppo, per carità, che sennò Topolino s’incazza) in uno spazio abbastanza ristretto e in maniera estremamente fisica.

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Cazzottoni is the way

Captain America: Civil War è imperdibile per tutti gli appassionati dei film sui supereroi, si inserisce sicuramente tra i migliori realizzati finora per il Marvel Cinematic Universe, all’interno del quale segna anche un importantissimo punto di svolta narrativo, e soddisfa pienamente le aspettative che ha alimentato prima della sua uscita. Forse gli unici che potrebbero avere qualcosa da ridire sono i puristi dei fumetti, ma direi che ormai l’hanno capito anche i sassi che per fare le cose per bene il cinema ha bisogno di scendere a compromessi, quello che conta alla fine è la qualità del film a sé stante, indipendentemente dall’opera di partenza da cui è tratto.

RocketSimoon Articoli
Appassionato di film e videogiochi da quando c'erano ancora videocassette e floppy disk, da meno tempo anche di serie tv. Sono curioso per natura e per questo non specializzato in un unico genere, ma tendo a preferire horror, thriller e azione.

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