Un fiore in fondo all’abisso: il saggio su Berserk per chi vuole attraversare l’inferno di Miura

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Voto:

La prima cosa che mi ha colpito di “Un fiore in fondo all’abisso. L’amore e l’inferno in Berserk“, scritto da Andrea Cassini, è stata indubbiamente la copertina di Simone Pace, artista che non conoscevo e che da ora terrò d’occhio. D’altro canto non conoscevo nemmeno la collana Fushigi di Moscabianca Edizioni, ovvero una serie di saggi sui manga e sui loro autori che, da questo momento, comprerò in blocco. Il libro è piccolo e compatto, curato in una maniera piuttosto elegante, si vede subito che la disposizione grafica parte con un pensiero dietro. Inoltre è proprio la sua tascabilità che fin da subito mi è piaciuta, forse anche perché mi ha ricordato il formato dei tankobon stessi.

Prima di procedere con la recensione vera e propria, premetto che di Andrea Cassini non ho mai letto nulla, dunque sarà il mio primo approccio alla sua scrittura. Un fiore in fondo all’abisso è un saggio sul magnum opus di Kentarō Miura, Berserk. Si tratta di un seinen dark fantasy eccezionale, uno dei manga più importanti di sempre e soprattutto il grande ponte levatoio che ha portato tutti noi a passare dalle opere giovanili (shonen) a qualcosa di molto più adulto. Nel mio caso ci pensò un canale di Sky a farmi scoprire l’anime che, arrivando a concludersi con l’eclissi, mi fece volare direttamente verso le pagine magistralmente disegnate da Miura.

Detto questo, il saggio di Andrea Cassini non è assolutamente un entry level per chi si vuole appassionare al mondo del fumetto giapponese. Non brama nemmeno di esserlo, dunque non credo ci sia il rischio che qualche genitore regali un libro del genere a un ragazzino imberbe. Un fiore in fondo all’abisso è un saggio diretto ai lettori volenterosi di approfondire la figura di Miura, magari dopo aver consumato l’opera, e avere un punto di conferma per determinate supposizioni o semplicemente conoscere la posizione di qualcuno che è in grado di scriverci un intero saggio.

berkserk gatsu guts

Cassini riesce a sintetizzare e raccontare gli archi attorno a cui gira l’epopea di Gatsu, cogliendo riferimenti ai quali io stesso non ho mai pensato. Sapete, il problema di chi legge dei manga che vanno avanti per decenni è che certi dettagli tendono a essere dimenticati esattamente come alcuni discorsi, alcuni personaggi, scene ben specifiche e così via. Per avere una visione di opera completa servirebbe rifare una lettura totale ogni due anni e, francamente, non tutti hanno la possibilità di farlo. Io Berserk l’avrò ricominciato cinque volte buone, ma alcuni espedienti di trama o addirittura certi rimandi a influenze esterne di Miura non li avevo minimamente colti. Per questo ci viene in aiuto una figura come Cassini che in appena un centinaio di pagine sintetizza, racconta e guida all’interno dell’opera con una dialettica perfetta.

Non è uno di quei saggi ampollosi in grado di spegnere l’attenzione del lettore, anzi, è molto amichevole nei termini e l’autore sembra essersi particolarmente impegnato a non utilizzare un linguaggio desueto. Andrea Cassini ci fa proprio da cicerone, guidandoci all’interno dell’opera, raccontando i dietro le quinte e analizzando la tecnica di Miura nel dettaglio. Questo a cosa ci porta? Un fiore in fondo all’abisso, a mio parere, è perfetto per essere letto a pezzi mentre si affronta un arco narrativo di Berserk, un modo per accompagnare la lettura e renderla ancor più immersiva, per poi essere messo in pausa fino al prossimo arco narrativo.

Una sorta di guida con un Virgilio in grado di condurre il lettore verso una comprensione più oculata, per rendersi conto di quanto c’è dietro un’opera così importante. Cassini mi ha fatto venir voglia di ricominciare Berserk da capo, riportandomi a ciò che mi aveva affascinato del manga. Il saggio riesce a rispolverare vecchie sensazioni nei lettori di lunga data e portarne di nuove nei lettori novizi, cosa non da poco e per nulla scontata.

berkserk griffith

In ultima battuta, credo che sia piuttosto lodevole descrivere il revamp che le opere della FromSoftware hanno contribuito a creare verso Berserk. Non è solo un’analisi lucida ma un punto di vista importante che in tantissimi ignorano, ad esempio i lettori di vecchissima data che non si sono mai avvicinati ai mezzi videoludici odierni.

Prendiamo appunto i cinquantenni di oggi che magari non hanno mai approcciato un Dark Souls, o i giocatori più giovani che, in cerca di qualcosa dalle atmosfere simili, proprio grazie a questi titoli potrebbero scoprire Berserk. La contaminazione di più titoli non solo è ottima per creare una corrente culturale e un immaginario in costante evoluzione, ma è anche perfetta per non far morire il medium fumetto (manga in questo caso) sotto il macigno di una soglia dell’attenzione sempre più bassa.

Credo che questo saggio sia perfetto per tanti tipi di lettore che come me (e come noi) hanno fatto della cultura fumettistica una sorta di ragione di vita. Andrea Cassini ha compiuto un lavoro lodevole che sicuramente in Italia mancava e che potrebbe contribuire a dare una guida a un numero sempre maggiore di lettori in cerca di un approfondimento sul mondo di Berserk.

Un ringraziamento speciale a Moscabianca Edizioni

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    Sono un appassionato di fumetti, graphic novel, manga ed illustrazione da quando avevo circa dieci anni: i miei genitori mi comprarono un Dylan Dog nell'edicola di paese dopo esser stato dal dentista e l'anestesia, mischiata alle storie di Tiziano Sclavi, cambiarono in modo radicale qualcosa nel mio cervello. Forse fu in quel momento che capii che quello sarebbe stato il mio argomento preferito. Ho un santino di Hergé al collo e in battaglia solleverei lo stendardo di Alan Moore.

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