Terminator 2: Il giorno del giudizio – 35 anni di un capolavoro

terminator 2 35 anni

C’è un detto che gira a Hollywood da un trentennio: “mai scommettere contro James Cameron“. Certo, questa affermazione nasce principalmente da progetti con budget monstre a cui nessuno credeva come Titanic e Avatar (rispettivamente 5° e 1° film con incassi più alti della storia, 3° e 2° con l’adeguamento all’inflazione), ma le sue radici affondano molto prima. Nel 1984 il trentenne James Cameron era pressoché uno sconosciuto, licenziato durante le riprese del suo primo lungometraggio (Piraña paura, 1982) ma con un’idea, avuta da un incubo in seguito a un’intossicazione alimentare. Quell’idea si chiamava Terminator.

Realizzato alla stregua di un B-movie tra lo scetticismo generale (compreso quello dello stesso Arnold Schwarzenegger), girato in gran parte di notte per mancanza di autorizzazioni e con un budget di poco più di 6 milioni di dollari, Terminator alla fine ne guadagnò quasi 80, divenne uno spartiacque nel suo genere (nonché un vero e proprio capolavoro del cinema), e inoltre permise a James Cameron di dirigere il sequel di un altro capolavoro: l’Alien di Ridley Scott. Il dibattito su quale sia il miglior capitolo tra Alien e Aliens è ancora tutto aperto, ma sul fatto che siano entrambi dei gioielli e che Cameron sia riuscito a realizzare un sequel perfetto cambiando totalmente genere, non si accettano obiezioni.

Con più di 130 milioni di dollari incassati, a fronte di un budget di 18, il regista divenne il nuovo ragazzo d’oro di Hollywood, e nonostante il mezzo inciampo avuto nel 1989 con The Abyss (non per la qualità del film, ma per gli incassi modesti e una produzione che è tuttora considerata una delle più travagliate della storia del cinema) era pronto per realizzare la sua più grande opera.

james cameron terminator

A questo punto è necessario mettere le cose in chiaro: Terminator 2 – Il giorno del giudizio, di cui penso di sapere vita morte e miracoli, è da quasi 30 anni il mio film preferito, e se con più di 2000 film visti lo è ancora dubito che qualcuno potrà mai scalzarlo. Motivo per cui potrei essere la persona meno indicata per parlarne… o magari quella più idonea. Fate voi.

Nonostante il soggetto ricalchi apparentemente le orme del primo (questa volta non è Sarah Connor a dover essere protetta ma suo figlio John), come già fatto per Aliens in questo secondo capitolo James Cameron rimescola e stravolge tutti gli elementi del precedente, passando da un thriller fantascientifico a tinte horror (per sua stessa ammissione ispirato ad Halloween di John Carpenter) a un imponente blockbuster action, ma non solo. Se in Terminator il messaggio finale della pellicola era chiaramente pessimista (“il futuro è inevitabile“), questa volta a venire fuori è un messaggio di speranza per l’umanità intera (“il solo destino è quello che ci creiamo noi“), messaggio reso in maniera ancor più potente se arriva da una madre che osserva il rapporto del proprio figlio con una macchina, un cyborg, perché “se un Terminator ha potuto imparare il valore della vita, forse possiamo farlo anche noi“.

Un’altra intuizione geniale è quella di rendere l’inarrestabile villain del primo film l’eroe della storia, nonché spiazzante ed emblematica figura paterna di un giovane protagonista che ha il peso del mondo sulle spalle, oltre a concepire un nuovo villain quasi invulnerabile come il T-1000, interpretato magnificamente da un Robert Patrick con un viso e delle espressioni perfette, qui nel primo significativo ruolo della sua carriera, rimastogli addosso fino ad oggi.

terminator 2 john e t800

Quello che è riuscito a fare James Cameron con molti suoi film, soprattutto questo, è stato cristallizzare indelebilmente nel tempo e nella memoria collettiva determinati attori nei personaggi da lui scritti e diretti. Se prima Arnold Schwarzenegger era identificato in Conan il barbaro, oggi il primo personaggio che viene in mente quando si pensa a lui è inevitabilmente il Terminator; Linda Hamilton rimarrà per sempre Sarah Connor, così come Edward Furlong rimarrà John Connor e Robert Patrick l’inesorabile T-1000; anche Sigourney Weaver, nonostante un curriculum di tutto rispetto, rimarrà per i più la Ellen Ripley cazzuta di Aliens con Newt in un braccio e il fucile nell’altro. Per non parlare poi di Leonardo DiCaprio e Kate Winslet che, al netto di splendide carriere, rimarranno sempre nell’immaginario collettivo come Jack e Rose di Titanic.

Molto spesso poi quando si parla di effetti visivi ed effetti speciali viene citato Jurassic Park del 1993 come spartiacque di un nuovo spettacolare modo di realizzare cinema, ma molti dimenticano che le prime vere nuove innovazioni nel campo furono portate (così come accaduto anche nel 2009 con Avatar) proprio nel 1991 da Cameron. Sono pronto a fare un esperimento: proiettare Terminator 2 davanti a gente che non l’ha mai visto e chiedere loro alla fine quanti anni abbia il film. Sono sicuro che non solo nessuno indovinerebbe, ma non si avvicinerebbero neanche di 15-20 anni. Dopo aver saputo sfruttare al massimo il piccolo budget del 1984, questa volta, con quello che all’epoca era il budget più alto mai utilizzato (100 milioni) Cameron, Stan Winston e la Industrial Light & Magic hanno realizzato qualcosa che ancora oggi fa strabuzzare gli occhi.

terminator 2 t1000 Robert Patrick

Non è un caso che Terminator 2, pellicola con la quale il regista consolida quella che si rivelerà la sua impronta registica definitiva, ancora oggi facilmente riconoscibile, contenga una sequela di scene memorabili:

  • L’uscita del Terminator dal bar con “Bad to the bone” come sottofondo
  • La corsa in moto di John Connor con “You could be mine” dei Guns n’ roses in sottofondo
  • La sequenza dove c’è il primo incontro tra John e il Terminator e il primo scontro con il T-1000
  • L’inquadratura con John e il Terminator sulla moto dopo il primo salvataggio
  • Assolutamente tutte le scene di inseguimento
  • Il T-1000 che infilza il tutore di John mentre beve il latte
  • La fuga di Sarah Connor dal manicomio
  • L’esplosione nucleare nell’incubo di Sarah
  • Il Terminator che si toglie la pelle dal braccio in maniera così vera e tangibile
  • La mano del Terminator che svanisce tra l’acciaio fuso
  • Assolutamente l’ultima mezz’ora mozzafiato di film

Per non parlare di citazioni iconiche come:

  • Ehi, non te la lascio prendere la sua moto
  • Quello ci ammazza tutti
  • I tuoi tutori sono morti
  • “Levati di mezzo, John
  • “Ora capisco perché piangete
  • HASTA LA VISTA, BABY” (attualmente al 76° posto tra le migliori citazioni di sempre dell’AFI’s 100 Years… 100 Movie Quotes)

La lista, non per essere di parte, sarebbe ancora molto lunga, ma tutto questo è solo a dimostrazione del fatto che ci troviamo di fronte a un film semplicemente totale. Non solo per quanto detto finora, perché sia tra i migliori sequel mai realizzati, e perché sia una pellicola capace di esaltare, sbalordire, mettere in tensione, emozionare… ma anche perché è più che mai attuale dal punto di vista delle tematiche.

terminator 2 sarah connor

Se nel 1991 l’intelligenza artificiale, le discussioni sulla possibilità per le macchine di provare emozioni o avere autocoscienza, e l’idea di una convivenza tra umani e robot erano argomenti prettamente fantascientifici, oggi sono all’ordine del giorno, e non sono rari i paragoni con Skynet come monito per il peggior scenario immaginabile. Anche chi non ha mai visto un Terminator in vita sua ha sentito nominare Skynet almeno una volta e sa a grandi linee che si tratta di una “IA malvagia”. Senza contare che, a differenza di quello che quasi nessuno riesce più a fare oggi (o lo fa male, senza uno straccio di idea), James Cameron è stato uno di quelli che fin dagli anni ’80 è riuscito davvero a portare sullo schermo il concetto di “donna forte”: Ellen Ripley, Sarah Connor, la Neytiri di Avatar e anche la Rose di Titanic, sono donne tutt’altro che perfette, sono fallibili, ma con carisma e personalità tali da renderle delle icone indimenticabili.

Anche grazie al personaggio di Linda Hamilton, dunque, Terminator 2 era un film innovativo e attuale nel 1991, lo è ancora oggi e lo sarà senz’altro tra altri 35 anni; caratteristica che poche pellicole possono vantare, ma tutte dirette da grandissimi autori. Dal 28 al 30 agosto il film torna nei cinema con Lucky Red, rimasterizzato in 4K, ed è un’occasione che qualsiasi appassionato, di qualunque genere, non può lasciarsi sfuggire, perché determinate opere trascendono il tempo e i gusti cinematografici. Non si tratta solo di cinema hollywoodiano, di intrattenimento tutto effetti speciali ed esplosioni, ma di Cinema nella sua forma concettualmente più pura e semplice. 137 minuti (fino a 156, nelle versioni estese) di idee concrete, solide, pensate e dirette in maniera impeccabile. Un sequel tanto coerente ma così perfettamente diverso dal suo predecessore, da creare un dittico unico, perfetto. Non a caso si è aggiudicato ben 4 premi Oscar.

Ce ne sarebbero ancora di informazioni e dettagli da snocciolare (ad esempio che all’epoca con 520 milioni incassati divenne il terzo maggior incasso di sempre), ma ciò che spero di aver fatto in queste poche righe è di aver almeno incuriosito e invogliato anche una sola persona a vedere (o rivedere) una delle più grandi opere di uno dei più grandi registi mai esistiti. Fatevi un piacere e correte in sala a godervi una sana dose di puro spettacolo cinematografico in tutta la sua essenza.

    Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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