
Se dovessi chiedervi quale eroe rappresenta il volto della DC Comics probabilmente l’indecisione girerebbe principalmente intorno a due nomi: Superman o Batman. Se invece la domanda avesse Marvel come soggetto credo che ci sarebbe più sicurezza nel rispondere Spider-Man. L’Uomo Ragno è il supereroe preferito di molti, i suoi colleghi nei fumetti lo descrivono spesso come “the best one of us”, è il personaggio che più di tutti muove le masse quando ne viene pubblicata una qualsiasi nuova iterazione, che sia nei videogiochi o nei film. Paradossalmente, però, nei fumetti tutto questo amore per il personaggio non si osserva poi così tanto, non nell’era moderna almeno, e sicuramente non nelle community di fan e lettori regolari di The Amazing Spider-Man, la principale testata di Spidey.
Da anni infatti il pubblico chiede a gran voce un cambiamento netto nella gestione, che dal 2014 è nelle mani del tanto discusso Nick Lowe. Ma se andiamo indietro di qualche anno, vediamo come in realtà i problemi con cui i detrattori di Lowe forgiano le loro argomentazioni – cioè crisi creativa, mancanza di idee e decisioni sbagliate – erano già presenti tempo addietro e, secondo il mio parere, in modo molto più dannoso e invasivo. Se ad oggi la “crisi creativa” di cui si accusa il quindicinale dell’Uomo Ragno si manifesta perlopiù in stravolgimenti enormi retconnati poco dopo, nel periodo pre e post Civil War la situazione era ben più grave; nonostante il velo di nostalgia che ricopre quel periodo editoriale, rileggere certe storie oggi o analizzare il tutto con uno sguardo esterno e meno coinvolto porta alla luce problemi ben più gravi di quelli che abbiamo oggi, non a caso stiamo parlando del terreno su cui si è poggiato Soltanto Un Altro Giorno (One More Day), probabilmente la storia di Spider-Man più odiata di sempre.
Con l’imminente uscita di Brand New Day, che segna il ritorno dello Spider-Man cinematografico interpretato da Tom Holland, abbiamo potuto assistere a un ultimo trailer che mostrando qualche dettaglio in più ci permette di intuire, insieme al titolo stesso del film, che il materiale d’ispirazione per la pellicola sarà proprio quel periodo editoriale. La speranza è ovviamente quella di vedere un’evoluzione del personaggio più coerente di quella avuta nei fumetti, ma sapendo che con Avengers Secret Wars ci sarà un soft reboot, è facile preoccuparsi e sentire un velo di deja-vu visto che l’intento di Brand New Day nei fumetti era proprio quella di resettare la continuity di Spider-Man.
L’Altro – I primi cambiamenti
Il ciclo di storie di Joseph Michael Straczynski negli anni ha acquisito sempre più valore storico per il Ragno; è uno dei più discussi, certo, ma senza dubbio uno dei più importanti, a prescindere che lo si ami o lo si odi. In quelle storie vediamo le fondamenta di Spider-Man scosse e messe in discussione, le origini stesse del personaggio vengono cambiate, viste sotto un’altra luce. Grazie all’introduzione di Ezekiel Sims veniamo a conoscenza di importanti ritocchi fatti alla continuity di Spider-Man e da lì in avanti, non a caso, ci si riferirà a quel periodo come allo Spider-Man “totemico”. Il nemico principale di quell’arco narrativo è Morlun, figura ricorrente nelle storie dell’Uomo Ragno, soprattutto in quelle che si legano a doppio filo con la mitologia e con gli aspetti più “animaleschi” di Peter.
In L’Altro scopriamo che questo legame con il ragno non è recluso solo alle origini dei suoi poteri, ma riguarda la sua stessa essenza. Peter scopre di avere una malattia sconosciuta e incurabile che a detta dei medici gli permetterà di vivere ancora per poco, e nonostante l’aiuto delle menti più brillanti del pianeta, quali Reed Richards, Bruce Banner e Stephen Strange, la rassegnazione prende il sopravvento: non c’è nessuna soluzione, Spider-Man sta per morire. Dopo uno scontro proprio con Morlun, il corpo senza vita di Peter viene rinvenuto e portato nella Stark Tower, dove poco dopo viene trovato eviscerato, come un guscio vuoto. La fantomatica malattia di Peter nient’altro era che un’evoluzione del suo corpo, proprio come un ragno vero e proprio.
Nel primo trailer di Brand New Day vediamo una scena quasi identica a quella del fumetto, dove Peter si sveglia dentro a un bozzolo di ragnatele, nel secondo trailer invece vediamo che usa delle ragnatele organiche e che porge domande a Bruce Banner riguardo le mutazioni genetiche. Molto probabilmente la prima parte del film ruoterà intorno a questa mutazione. Il primo campanello d’allarme che ho sentito scattare è proprio legato a questo aspetto: nei fumetti questa storia serviva da apripista a una serie di cambiamenti importanti per il personaggio, cambiamenti che volevano portare una rivoluzione tra le pagine di The Amazing Spider-Man, ma che finirono per essere il primo sassolino che diede vita alla valanga.
La Guerra a Casa – L’inizio della fine
Una delle delusioni più grandi che il Marvel Cinematic Universe mi ha dato è stata la trasposizione della Civil War, uno dei più grandi eventi crossover Marvel, sicuramente il più famoso, ridotto a poco più di una rissa in un parcheggio. La mancanza di alcuni personaggi fondamentali si faceva sentire non poco, e tutte le tensioni che avevano preceduto lo scoppio della guerra consistevano in un paio di frecciatine tra Steve Rogers e Tony Stark seduti a un tavolo. Nei fumetti la parte più bella è proprio tutta quella che precede la guerra vera e propria: la resistenza e il suo dover agire di nascosto, il team di Iron Man che non si fa problemi davanti a niente e nessuno pur di portare a termine la missione, il lento sgretolarsi di rapporti e amicizie (come i drammi interni ai Fantastici Quattro)… tutti pezzi di un puzzle destinato a esplodere.
Il ruolo di Peter in questo caos è fondamentale, perché mostra a tutti che si può cambiare idea, che fare la cosa giusta non equivale quasi mai a fare la cosa più facile e che vale la pena combattere per ciò che si crede giusto. Dopo aver rivelato al mondo intero la sua identità, sotto consiglio di Iron Man, per rafforzare l’idea che l’atto di registrazione dei supereroi sia la cosa giusta (l’equivalente degli Accordi di Sokovia), Peter inizia a scoprire i lati negativi della lotta che ha deciso di portare avanti. Vedere gli amici di una vita venire trattati alla stregua di criminali qualunque rompe qualcosa in lui, e quando scopre quali sono le reali intenzioni di Iron Man e della sua squadra decide finalmente di tornare dalla parte giusta e di unirsi a Capitan America.
Qui la situazione inizia a prendere una piega a dir poco spiacevole, e le conseguenze della guerra civile si ripercuotono sulla vita di Spider-Man e dei suoi cari. Nei fumetti vediamo come Kingpin, scoperta l’identità di Peter, decide di assoldare un killer per attentare alla sua vita ma che, senza successo, finisce per colpire zia May. Fuori dai fumetti invece la rivelazione dell’identità di Peter non ha creato realmente nessun problema, in fin dei conti: succede alla fine di un film per venire risolto nel successivo, lasciando poco spazio al dramma e alle conseguenze di tutto ciò. È improbabile che queste dinamiche vengano riprese nel prossimo film, ma vale la pena riscoprirne il trascorso per capire cosa ha portato a Brand New Day, sia nei fumetti che al cinema.
Back in Black – La goccia che ha fatto traboccare il vaso
Se c’è una cosa che crea fanservice come poco altro nei fumetti di supereroi, è quando si vede il protagonista tutto d’un pezzo e senza macchia perdere qualcosa – o qualcuno – e cambiare radicalmente, smettere di trattenersi e superare quel limite che li tiene dalla parte giusta. In Back in Black lo Spider-Man che conosciamo non c’è più, al suo posto c’è un ragazzo che sta per perdere sua zia, la sua figura materna, e che decide che nulla d’ora in avanti potrà fermarlo nella sua ricerca di vendetta. Il costume nero ritorna per rendere questo susseguirsi di pagine piene di azione e rabbia ancora più oscure, il costume è un messaggio e parla forte e chiaro: Spider-Man ora non scherza più. Una volta arrivato in cima alla catena di criminali invischiati nell’attentato, colui che si trova davanti a un Peter senza più nessun freno è Kingpin, e la scena del loro confronto rappresenta un momento unico nella storia del personaggio, un momento che segna definitivamente il cambio netto che di lì a poco avrebbe marcato il totale declino delle storie dell’Arrampicamuri.
Se vedere Spider-Man lasciare in fin di vita i nemici e goderne, minacciare Kingpin di morte ed essere pienamente consapevole del suo enorme potere può essere divertente da leggere per qualcuno, per me rispecchia esattamente il modo in cui non scrivere il personaggio: essere forte ma senza mostrarlo e senza avere bisogno di esserlo è la sua essenza, avere qualcuno da proteggere ed essere disposto a tutto per farlo, fuorché non essere più sé stesso, è ciò che lo rappresenta e tutto ciò che è sempre stato per me Spider-Man. Eliminare tutto questo rende sterile la narrazione e la limita alla stessa caratura delle discussioni tra amici su chi vincerebbe tra Hulk e la Cosa (vincerebbe Hulk comunque).
Rileggendo queste storie mi pervade un senso di amarezza e rassegnazione, come quando guardi un film in cui sai già cosa succede, ma speri che come per magia accada qualcosa di diverso e che il protagonista si salvi, ma qui non succede mai. Brand New Day difficilmente prenderà molto da questa storia, probabilmente è stato d’ispirazione per la scena di No Way Home contro Green Goblin, ma il ponte che questa storia crea con la successiva è fondamentale per capire le preoccupazioni legate al futuro di Spider-Man nel MCU. Abbiamo visto un Peter pronto a togliere la vita al suo nemico, ora vedremo un Peter che non ha più nessuno da perdere.
Soltanto Un Altro Giorno – Il punto di non ritorno
Mi capita spesso di rileggere alcune storie più volte, magari perché sono molto belle o perché non ne ricordo alcuni particolari. Rileggo da capo Dragon Ball quasi ogni anno, così come Il Cavaliere Oscuro di Miller, Superman Stagioni o tanti altri fumetti che nel corso degli anni mi hanno formato come lettore, ma mi capita altrettanto spesso di rileggere opere che invece non ricadono molto facilmente nei miei canoni di bellezza. Mi fermo a riflettere sul perché una determinata cosa non mi sia piaciuta, a volte penso anche che rileggendola possa trovarci dei lati positivi che non avevo trovato alla prima lettura. Soltanto Un Altro Giorno è la definizione perfetta di questo concetto: ciclicamente mi metto a pensare tra me e me che tutto l’odio che gravita intorno a quest’opera non sia meritato, ma puntualmente lo rileggo e mi rendo conto che invece, molto probabilmente, non è così.
Dopo l’attentato ai danni di zia May per mano del killer assoldato da Kingpin, Peter parte alla disperata ricerca di una soluzione, qualcosa o qualcuno che possa salvarla, dopo che i medici hanno constatato che non c’è più niente da fare. Dopo un acceso scontro con Iron Man, sul quale Peter fa ricadere la colpa di tutto l’accaduto – visti i precedenti tra i due durante Civil War – l’Uomo Ragno chiede aiuto a Doctor Strange, che però non può nulla. La rassegnazione sta per prendere il sopravvento quando Peter incontra per caso una bambina; il dialogo tra i due è confuso e inquietante, la bambina sembra sapere dei dettagli sulla vita di Peter che nessuno dovrebbe sapere, e il suo continuo scappare per le vie di New York aumenta la confusione del ragazzo.
Il finale di questa storia è dolceamaro un po’ come tutto quello che ha portato a questo momento: la bambina si rivela essere la futura figlia di Peter e MJ e dietro tutto questo, a tirare i fili nell’ombra, c’è Mephisto. Il Diavolo dell’universo Marvel rivela a Spider-Man che lui è l’unico in grado di aiutarlo, l’unico che può salvare la vita a May, ma nulla si ottiene gratuitamente dal Signore degli Inferi. Il prezzo da pagare è l’esistenza della bambina, il matrimonio stesso tra Peter e MJ. Basta una parola, basta un ok e tutta la vita trascorsa insieme verrà cancellata dall’esistenza, ma May Parker vivrà.
La scelta di Peter è ovvia, soprattutto se siamo qui a parlarne come fosse una tragedia avvenuta al personaggio, e infatti lo è: tutte le trame costruite negli ultimi anni vengono annullate, tutti i cambiamenti apportati negli anni sono cancellati e la continuity di Spider-Man viene totalmente resettata. Se dovessi trovare una similitudine con l’universo cinematografico Marvel mi verrebbe subito in mente il finale di No Way Home, dove in modo un po’ più circostanziale avviene la stessa cosa, la differenza con i fumetti qui la rende più digeribile in quanto non abbiamo visto mensilmente le conseguenze di quella scelta, ma al massimo ne vedremo una parentesi all’inizio di Brand New Day.
Brand New Day – Il nuovo inizio
Con il reset totale dello Spider-Man fumettistico vediamo come nelle pagine ci sia stato un ritorno alle origini e ai vecchi canoni, ma anche fuori dagli albi la situazione non era molto diversa: la mossa strategica di rimescolare le carte in gioco servì ai tempi anche a organizzare meglio la gestione editoriale del personaggio. Le testate secondarie dell’Uomo Ragno, quali The Sensational Spider-Man e Friendly Neighborhood Spider-Man vennero cancellate rendendo The Amazing Spider-Man l’unica serie regolare in pubblicazione con Spider-Man nel nome, cosa che non succedeva dal 1976, quando iniziò la pubblicazione di Peter Parker, The Spectacular Spider-Man.
Per il pubblico italiano lo scossone non fu da meno: la testata principale infatti cambiava il nome ufficiale passando da L’Uomo Ragno a Spider-Man, iniziando il trend dell’epoca di non tradurre più i nomi dei supereroi per il mercato italiano. Oltre a tutto il trambusto che si portava dietro, Brand New Day aveva anche l’arduo compito di far tornare su dei binari più gestibili e familiari le storie del personaggio. Un arco narrativo ricchissimo e molto longevo, di un centinaio di numeri, che riportava le storie di Spider-Man a un livello più amatoriale e, se vogliamo, più digeribile del recente passato.
Il problema di Brand New Day non fu tanto la qualità delle storie o la realizzazione tecnica, quanto tutto il fardello emotivo di cui si faceva carico: aveva alle spalle uno dei momenti più bui della storia editoriale del personaggio e provava a cancellarlo con un soffio, come nulla fosse, facendo semplicemente finta di nulla; anche la motivazione dietro alla fine della storia con MJ non venne spiegata se non molto tempo dopo, con Un Momento Nel Tempo, cercando di mettere delle pezze qua e là, retroattivamente, alle crepe causate dalle ultime storie.
Non sono mai stato un grande fan dello Spider-Man di Tom Holland, non ha mai avuto appeal su di me né come eroe né come Peter Parker, i suoi film solisti sono stati poco più che delle scuse per fare dei gadget a tema e in generale siamo lontani anni luce dall’incredibile lavoro svolto da Sam Raimi con il suo Spider-Man 2, per me tuttora il picco assoluto dei film tratti da fumetti.
Ormai la speranza di andare al cinema e trovarmi davanti a un nuovo Spider-Man 2 si è dissolta da tempo, e sono consapevole che il prossimo film prenderà spunto per gran parte da questo ciclo di storie, ma una parte di me non può fare a meno di sperare che non si ripetano gli stessi errori del passato, perché sinceramente da tutte quelle storie e tutto quel trambusto sarebbero potuti venir fuori dei gioielli.







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