
Il fumetto supereroistico è un genere che affonda le proprie radici negli anni ’30 del secolo scorso. Capite bene che, con quasi un secolo di pubblicazioni, l’industria deve in qualche modo rinnovarsi ricorsivamente per non diventare stagnante e non annegare nei propri dogmi. Queste rivoluzioni accompagnano le case editrici di tutto il mondo quasi da quando esiste il concetto di supereroe stesso, prima con morti improvvise di personaggi storici, poi con stravolgimenti radicali di continuity e universi narrativi interi. Ad oggi i personaggi più famosi, ad esempio, di Marvel e DC Comics ne hanno viste di tutti i colori, subito qualsiasi tipo di cambiamento e vestito innumerevoli nuove vesti; capire cosa sia davvero efficace quando ci si presta a ideare una manovra di questo tipo, ormai, è diventato complicatissimo.
Per far fronte alla necessità di rinnovarsi e allo stesso tempo non snaturare troppo i propri personaggi, DC Comics ha optato più volte per la strada del reboot: eventi enormi multi-testata che, a fronte di uno sconvolgimento nella macro-trama generale, portano a veri e propri reset della continuity, con nuovi numeri 1, testate nuove di zecca e rimescolamenti vari dei team più importanti. Marvel dalla sua non ha mai realmente rebootato la continuity: ci è andata molto vicina più volte, ma a differenza della rivale ha sempre mascherato questi reset con eventi che andassero a sistemare qua e là le trame più fuori controllo. Oltre a questi ritocchini ovviamente non mancano starting point per i nuovi lettori, come ad esempio le iniziative Marvel NOW e All New All Different, o semplicemente nuovi numeri 1 di serie regolari che non nascono dopo un evento di reset.
Un debutto esplosivo
Nel 2001 però succede qualcosa, tra gli scaffali di edicole e fumetterie spunta un “nuovo” nome: Ultimate Spider-Man. Dalla mente di Brian Michael Bendis e le matite di Mark Bagley nasce la prima serie regolare di un nuovo universo narrativo, totalmente slegato dalla continuity principale, con eroi (e rispettive origini) riscritti da zero per immaginare come sarebbero le suddette storie se aggiornate di quarant’anni. La serie ha un successo enorme e dimostra a pubblico e critica che un cambiamento è possibile, che si può sradicare anche la più antica delle tradizioni, se fatto con cognizione di causa.
Di lì a poco la collana Ultimate Marvel avrebbe visto aggiungersi tra le proprie fila serie come Ultimate Avengers, Ultimate X-Men e Ultimate Fantastic Four, per citarne alcune, realizzate da talenti incredibili come Mark Millar, i già citati Bendis e Bagley, e Stuart Immonen, che avrebbe poi preso il posto di Bagley sull’Uomo Ragno; il tutto sotto la supervisione di Joe Quesada, divenuto editore capo di Marvel Comics dopo aver dimostrato le sue capacità con l’indimenticabile linea Marvel Knights.
L’universo Ultimate ci ha regalato gioie ed emozioni sconfinate, ha ridato linfa vitale a personaggi che sembravano aver già raccontato tutto ed è stato probabilmente il primo contatto con il fumetto supereroistico per molti, me compreso. Anche dopo la prima chiusura e il seguente rilancio ha saputo regalarci personaggi enormi come Miles Morales, ideato da un Bendis in stato di grazia e una magistrale Sara Pichelli.
La nuova Marvel
Il calendario conta 22 anni dal primo numero di Ultimate Spider-Man quando Marvel Comics annuncia un nuovo universo Ultimate, nel giugno del 2023. Ne annuncia le serie di apertura e i rispettivi team creativi. Come prevedibile il primo nome è proprio Spider-Man, accompagnato da un team creativo d’eccezione: Jonathan Hickman, messo a capo dell’intera iniziativa, e Marco Checchetto, da poco reduce da una delle serie regolari più belle mai pubblicate su Daredevil, forse di Marvel in generale. Le premesse sono tali da rendere le aspettative altissime. Dopo qualche mese la pubblicazione inizia e la voce del pubblico si unisce alla critica nell’osannare questa serie come fosse un Rinascimento per il personaggio, molto spesso usando come paragone negativo l’attuale serie regolare Amazing Spider-Man, da anni criticata da moltissimi fan per una presunta scarsità di contenuti e ripetitività nelle storie.
Se andassi in una fumetteria o, meno anacronisticamente, su un subreddit o un gruppo Facebook e dicessi che Ultimate Spider-Man è il fumetto più sopravvalutato della storia moderna, probabilmente riceverei ondate di pareri contrari, e forse anche qualche insulto conoscendo le community online; il problema è che, al netto di tutta l’evoluzione di Spider-Man dal 1963 ad oggi, le sue innumerevoli serie, storie, versioni alternative e crossover, è proprio quello che penso. La nuova veste di Spider-Man aveva il durissimo compito di rinnovare un personaggio quasi mitologico e non solo, voleva farlo usando lo stesso nome e modus operandi di una delle serie più belle mai create; una missione più che ostica e direi, a ragion veduta, non superata.
La serie ci racconta di un Peter Parker adulto che viene a conoscenza del suo destino da eroe e indossa le vesti di Spider-Man per combattere il crimine a New York. Se questa premessa non vi sembra innovativa è perché non lo è: la serie gioca su piccole differenze qua e là nel cast di comprimari, come una zia May morta e uno zio Ben vivo e vegeto, un Harry Osborn che usa il nome di Goblin per aiutare Spidey, o Gwen Stacy che diventa Mysterio. L’unica differenza degna di nota è forse l’incipit dell’universo stesso, ovvero un mondo ideato dal Creatore dove tutti gli eventi che hanno portato alla nascita di supereroi vengono annullati, tra questi anche il morso del ragno; sarà quindi un giovane Tony Stark a far scatenare forzatamente questi eventi, dando tra le altre cose a Peter un costume e una provetta contenente proprio il ragno radioattivo.
Da qui in avanti la serie vede alternarsi avventure classiche a storie influenzate dalla macro-trama generale condivisa tra tutte le serie Ultimate. Gli archi narrativi non sono tutti da buttare, c’è qualche avventura divertente da leggere, questo sì, ma nel confronto con Amazing, anche solo prendendo le ultime run tanto criticate dal pubblico, Ultimate Spider-Man impallidisce sia per densità di contenuti che per profondità di scrittura. La realizzazione nel complesso risulta reggersi quasi esclusivamente sulle matite di Checchetto che, francamente, riuscirebbe a rendere bella qualsiasi cosa. Ma se si vuole rivoluzionare un personaggio così cristallizzato nell’immaginario collettivo, questo non basta.
A questo punto le domande che mi sono fatto più volte vedendo il successo di questa serie trovano risposta proprio nella serie Amazing: se il pubblico vede di cattivo occhio cambiamenti radicali nello Spider-Man canonico, ma allo stesso tempo critica la monotonia della serie, allora vedrà come salvezza assoluta dei cambiamenti minimi fatti su un personaggio nuovo di zecca che allo stesso tempo non snatura la mitologia del personaggio e non pecca di monotonia visto che, in un universo appena creato, tutto è novità.
Il rimpianto
Guardando ai rivali vediamo come si sarebbe dovuta sviluppare un’idea del genere, Absolute Batman non cambia solo il casting dei personaggi, non sarebbe bastato rendere Alfred un soldato per convincere il pubblico: nelle pagine del Batman alternativo di DC Comics si vede come la natura stessa del personaggio sia stata stravolta; le motivazioni che lo spingono sono diverse, il suo carattere è diverso, tutta la psicologia dell’uomo pipistrello è stata svuotata del suo significato classico per essere riempita di nuove chiavi di lettura. È proprio questo che manca ad Ultimate Spider-Man, Hickman sembra aver preso lo Spider-Man classico inserendolo in un contesto diverso dove però tutto ciò che lo muove resta invariato: ora Peter è sposato e ha dei figli, ma il modo in cui affronta le situazioni è lo stesso di sempre, la psicologia del personaggio è la stessa anche se proiettata in un mondo diverso.
Con la fine della serie al numero 24 e l’imminente finale dell’Universo Ultimate che chiuderà l’intera linea editoriale, nel tirare le somme di tutto questo non posso fare a meno di pensare a cosa avrebbe potuto essere e al perché non lo è stato. Non credo nelle scarse capacità di chi ha realizzato la serie, anzi, ma credo piuttosto in una Marvel che sembra non voler più rischiare, non come un tempo.
Se l’Ultimate Universe finirà così com’è nato, in un batter d’occhio, credo sia proprio perché è stato pensato per finire fin dall’inizio, proprio per paura di prendere risichi e scelte coraggiose, le stesse scelte e gli stessi rischi che un tempo la Casa delle Idee prendeva, regalandoci serie indimenticabili ed emozioni incredibili. Nell’attesa di leggere il finale definitivo, non resta che sognare un Ultimate Spider-Man coraggioso, rivoluzionario, uno Spider-Man davvero Ultimate, come quello che mi fece appassionare ai fumetti di supereroi, come quello che nacque dalla voglia di Marvel di rischiare per davvero.







Le fumetterie sono anacronistiche?
Per il senso del discorso, quindi dialogare con le community, è indubbio che ormai sia più facile online 😉