The Deadly Tower Of Monsters (PS4)

Voto:

Molti videogiochi indie hanno un grande pregio: quello di sopperire alla mancanza di grandi risorse con idee eccezionali. The Deadly Tower Of Monsters dei cileni ACE Team è appunto uno di quei titoli che fa di una grande idea, ottimamente sviluppata, il suo maggior punto di forza.

il-pianeta-proibito-poster-italia-2_midIl gioco sostanzialmente si finge altro, di preciso la riedizione in DVD di un B-movie fantascientifico degli anni ’50 circa, arricchito dal commento del suo discutibile regista Dan Smith. La storia del film narra le gesta di Dick Starspeed (che in Italiano diventa “Pipino”, e per forza aggiungerei, che lavoro ingrato quello dei traduttori) la cui astronave precipita su un pianeta alieno, sul quale lo aspettano numerosi pericoli e un malvagio imperatore che si trova in cima alla LETALE TORRE DEI MOSTRI™, ma anche dei validi alleati: il suo assistente perduto Robot e la bella Scarlet Nova. I personaggi principali sono ispirati a Il Pianeta Proibito del 1956, citato anche negli artwork del gioco. Da buon film della serie so bad it’s so good, vi troveremo un’accozzaglia incredibile di diversi elementi come dinosauri, scimmie parlanti, alieni, e tanti altri trafugati a piene mani da successi conclamati come “Il pianeta delle scimmie” o “Mars attacks!” Tralasciando la trama superficiale del “film” stesso, la parte migliore sono gli esilaranti commenti del regista, che tenta di darsi anche un tono da grande professionista, ma lascia trasparire inevitabilmente la sua natura d’incapace. Fantastica la cura nel rendere tutto coerente: non mancheranno creature animate in stop-motion, cavi ben visibili che tengono sospese le cose in volo, microfoni che appaiono agli angoli dell’inquadratura, palesi pupazzi che fanno da controfigura ai personaggi e tanto, ma proprio tanto altro.

Innumerevoli le rotture o quasi della quarta parete, col gioco che si finge un film, ma viene detto dal regista che ci sono spunti adatti per farne un videogioco, o ancora quando viene spiegato perché l’attore rompe scatole in giro per il set e perché i nemici si tramutano in oro. Davvero, non si smette mai di ridacchiare di gusto e stupirsi per le geniali trovate presenti in questo titolo. Con un protagonista di nome Dick vi lascio poi immaginare quanto si sia giocato su alcuni doppi sensi, e non vi preoccupate, il gioco è interamente in Inglese con sottotitoli e testi in Italiano, quindi i più anglofoni riusciranno a gustarsi tutte le battute senza le (piccole) modifiche dovute all’adattamento. Purtroppo c’è da aggiungere che, chi non riesce molto a comprendere l’Inglese parlato, in un gioco movimentato come questo avrà difficoltà a seguire i numerosi sottotitoli relativi al commento del regista.

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The Deadly Tower Of Monsters è un gioco in visuale isometrica, nel quale troviamo mixati armoniosamente elementi da hack’n’slash, twin stick shooter e platform, conditi da piccoli puzzle ambientali. Il nostro personaggio potrà portare con sé un totale di 4 armi per volta: 2 mêlée e 2 da distanza; complessivamente queste sono tante e ben differenziate tra di loro, consentendo quindi al giocatore di adottare lo stile che preferisce, il loro design poi è magnifico, perché spesso sembrano davvero oggetti di scena creati alla buona con quello che c’era a disposizione e anche tra di esse non mancano le citazioni: vi dico solo che ad un certo punto troverete una spada laser. Non finisce qui, perché potremo potenziare le armi che più ci piacciono tramite oro e particolari ingranaggi da raccogliere in giro per le mappe, caratteristica che spinge molto anche all’esplorazione.

Le fasi platform sono ben realizzate ed interessanti, poiché oltre al semplice salto si basano anche sull’utilizzo di un jetpack e del teletrasporto, entrambi utili nelle cadute da grandi altezze. Ad esse sono strettamente correlati dei puzzle ambientali di difficoltà medio/bassa che ho trovato comunque divertenti.

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Inizialmente ho detto che nel gioco troviamo 3 personaggi, ebbene sono tutti utilizzabili, ma solo uno per volta. La loro scelta non si riduce semplicemente a una questione di simpatia per l’uno o l’altro, ma si rivela fondamentale per poter proseguire. Ogni personaggio ha infatti delle abilità speciali: Dick ha delle mine esplosive che possono distruggere (o meglio sgonfiare…giocateci e capirete) degli enormi blocchi di cemento, Scarlet ha la super velocità per oltrepassare dei tappeti rotanti che si muovono nella direzione opposta e Robot può attivare degli interruttori grazie ad una scarica elettrica. E’ possibile anche spendere dei punti abilità per migliorare la loro salute o altre caratteristiche, che saranno comunque condivise da tutti e 3, così come l’equipaggiamento delle armi. Tutte le modifiche effettuabili riguardo armi o personaggi sono possibili solo per mezzo di terminali specifici, per fortuna raggiungibili anche grazie ad un sistema di trasporto rapido, che ci consentirà in qualsiasi momento di tornare ai checkpoint attivati.

Ma come, punti abilità, potenziamento delle armi..ci sono anche elementi da RPG? No. Non ci sono statistiche né altro che possa ricordare vagamente un gioco di ruolo, questa caratteristica è trattata in maniera molto leggera, semplicemente vi accorgerete, ad esempio, che le armi potenziate abbattono i nemici più rapidamente.

Tutta la parte relativa al gameplay si è rivelata insomma molto varia e divertente, adatta a qualsiasi tipo di giocatore e immancabilmente accompagnata da tanto umorismo. Arricchiscono il tutto alcune missioni secondarie, che per la maggiore sono abbastanza idiote e divertenti da spingere il giocatore a completarle con piacere.

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Notare il palese fantoccio/controfigura in mano al gorilla

La pecca più grande del gioco risiede negli aspetti tecnici, primo fra tutti un frame rate ballerino anche in situazioni non particolarmente concitate e qualche fastidioso bug: non sarà raro rimanere incastrati da qualche parte senza motivo. Io in particolare sono incorso anche in un paio di freeze pesanti che mi hanno fatto temere si stesse bloccando tutto. I modelli poi sono abbastanza grezzi e le animazioni risultano appena sufficienti. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che è una chiara scelta stilistica perché vuole sembrare un B-movie e quindi è una cosa fatta appost..NO. Mi sembra abbastanza chiaro che si sia unito l’utile al dilettevole per giustificare una mancanza di mezzi con la scusa dello stile adottato. Il filtro da film anni ’50 o ancora meglio quello da VHS consigliato tra le opzioni è bello, ma anche comodo per le texture, così come le animazioni in stop-motion di alcuni nemici, ok belle, ma tutto sommato anche comode. Per carità, stiamo parlando di un espediente che fa il suo dovere in maniera egregia, ma ciò non toglie che una maggior cura generale avrebbe portato il titolo a un livello superiore, non certo sgradito.

Parlando del comparto artistico non posso invece non elogiare il design delle ambientazioni, dei personaggi e soprattutto dei nemici. Il tutto, unito anche alle pacchianissime musiche (apposta tali) che accompagnano l’avventura, restituisce esattamente la sensazione che si ha guardando un vecchio film sci-fi di mediocre qualità. Il filtro VHS è il tocco finale che fa quasi dimenticare di essere alle prese con un videogioco.

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Le raffinatissime battute del regista

Per concludere, The Deadly Tower Of Monsters è un gioco che nonostante qualche problema tecnico sorprende e diverte tantissimo, sia per le geniali trovate alla sua base che per un gameplay molto ben strutturato. Peccato non sia molto longevo: una volta concluso, tra l’altro con un finale bellissimo, ne vorrete ancora; per fortuna si presta alla rigiocabilità grazie a missioni secondarie piacevoli.

Tuffatevi in un mondo fatto di goffi effetti speciali, creature in stop-motion e attori sottopagati e iniziate la vostra esilarante scalata della torre!

RocketSimoon Articoli
Appassionato di film e videogiochi da quando c'erano ancora videocassette e floppy disk, da meno tempo anche di serie tv. Sono curioso per natura e per questo non specializzato in un unico genere, ma tendo a preferire horror, thriller e azione.

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