L’eredità di Marjane Satrapi: sfidare l’oppressione attraverso i fumetti

Marjane Satrapi è morta. Udite udite, un’altra personalità in grado di illuminare questo mondo con la sua arte è venuta a mancare, quasi come se l’esistenza stessa stia provando a espellere ciò che di bello ha generato l’umanità. Con lei lascia le sue spoglie mortali anche uno dei pochi esempi di femminismo artistico all’interno del mondo del fumetto e, per rincarare la dose, una marea di storie che con tutta probabilità ancora non aveva raccontato sull’Iran.

Abbiamo visto degli omaggi sentiti, degli omaggi di facciata, degli omaggi falsi come le monete di cioccolato e infinitamente meno gustosi. Tutti avevano però una caratteristica in comune, anche il mio pigrissimo repost su Instagram: Persepolis. Com’è ovvio, trattasi della sua opera più famosa. Ma perché fermarsi a Persepolis quando c’è molto di più? Dunque qui e oggi andremo ad analizzare la figura di Marjane Satrapi nel complesso e scopriremo che tutta la sua carriera è collegata da una serie di messaggi di fondo molto nitidi. Messaggi inestimabili purtroppo limitati a un solo film proiettato nelle sale ma che, con un po’ di pazienza, si possono ancora recuperare nelle svariate pubblicazioni di questa favolosa autrice.

 Raccontare l’Iran

Marjane Satrapi vignetta gruppo

Dirò un’ovvietà: Marjane Satrapi è la prima fumettista iraniana a ottenere la gloria della cronaca, nonché pioniera delle graphic novel riguardanti il suo popolo. Ce ne sono stati altri di fumettisti iraniani, alcuni satirici e altri più leggeri, però è proprio la Satrapi ad aver portato in alto una narrazione completa sul suo paese. Inizialmente ha mischiato il suo stile con quello di David B. (Pierre-François Beauchard) per poi maturare dopo l’opera Taglia e Cuci, ma mantenendo lo stesso tiro artistico di Persepolis. Dunque per parlare di Marjane Satrapi dobbiamo parlare del suo Iran … e quale momento storico più adatto dell’odierno?

La storia di questo antico paese ci viene raccontata da sempre, passa attraverso la propaganda occidentale che elogia lo Shah di Persia come perno occidentale nel tallone del perfido ottomano e infine arriva al punto in cui gli estremisti islamici conquistano il potere. Avete presente Il Signore degli Anelli? Stessa semplificazione: prima qui era tutto verde e gli uccellini cinguettavano, poi sono arrivati i mostri a distruggere tutto. Se dovessi avere un euro per ogni volta che mi è stata rifilata la storia “eh, guarda che prima in Iran si stava bene. Era quasi come l’occidente” ora forse ne avrei una cinquantina. Che non sono tanti ma ci potrei fare una bella cena da qualche parte.

marjane satrapi taglia e cuci dialogo

La verità, manco a dirlo, è più complessa di così: già ai tempi dello Shah tirava una brutta aria, c’erano prigionieri politici, torture e parecchi tentativi di destituire il potere. Erano tutte rivoluzioni a trazione comunista, ma mai abbastanza efficaci da destituire il potere dello Shah. L’ultima, per portarsi avanti con il consenso popolare, fece l’errore di utilizzare gli studenti coranici come forza armata. Malauguratamente funzionò. Fu un errore di valutazione fatto in buona fede, però quando la sfortuna prende la mira non perdona. Il tutto collimò con la presa di forza del paese da parte delle truppe di Ruhollah Khomeyni mentre l’Iran veniva attaccato dall’Iraq perché indebolito dalla rivoluzione. E questo ci porta diretti al racconto di Marjane.

Il suo Iran resiste a una guerra di otto anni in cui le strade sono costellate dei nomi dei martiri, racconta di una gioventù privata della libertà di essere ciò che vuole e allo stesso tempo resa più consapevole una volta fuggita da casa. Ricorda di come i prigionieri politici preferivano esser giustiziati invece di rinunciare alle proprie idee e come i mediocri presero piede dopo un colpo di stato che premiava l’obbedienza cieca, la fede e avere una barba lunga. Credo che tutto questo possa essere riassunto in una barzelletta raccontata da un amico, mutilato di guerra, alla stessa Marjane.

Un tizio va in guerra e lo mandano al fronte, una bomba gli cade proprio in testa facendolo esplodere in mille pezzi. Vengono i barellieri, li raccolgono, li mettono in un sacco e li portano a Teheran a tutta velocità. Beh, l’ospedale non è niente male. I medici incominciano a incollare i pezzi uno per uno. Cuciono qua e là e finalmente, dopo centocinquanta interventi e un anno e mezzo di immobilità lo fanno ritornare tutto intero. Per aiutarlo a ricominciare una nuova vita, i suoi decidono di trovargli moglie. Sua madre passa in rassegna i vari amici e vicini e, finalmente, trova la perla rara. Così, secondo la buona tradizione, il tizio, accompagnato dalla famiglia, va a chiedere la mano della ragazza. Dopo lunghe ed estenuanti trattative, che vanno dall’ammontare della dote alle fedi, dall’abito da sposa al bouquet, la parrucchiera, la truccatrice, il filmino della cerimonia, i cuochi, i camerieri, l’orchestra e gli invitati, le due famiglie trovano un accordo e arriva infine il giorno del matrimonio. Alla prima notte di nozze, la moglie, vede che il marito ha l’uccello nell’anca, gli chiede spiegazioni ma lui minimizza che non è tanto grave perché comunque funziona ancora. La moglie strepita che allora chiederà il divorzio, così il tizio ribatte…

Marjane Satrapi barzelletta finale

Questo è il tipo di umorismo che si respira nelle pagine di Marjane Satrapi, da Persepolis fino Donna, Vita, Libertà, il suo ultimo lavoro riguardante l’omicidio di Jina Masha Amini e le proteste delle donne iraniane nel 2022. Umorismo da trincea, l’esempio perfetto di adattamento mentale alle mostruosità della vita. Per quanto l’argomento sia delicato, terrificante e colmo di sangue, la penna di Marjane Satrapi non indugia mai sulla commiserazione. Non ci sono messe a morto tra queste pagine ma sempre il punto di vista di chi è vivo e, per qualche motivo, riesce a vedere il grottesco dentro la tragedia… e con un po’ di fortuna a riderne. Forse, al suo posto, sarei stato più funereo? Non lo so, però credo che quello di Marjane Satrapi sia il modo migliore di raccontare certe cose.

Combattere il patriarcato una vignetta alla volta

Due tasselli importanti dei lavori di Marjane in certi casi invece sono andati proprio persi, forse a causa del messaggio troppo sottile: il femminismo e l’Iran sono collegati a doppia mandata. Ogni volume della Satrapi è una pennellata, ogni vignetta è una goccia di colore in mezzo a un dipinto più grande. Certo, bisogna fare un passo indietro ma osservando ciò che l’autrice racconta, l’affresco è chiarissimo: l’Iran stesso è il corpo femminile, il governo dell’ayatollah è l’avatar del patriarcato e l’occidente buono è il fidanzato accondiscendente che abbraccia le medesime dinamiche mascherandosi da progressista. Si tratta di un ragionamento difficile da capire in quanto la stessa Marjane Satrapi venne accusata di essere anti-iraniana, come se i suoi lavori derivassero da una sorta di odio verso il suo paese d’origine. In seguito venne accusata di essere contro l’occidente, quando rispedì al mittente la legione d’onore francese, rifiutando il premio e accusando l’Europa di sfruttare la situazione mediorientale e non dare sostegno alle donne iraniane in rivolta.

I due tasselli di prima collimano con ciò che pensava, una verità più complessa quanto più cruda: chi nasce in Iran, come chi nasce in Iraq, in Palestina, Giordania, Libano, Senegal, Kenya e così via, non può che scappare da una condizione terribile solo per arrivare a una condizione di sudditanza occidentale in cui vivere ai margini. Questo concetto è solo uno dei tanti lati del patriarcato, una delle sue teste da idra. Le differenze tra un paese occidentale in cui sei ostracizzata in quanto donna straniera, priva di diritti perché non cittadina, e le condizioni di una donna sotto un regime totalitario a trazione integralista, quali sono? In entrambi i casi sei priva di tutele, in un caso perché spinta ai margini della povertà dove la tua salvaguardia non esiste, nell’altro perché i diritti te li hanno tolti.

In entrambi i casi non potrai ambire a nulla di più che cercare una fuga dalla miseria, qualsiasi essa sia. In entrambi i casi lo Stato è un fantasma in grado solo di menare dall’alto verso il basso. In entrambi i casi verrai guardata con disprezzo. Quando va male stuprata e uccisa, quando va bene potrai solo ambire ai lavori più umili. In entrambi i casi non potrai studiare. In entrambi i casi sarai un oggetto che se va bene potrà rivelarsi utile ma se va male potrebbe essere divelto senza remore. In sintesi, come diceva Bunker, dovrai passare la mano di poker sperando che la prossima, quella fornita ai tuoi figli e alle tue figlie, sia migliore.

Marjane Satrapi Taglia e Cuci famiglia

Il femminismo di Marjane Satrapi non si manifesta solo nel racconto di vita, nel memoir cronologico che potreste trovare in Persepolis. La sua pubblicazione più femminista, più pura, a parer mio è proprio tra le pagine di Taglia e Cuci, ovvero un’analisi comunitaria della saggezza femminile comunitaria. Trattasi di una delle giornate in cui le donne della famiglia di Marjane, riunendosi senza gli uomini dopo uno dei tanti pranzi, discutono della loro vita. Teniamo conto che per famiglia si intendono pure le coppie di amici e le famiglie del quartiere, tutti in una sola tavolata con le donne in trepidante attesa per l’ora del tè. La bevanda consumata era sì un tè ma con dell’oppio all’interno, in grado di placare i reumatismi delle più anziane e sciogliere la lingua alle più giovani.

Ciò che Marjane Satrapi mette in vignetta è qualcosa di assolutamente magico, perfetto nella forma del messaggio e in grado sia di far ridere dall’inizio alla fine, sia di far riflettere su storie che conosciamo fin troppo bene. Avete presente le influencer che trattano di femminismo e che suscitano clamore e scandalo tra i giovani incel del web? Non sono niente a confronto di ciò che troverete in Taglia e Cuci e, a mio parere, è proprio questo il volume che chiunque dovrebbe leggere. Pensate che in Italia cercarono di buttarla sullo “spiritoso e irriverente” nella sua quarta di copertina, nonostante ciò che traspare sia un ritratto impietoso delle dinamiche di coppia vissute dalle donne. Iraniane e non.

Marjane Satrapi matrimonio

In Taglia e Cuci si parte dalle insicurezze a letto degli uomini e si spazia verso un’intimità da barzelletta, arrivando a tracciare in maniera aneddotica i seguenti temi: la fissazione riguardo la verginità, l’impossibilità di raggiungere un orgasmo a causa di un’educazione machista e religiosa, l’odio verso un marito preso in tenera età, l’enorme bagaglio che la vita coniugale mette addosso a una donna e la convenienza di essere un’amante rispetto ad esserci moglie… fino ad arrivare alle relazioni di comodo, le coperture per gli omosessuali e gli scandali di paese. Per assurdo, chiunque venga dal sud o dalle isole dello stivale potrà benissimo rivederci dinamiche note e stranote.

Proprio questa riflessione è un aspetto vitale dei lavori di Marjane Satrapi, perché insegna a chiunque guardi la società iraniana dall’esterno che, nelle miserie dei rapporti di coppia, tutto il mondo è paese. Mostra una tale assenza di differenze tra occidente e oriente, qualsiasi cosa vogliano dire al giorno d’oggi queste definizioni, da far chiedere al lettore “allora perché siamo così diversi?”. La diretta conclusione è che non lo siamo mai stati, ma le grandi narrazioni di questo o quello schieramento si sono sempre dilettate a propagandare un “noi contro loro”. Il messaggio in Taglia e Cuci è cristallino: le miserie umane, in una società patriarcale, ci accomunano nel pubblico quanto nel privato.

 Verità e propaganda a confronto

mariane satrapi persepolis velo

La riflessioni stimolate da Marjane Satrapi, in questo complessissimo 2026, dovrebbe essere ulteriormente approfondite quando si constata come viene narrata una nazione che non rispecchia i valori occidentali. Tagliamo la testa al toro e parliamoci chiaro: l’islam più integralista segue le stesse identiche retoriche di tutti gli estremismi di destra. Esattamente come i fascismi e le correnti religiose cristiane sono legate a doppio filo, esattamente come l’ebraismo più nazionalista si trasforma in sionismo, esattamente come le sette new age si tramutano sempre nel culto della personalità del suo leader diventando identiche alle sette mormoni. Dove c’è costrizione, assenza di rinnovamento, categorie sessuali proibite, corpi nascosti e repressione violenta, c’è fascismo. E fin qui credo che ci possano arrivare tutti, dunque perché parlarne? Perché la narrazione che si fa, in tantissime opere biografiche e di finzione, è che mentre un paese finisce all’interno di una spirale repressiva la vita si ferma.

Questo tipo di narrazione serve a delineare il bianco e il nero, il buono e il malvagio, la resistenza con Luke Skywalker e il governo canaglia di Scar e le sue iene. Si tratta di un racconto comodo a semplificare un tema e indurre a pensare che “l’assenza di ribellione è complicità”. Marjane Satrapi porta a galla proprio questo aspetto della società, dove una persona deve pur tirare a campare e la protesta puoi farla fino a quando ti reggono le gambe. Poi arriva l’adattamento e la vita continua, anche nella situazione più dura, portando a galla sempre e comunque l’umanità dietro le ideologie. Gli imam non sono tutti cattivi o dei fanatici, le milizie hanno le madri a casa e i vicini non sono sempre spie pronte a denunciare appena fai un passo falso. Dove la propaganda occidentale tende ad accorpare e semplificare, Marjane ci mostra la complessità di una società e le sue innumerevoli sfaccettature.

Miniature persiane, pennelli e spazio

marjane satrapi persepolis bambina

Lo stile grafico di Marjane Satrapi, come abbiamo già detto, è stato influenzato parecchio da David B. con una serie di tratti subito riconoscibili: oltre le grandi masse nere e gli aspetti caricaturali dei personaggi, ciò che più hanno in comune sono le metafore visive. Concettualmente è qualcosa che vediamo spesso nei memoir, soprattutto quando si cerca di rappresentare le emozioni ma nel caso della Satrapi e di David B. si rappresentano con sketch, con una messe in scena grottesche o con l’utilizzo di vere e proprie maschere teatrali, interi concetti. Ad esempio la fede in Persepolis è mostrata utilizzando dei veri botta e risposta con un dio barbuto fatto di nuvole. La fede politica prende il posto di quella religiosa e viene rappresentata con la medesima faccia e così via.

Un altro aspetto dello stile grafico di Marjane Satrapi, che si nota in particolar modo nei lavori successivi a Persepolis, è la rappresentazione dei personaggi e delle scene usando l’impronta delle miniature persiane: bidimensionali, irrealistiche e dalla fruizione in gran parte simbolica. Gli spazi vengono usati come uno strumento narrativo e non solo come il palco della messinscena: una stanza minuscola può diventare mastodontica per comunicare la solitudine o viceversa per comunicare costrizione, l’uso del bianco nell’ambientazione comunica dilatazione temporale e diventa un momento di riflessione, l’uso del nero invece fa percepire fretta e pressione.

Spazialmente anche le dimensioni dei personaggi possono raccontare qualcosa, come ad esempio una figura può occupare tutta la vignetta per raccontare una certa presenza o diventare più piccola del normale per raccontarci la miseria e la vulnerabilità. La distanza tra i personaggi invece mostra lo stato di una relazione, la lontananza tra i due ci mostra la freddezza del rapporto.

marjane satrapi pollo alle prugne

Marjane Satrapi si è sempre espressa più volentieri riguardo i concetti trattati nei suoi lavori, prediligendo raccontare cosa l’avesse ispirata o le sue sensazioni riguardo un determinato tema. Non è comune per gli autori che illustrano le loro opere perché tutti, chi più o chi meno, parlano dell’attrezzatura utilizzata o cercano di fare degli accordi di endorsement con questa o quella marca. La Satrapi no, non le importava assolutamente nulla di rendere noto con quale pennello o carta realizzasse le sue opere… tanto da spingere numerosi studiosi del fumetto a speculare sul tema.

Fino ad oggi è stato ipotizzato che i pennini usati, essendo di stampo europeo, fossero: Gillott 404, Gillott 303, Brause e Hunt. Gli inchiostri invece si narra fossero quelli più pigmentati del mercato francese, quindi gli Encre de Chine o i black della Winsor & Newton. Dall’autrice non arrivò mai una conferma o una smentita, trattandosi di un tema che non desiderava affrontare perché c’era tanto di più importante da raccontare durante le conferenze o le presentazioni.

Dunque per questo approfondimento su Marjane ho preferito puntare verso ciò che lei riteneva davvero importante e spaziare all’interno di lezioni così preziose da cambiare radicalmente il mio modo di vedere le cose. Marjane Satrapi per me è stata un faro nella notte quando cominciai a interessarmi al fumetto sociale, lasciando per qualche tempo le mie vecchie letture supereroistiche, alla costante ricerca di maturazione individuale. Mi ha fatto crescere come uomo grazie alla feroce critica al patriarcato che ho fatto mia, come individuo pensante e come lettore. A mio parere è un tipo di lettura che tutti dovrebbero affrontare, magari passando proprio dall’apripista Persepolis per poi farsi strada verso gli altri volumi. E forse, con un po’ di fortuna, una nuova Marjane Satrapi potrebbe sbocciare grazie a queste opere.

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Sono un appassionato di fumetti, graphic novel, manga ed illustrazione da quando avevo circa dieci anni: i miei genitori mi comprarono un Dylan Dog nell'edicola di paese dopo esser stato dal dentista e l'anestesia, mischiata alle storie di Tiziano Sclavi, cambiarono in modo radicale qualcosa nel mio cervello. Forse fu in quel momento che capii che quello sarebbe stato il mio argomento preferito. Ho un santino di Hergé al collo e in battaglia solleverei lo stendardo di Alan Moore.

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