
Ai “mostri” della serie antologica Netflix ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan si aggiunge un nuovo volto. Dopo i capitoli dedicati a Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez e in ultimo Ed Gein, la collezione dei serial killer più famosi d’America accoglie finalmente una donna: la famosa Lizzie Borden.
Di opere basate su questa figura ne sono state realizzate a bizzeffe, come ad esempio il facilmente dimenticabile The Lizzie Borden Chronicles, con Cristina Ricci come protagonista. Infatti le sue vicende sono ben note, incastonate nella storia di fine ‘800 ed entrate a far parte della cultura di massa a partire dal ‘900. Lizzie nacque e crebbe a Fall River, nel Massachusetts, e nel 1892 i suoi genitori vennero trovati morti nella loro abitazione. Lei venne accusata di duplice omicidio e portata in giudizio, uscendone assolta.
Il caso però è rimasto tutt’oggi irrisolto, così il sospetto sulla colpevolezza di Lizzie non è mai svanito e questi fatti sono entrati a far parte della cultura americana, al punto che già all’epoca le fu dedicata una bizzarra filastrocca: “Lizzie Borden took an axe and gave her mother 40 whacks / And when she saw what she had done, she gave her father 41.” (Lizzie Borden prese un’ascia e diede a sua madre 40 colpi / Quando vide ciò che aveva fatto ne diede 41 a suo padre).
Monster: La storia di Lizzie Borden ci offre una retrospettiva interessante sulla sua storia di vita e su ciò che si suppone sia successo. Lizzie, interpretata dalla giovane Ella Beatty, vive una vita triste e solitaria, continuamente presa di mira dalla matrigna, Abby Borden, interpretata da Rebecca Hall. Il padre, invece, ha il volto di Charlie Hunnam, attore già noto ai fan di Monster per aver interpretato Ed Gein nella scorsa stagione della serie.
Come per i precedenti capitoli, anche qui l’impianto narrativo viene studiato in modo da presentarci tutti i retroscena del caso, insistendo soprattutto su ciò che ha spinto i protagonisti a fare ciò che hanno fatto, cercando di portare lo spettatore a empatizzare con la loro situazione, o quantomeno capire le loro ragioni. In questo caso non è difficile. Lizzie è continuamente vessata dalla sua matrigna, donna insoddisfatta della sua vita, che quasi non riesce a sopportare la vista della figlia acquisita. Il padre invece, completamente assente, dedito al lavoro e al rimpianto della prima moglie, non dedica che parole di disprezzo e indifferenza alla figlia. L’unico conforto della giovane è dato dalla vicinanza con la domestica Maggie (Vicky Krieps), la sola che mostra un sincero interesse per Lizzie e il suo mondo. Un mondo che con notevoli licenze narrative viene intrecciato a quello di altre due macabre figure storiche.
Queste digressioni e libertà creative, per quanto totalmente infondate e inventate, sono ciò che a mio parere rendono interessante questo prodotto televisivo. C’è come una sorta di fil rouge che collega nei secoli e nelle generazioni queste donne, accomunate da un destino infausto che le ha costrette a commettere delle azioni criminose. Queste azioni sono presentate come un prodotto diretto di ciò che hanno dovuto subire durante la loro vita, una sorta di conseguenza inevitabile a cui avrebbero potuto sfuggire se solo le condizioni di partenza fossero state totalmente diverse, se le persone intorno a loro le avessero trattate con più umanità e gentilezza.
La figura della donna è quindi centrale in questo capitolo di Monster. In Lizzie convergono molte tematiche femministe, anche fin troppo moderne. Nel corso delle puntate vengono esplorate più volte le questioni di genere, con espliciti riferimenti a fatti storici. Questi inserti sono ciò che ho apprezzato di meno: è come se la serie, parlando di una donna, volesse per forza parlare a tutte le donne. Ad un certo punto non è più la storia di Lizzie Borden ma una digressione sulla condizione della figura femminile dal 1800 a oggi. Ci sono modi e modi per fare denuncia sulle questioni relative ai diritti delle donne, ma inserirli in una serie tv sui serial killer non mi pare la forma più opportuna per farlo.
Monster: La storia di Lizzie Borden è un capitolo un po’ sottotono rispetto agli altri della serie. Certamente ho apprezzato le scelte registiche e di montaggio, con degli effetti interessanti e visivamente appaganti per gli amanti del genere. Tuttavia le numerose licenze narrative lo rendono poco memorabile, troppo incentrato su altre questioni piuttosto che sul “mostro” da raccontare.







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