
Stati Uniti D’America: tra gli anni ’80 e ’90 la società è in preda a un’isteria di massa, il cosiddetto “Satanic Panic” serpeggia tra la folla. Un’isteria che coinvolge tutti, dai mezzi d’informazione alle persone comuni. Un sedicente gruppo di “ex satanisti” iniziò a girare per le chiese e i media americani raccontando storie di cospirazioni mondiali e altrettanti abusi rituali che, specialmente i bambini, avrebbero subito. Una pagina buia della storia americana che ha indubbiamente influenzato migliaia di creativi, dando vita a libri, film e fumetti derivati da questa triste e distorta realtà.
Anche lo sceneggiatore Ed Brubaker e il disegnatore Sean Phillips ne hanno preso sicuramente spunto per il loro fumetto Le case del male, costruendo un racconto horror che, pur essendo di stampo moderno, si rifà alle pellicole di genere prodotte negli anni ’70. L’idiosincrasia di Natalie Burns, protagonista della storia, è palpabile. Una bambina ormai adulta che deve fare i conti con il suo diabolico passato. Faceva parte di un gruppo di sei ragazzini che, come nella nostra realtà, hanno inventato e dichiarato davanti a tutti di essere finiti nel bel mezzo di alcuni rituali e sacrifici satanici. Demoni, sangue, pentacoli, tutto mistificato dalla società in cui erano immerse le famiglie di questi ragazzi, tra educazioni asfissiantemente religiose e preoccupazioni dilaganti.
Tutta la vicenda si alterna continuamente tra il passato di Natalie e dei ragazzi, e il presente di una donna che dopo trent’anni di gogne mediatiche e di sensi di colpa si ritrova a essere una sorta di investigatrice privata borderline. I suoi clienti sono genitori disperati che vogliono riavere a casa i propri figli, innocenti ragazzini (come lo era lei un tempo) che hanno momentaneamente perso la retta via entrando in una setta. La sua, probabilmente, è una forma di catarsi.
Le pagine del fumetto sono intrise di un dualismo cromatico assai evidente: in alcune vignette troviamo dei colori caldi come giallo, arancione e rosso, utilizzati per evocare nel lettore sensazioni di energia e passione, sfumature messe lì per attirare l’attenzione e far sembrare i ricordi più vicini di quanto in realtà non siano. I toni freddi invece vengono usati dagli autori per le scene del presente, della realtà: blu, verde e viola, tutti simboli che trasmettono in automatico al cervello del lettore un’enorme introspezione da parte dei personaggi in scena in quel momento.
Scorrendo le vignette il lettore assiste a un continuo mescolarsi e fondersi di percezioni visive e sensoriali. I volti dei personaggi alcune volte sembrano tagliati con l’accetta, austeri e dediti al proprio dolore. La loro fisionomia è chiara e perfettamente distinguibile, quasi a voler simboleggiare ancora una volta la divisione tra di loro, persone vere e proprie, non demoni o spiriti maligni. Cattiveria terrena e problemi reali, non sovrannaturali. I primi piani lasciano trasparire la malinconia e la sofferenza dei personaggi, inconsapevolmente attori di una storia che vorrebbero non fosse la loro.
Certo, non si può dire che la storia che ci viene presentata ne Le case del male sia delle più originali: quante volte abbiamo visto o letto qualcosa di simile, dove gli errori di gioventù si ripresentano in età adulta e presentano il conto? Una narrazione che vorrebbe far riflettere sul classico tema del conoscere il passato affinché non si ripeta nel futuro. Eppure, quante volte questa premessa ha funzionato nella nostra realtà? Poche, se non mai. Nonostante tutto, gli esseri umani continuano a ricadere negli stessi errori, come se il passato non fosse mai esistito.
Però abbiamo bisogno di queste storie: molti appassionati del genere potrebbero pensare che sia tutta un’invenzione di autori fantasiosi, quando invece non è così, molto spesso ci si ispira alla crudele realtà. Meglio quindi i soliti messaggi reiterati attraverso qualcosa di comunque ben scritto e disegnato che non parlarne affatto. Leggendo questo fumetto vi addentrerete nelle motivazioni di un gruppo di fanatici e disperati che corrono dietro a una sedicente profezia, unica liberazione dalle loro sofferenze e da quelle di tutta l’umanità, l’ennesima fine del mondo che sta per piombare su di noi.
I ricordi possono essere il nostro posto felice, un sorriso dopo la malinconia, ma non tutti i ricordi sono piacevoli, anzi. Come ci insegna il passato, molti di essi potrebbero non essere nemmeno nostri e farci ripiombare nelle nostre personalissime case del male.
Un ringraziamento speciale a saldaPress

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