Spider-Man: Brand New Day, il vero ritorno a casa di Peter Parker

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Voto:

Ci pensate che sono passati ben cinque anni da quel pasticciaccio di No Way Home? Nel frattempo Tom Holland e Zendaya si sono sposati, il fantomatico multiverso Marvel è andato sempre di più a rotoli con tanto di licenziamento di Kang, e i Marvel Studios ci hanno dovuto mettere una pezza richiamando i suoi pezzi da novanta Robert Downey Jr. e Chris Evans in vista di un reset.

Non so se sia per un fisiologico calo del genere supereroistico, o per un universo narrativo che nel tempo (specialmente con l’aggiunta delle serie tv su Disney+) si è accartocciato su sé stesso facendo passare a molti la voglia di starci dietro, ma il pubblico ha iniziato a sentire il bisogno di altro. Dal post-Endgame possiamo dire con certezza che l’incantesimo creato fino ad allora, quello che ci faceva sopportare anche i film peggiori in favore del quadro generale, si è spezzato.

Da parte della Marvel occorreva un segnale di cambiamento importante per riconquistare un po’ di fiducia, e quale messaggero migliore di Spider-Man per portarlo? Tom Holland torna a vestire i panni del supereroe più popolare (e redditizio) del mondo per una quarta avventura che però sembra quasi la prima. Introdotto in medias res a partire da Captain America: Civil War (in seguito ad accordi con Sony che ne detiene i diritti), il personaggio infatti si è ritrovato coinvolto da subito in situazioni ben più grandi di lui, saltando tutta la parte del vicino amichevole che si dondola tra i grattacieli di New York e sgomina con agilità e ironia la criminalità per le strade. Brand New Day ci permette di vederlo finalmente in questa dimensione più contenuta, confermandosi il vero ritorno a casa di cui aveva sempre avuto bisogno.

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La storia del personaggio riprende da dove l’avevamo lasciata. Mentre Peter Parker è stato dimenticato da tutti, Spider-Man non è mai stato così popolare: tutta New York ormai lo ama e gli vengono persino consegnate le chiavi della città. Questo enorme successo però non riesce a compensare la mancanza dell’amata MJ (Zendaya) e del suo migliore amico Ned (Jacob Batalon), sfruttando i social come unico appiglio per seguire da lontano le loro vite. Senza contare il vuoto enorme lasciato da zia May (Marisa Tomei), la sua vera e unica figura genitoriale, sulla cui tomba Peter porta ogni giorno dei fiori freschi. Insomma il nostro eroe è solo, un po’ per via delle circostanze e un po’ per scelta, perché dopo quanto accaduto alla zia teme che riavvicinarsi alle persone che ama possa essere soltanto un male per loro.

A dire il vero non ha tutti i torti, perché non appena riprova timidamente a cercare un contatto reale con MJ e Ned, questi vengono presi di mira da un nuovo misterioso villain. Un avversario sfuggente, subdolo, che parla e agisce attraverso le persone più insospettabili impossessandosi delle loro menti. Peter però è immune a questo inquietante potere, e grazie ai suoi sensi di ragno è l’unico in grado di percepire questa presenza estranea nei corpi altrui e i suoi spostamenti da un ospite a un altro, motivo per cui il Damage Control, vero obiettivo del villain, gli chiederà di collaborare per fermarlo.

Tuttavia c’è un grosso problema: ora che persino Peter sembra aver dimenticato sé stesso, lo Spider sta prendendo il sopravvento sul Man, dando luogo a una mutazione che gli fa secernere tele organiche, lo rende più forte e irascibile, ma soprattutto gli sovraccarica i sensi al punto da impedirgli di individuare questa minaccia invisibile. Si ritroverà quindi a dover affrontare contemporaneamente un altro villain: il mostro dentro di lui che sta cercando di uscire.

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Ovviamente non aspettatevi un body horror: tutto questo discorso della trasformazione fisica di Peter è più che altro un espediente per parlare di quella psicologica, in un momento della sua vita in cui è terribilmente smarrito e solo, e ha bisogno di ritrovare sé stesso. Questo è anche uno degli aspetti che narrativamente ho apprezzato di più del film, nonostante mi sarebbe piaciuto venisse esplorato meglio e risolto con meno faciloneria.

Un problema evidente di Brand New Day infatti è che tende a mettere troppa carne sul fuoco (vecchio vizio di casa Marvel), non riuscendo di conseguenza a concentrarsi appieno su un argomento e a svilupparlo in maniera tale da elevarsi a qualcosa di più di un semplice cinecomic fatto bene, nonostante ne abbia le potenzialità. Il film non si fa mancare dei simpatici omaggi alla trilogia di Raimi, ma rimane ancora lontano da quei livelli, pur essendo una notevole boccata d’aria fresca nel contesto di un MCU che negli ultimi anni ha fatto fatica a recuperare l’entusiasmo del pubblico. Sia chiaro, però, che non vince per demerito degli altri.

Al netto di qualche semplificazione eccessiva come i sistemi di riconoscimento facciale utilizzati con fin troppa leggerezza (argomento quanto mai attuale che non va affatto bene normalizzare così), Chris McKenna ed Erik Sommers firmano una sceneggiatura degna di tale nome, capace di emozionare e divertire, imbastendo un racconto soddisfacente e costellato da belle interazioni tra Peter e gli altri personaggi. Con MJ si illude di poter ricominciare come prima, ma per lei è un estraneo; con Frank Castle si instaura un rapporto quasi da fratello maggiore-fratello minore che riesce ad essere sia esilarante che commovente; Bruce Banner lo aiuta saggiamente a trovare la strada per risolvere il suo conflitto interiore, e Peter a sua volta aiuta il villain a fare la stessa cosa.

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Destin Daniel Cretton, già regista di Shang-Chi, si riconferma bravissimo nel gestire le scene acrobatiche e d’azione, che godono di coreografie spettacolari e perfettamente leggibili, portando nella saga dello Spidey di Tom Holland anche alcune belle intuizioni che riescono a fare la differenza. Mi hanno entusiasmato in particolare le scene in soggettiva (in POV per gli assuefatti dai social), che donano coinvolgimento al film facendoci provare l’ebbrezza di dondolarci tra i grattacieli di New York. Meno gli slow motion, che per quanto inizialmente facciano la loro figura alla lunga ho trovato stucchevoli.

Gli effetti visivi sono complessivamente buonissimi, anche se nelle scene più concitate l’effetto videogame (con uno Spider-Man in CGI troppo evidente) è dietro l’angolo, e visto il mood più con i piedi per terra di questo film personalmente ho trovato che la cosa stonasse. Ma parliamo di quisquilie in confronto ai VFX da incubo di roba come Quantumania, Thor: Love and Thunder e She-Hulk.

Sempre ottima la colonna sonora di Michael Giacchino, già compositore della precedente trilogia con Tom Holland, che ripropone in versione riarrangiata dei temi già familiari e ne aggiunge di nuovi, accompagnando al meglio anche i toni più seri e melanconici di questa nuova storia.

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Ho lasciato alla fine le questioni relative al Marvel Cinematic Universe perché le trovo meno interessanti in questo caso, ma è bene farne menzione se fin qui avete seguito tutto come il sottoscritto e vi state giustamente ponendo delle domande. Brand New Day cerca di stare con un piede dentro e uno fuori dall’universo cinematografico, citando inevitabilmente i film precedenti (quando inizia a secernere tele organiche, lo Spider-Man di Holland non può fare a meno di pensare a quello di Maguire incontrato in No Way Home) ma allo stesso tempo cercando di tenersi in piedi perlopiù sulle sue gambe, il che genera chiaramente delle incongruenze.

Ad esempio Peter è praticamente un disoccupato, ma dispone di risorse e tecnologia sufficienti a fabbricarsi (nel monolocale in affitto) dei dispositivi hi-tech, dando magari per scontato che sia quanto gli rimane del rapporto con Tony Stark (mai nominato); Daredevil non pervenuto in alcun modo, nonostante un rilevante screen time del suo storico compare The Punisher, nonché della Mano, quest’ultima inclusa addirittura in alcuni poster ufficiali, ma talmente inutile da farmi pensare che sia stata inserita solo per far girare al regista qualche scena di arti marziali; a dare le chiavi di New York a Spider-Man inoltre è Sheila Rivera (Zabryna Guevara), ex assistente di Wilson Fisk, ma il fatto che la città abbia avuto Kingpin come sindaco, con tanto di milizia privata per dare la caccia ai vigilanti, sembra non essere mai accaduto e ne rimane solo qualche piccolissimo easter egg.

Ora, è ovvio che parliamo di dettagli che alla maggior parte del pubblico probabilmente non interessano e che saltano all’occhio solo dei fan, quindi ognuno è libero di dar loro il peso che ritiene più giusto, è una cosa estremamente soggettiva. Parliamo però anche del “gioco” che durante la Infinity Saga ha fatto la fortuna del franchise, e che in seguito si è andato progressivamente a smontare perché sembrava che gli addetti ai lavori non si parlassero più tra loro. Qui poi ci si mettono anche delle precise scelte aziendali come quella di tornare a separare di più i film e le serie tv, ma la sensazione è sempre quella che si cerchi di tenere un piede in due scarpe, e spero che dopo Avengers: Secret Wars i Marvel Studios tornino ad avere le idee più chiare sul da farsi.

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Assieme a Thunderbolts* e I Fantastici 4: Gli inizi, Spider-Man: Brand New Day percorre lo stesso sentiero virtuoso intrapreso di recente dal franchise, con film non di certo straordinari ma che quantomeno fanno tutti bene il loro dovere, intrattenendo e proponendo anche tematiche interessanti. Soprattutto, si può parlare davvero di film e non di meri episodi di una gigantesca serie tv. I Marvel Studios sembrano aver fatto un po’ marcia indietro, in positivo, tornando a un modo più classico di portare i supereroi al cinema.

Se finora non avete apprezzato particolarmente lo Spider-Man di Tom Holland, questo capitolo potrebbe farvi cambiare idea. Un po’ come il fumetto da cui riprende il nome, Brand New Day riporta il personaggio alla casella di partenza (o per meglio dire, ce lo mette per la prima volta), con una nuova consapevolezza di sé e una storia che da qui è tutta da riscrivere. Niente tute nanotecnologiche, niente minacce di portata cosmica, solo un eroe che, avendo ricevuto grandi poteri, sente di avere anche grandi responsabilità e fa del suo meglio per tenere la città al sicuro, affrontando allo stesso tempo quelli che in fondo sono i comuni problemi di un ragazzo che ha terminato il liceo.

RocketSimoon Articoli
Appassionato di film e videogiochi da quando c'erano ancora videocassette e floppy disk, da meno tempo anche di serie tv. Sono curioso per natura e per questo non specializzato in un unico genere, ma tendo a preferire horror, thriller e azione.

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