
Il conflitto tra il bene e il male è un tema vecchio quanto l’umanità stessa, viene raccontato dall’alba dei tempi, tramandato di generazione in generazione attraverso forme e visioni diverse e con sfaccettature nuove, viene stravolto e raccontato da ambo le parti per darci una visione sempre più arricchita e influenzata, anche dalla realtà, e per farci capire che al mondo non c’è nulla di assoluto, che è nelle sfumature tra il bianco e il nero che viviamo.
In Cina la filosofia tenta di dare una forma a questo concetto mostrandoci come il bene non può vivere senza il male e viceversa, perché non può esistere un concetto senza il suo contrario. Nei media occidentali spesso vediamo raccontato il punto di vista dei carnefici, quasi a volerli umanizzare, per farci empatizzare con loro e per farci capire che tutti sbagliamo e che tutti siamo imperfetti. Supergirl – La donna del domani, la storia da cui prenderà spunto per la maggior parte il nuovo film del DCU in uscita il 25 giugno, invece vuole farci vedere la rovina attraverso gli occhi delle vittime, non quelle che muoiono sotto le bombe ma chi resta.
Curioso come un racconto in grado di mostrare tanta sensibilità per certi temi sia stato scritto da Tom King. Non so se assistere a certe cose in prima persona, dalla parte di chi le causa, possa portare a capirle meglio, ma leggere un racconto che parla di distruzione insensata e di popoli sterminati fa tristemente pensare alla realtà. Il sentimento scaturito da questa lettura difficilmente vi sarà indifferente.
Il racconto
Il poema di Kara Zor-El inizia come se stessimo leggendo un libro scritto da Ruthye Marye Knoll, compagna di Supergirl in questa avventura nonché protagonista effettiva della storia. Il racconto infatti, per tutta la sua durata, vede proprio la ragazzina raccontare quello che stiamo vedendo: è sua la voce narrante e suo è il punto di vista dal quale vivremo tutta la storia, il punto di vista di una figlia che ha perso il padre troppo presto e che cerca disperatamente vendetta, ingenuamente convinta che potrà risanare le sue ferite. Ruthye scrive di come suo padre morì per mano di Krem, un bandito senza scrupoli, di come Supergirl scagliò il colpo fatale e di come la conobbe, riportandoci all’inizio del loro viaggio.
È il compleanno di Kara e come suo solito sceglie un pianeta illuminato da un sole rosso per potersi sbizzarrire grazie all’annullamento dei suoi poteri (come visto anche nel Superman di James Gunn). Quel giorno però assiste all’accesa discussione tra una ragazzina in cerca di vendetta e un mercenario. Non può non intervenire e, dopo una rapida colluttazione con il tale, Supergirl diventa l’obiettivo di quella ragazzina: vuole che Kara trovi e uccida Krem, l’assassino di suo padre.
Il desiderio di vendetta di Ruthye e la sua inamovibile determinazione la portano a seguire Kara fino alla sua astronave, a trovarla però è anche Krem stesso, che dopo aver scoccato una freccia avvelenata contro Kara e Krypto, fedele compagno a quattro zampe della Kryptoniana, ruba l’astronave per fuggire. Supergirl ora ha un motivo per aiutare la piccola nella sua ricerca, Krypto ha bisogno di cure, e la destinazione è chiara: ovunque si trovi Krem.
Le conseguenze
Da qui il racconto diventa un mix di influenze tra generi e stili diversi concentrandosi però su due aspetti fondamentali, sia stilisticamente che narrativamente: la space opera e il road movie. Se da un lato le matite di Bilquis Evely regalano emozioni ad ogni splash page, e ad ogni nuovo pianeta esplorato riescono a creare un’identità diversa e singolare con un tratto grezzo e sporco (facilmente inquadrabile come ispirato al sci-fi di Moebius) che traduce le insicurezze delle due protagoniste, dall’altro la voce narrante di Ruthye riesce a farci sentire il peso del viaggio, come se quello che stiamo vedendo abbia già avuto conseguenze sulle spalle della persona che ce lo sta raccontando.
Durante questo viaggio alla ricerca di vendetta faremo la conoscenza di diversi pianeti caduti sotto l’inarrestabile distruzione che si porta dietro il gruppo di banditi a cui si è unito Krem, e ad ogni nuova civiltà distrutta vediamo come le spalle di Kara si fanno più affaticate, lo sguardo dei pochi sopravvissuti si imprime in modo indelebile nella sua mente e il dolore di chi rimane a seppellire i corpi diventa un macigno enorme, capace anche di eclissare le vite perdute.
Un padre che non riesce ancora a trovare il cadavere di sua figlia, ma non smette comunque di scavare le buche per gli altri. Un semplice alieno che assiste alla morte del suo migliore amico, le cui grida diventano quasi rumore di fondo quando si accorge che è da un bel pezzo che ha smesso di gridare: quelle che sente sono le sue. Un popolo costretto a vendere metà della sua popolazione pur di sopravvivere e che vive con le conseguenze di quella terrificante scelta. Tutti pezzi di un quadro più ampio e complesso, che farebbero vacillare anche la più ferma delle convinzioni, ma che non sono nulla davanti alla speranza che qualcosa di migliore esista, che tutti possono migliorare e che fare del bene fa davvero la differenza, nonostante tutte le atrocità a cui si assiste. Kara non esita un secondo nella risposta, quando Ruthye le chiede se ha cambiato idea sulla vendetta, dicendole con un sorriso: “Io non odio nessuno“.
La destinazione
L’insegnamento più grande di Supergirl – La donna del domani però non risiede nel ripudiare la violenza dopo averne visto e vissuto le conseguenze: la vera metafora dietro alla space opera di Tom King e Bilquis Evely risiede nelle limpide certezze che ci aiutano a far sì che quelle conseguenze non inquinino il nostro animo.
Non possiamo giustificare la violenza, nemmeno se a perpetrarla è stata una vittima a sua volta, possiamo però comprendere le motivazioni di tale violenza e utilizzare la guadagnata esperienza per farci forza nelle situazioni che stressano questo limite fino a non vederne più il confine. La lucidità morale di Kara non è frutto di una battaglia persa, ma di infinite battaglie perse da altri, a cui lei non ha potuto dare altro aiuto se non scavando le buche, quando era troppo tardi; d’altronde “Krypton non morì in un giorno. Gli dèi non sono così gentili”.
Supergirl, diretto da Craig Gillespie e prodotto da James Gunn per il nuovo DC Universe cinematografico, sta ormai per arrivare nelle sale. Nella speranza che anche solo un briciolo di questa poetica confluisca nel film, l’invito è quello di recuperare La donna del domani per conoscere un personaggio sempre troppo sottovalutato di DC Comics in una nuova veste che saprà divertirvi e regalarvi emozioni uniche, nonché offrirvi un ottimo starting point per la continuity principale.



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