
Heretic di Robbie Morrison, disegnato da Charlie Adlard, ha fin da subito un sentore di From Hell di Alan Moore. Parliamoci chiaro, lo stregone inglese ha influenzato tutti in un modo o nell’altro e continua a sfornare figli letterari illegittimi, alcune volte palesi e altre volte nascosti… e ognuno con un debito enorme verso il suo modo di scrivere. Quindi direi che non è così strano riconoscere una scuola di pensiero, un modo di vedere i personaggi e raccontare una storia, vicino alla scuola di Moore negli autori di oggi.
Robbie Morrison appunto non fa eccezione, nonostante si tratti di un autore più che rodato e collaudato dalle pagine di 2000 AD, il magazine britannico attivo dal 1970 e fino al 2023. In tanti si ricorderanno di lui per un personaggio e una saga su cui ha lavorato per la maggior parte della sua carriera, ovvero Judge Dredd. L’altro suo lavoro più significativo invece è la serie di avventure di Nikolai Dante che diede qualche spunto per realizzare pure il Dampyr bonelliano e il remake in chiave pulp del più famoso Mister No.
Morrison è un asso della scrittura perché si interfaccia alla narrazione con un intento coraggioso: non prendere il lettore per stupido. Premette che tu, lettore, conosca una vicenda, conosca un certo linguaggio, sappia leggere le intenzioni di un personaggio e sappia identificare un percorso morale. Non ti tratta da ragazzino imberbe ma da lettore adulto, e questo è parecchio ammirevole. Robbie Morrison conosce perfettamente le sue capacità e in certi casi diventa… come dire… spavaldo. Quasi borioso. Ma ci arriveremo poi.
Charlie Adlard è ugualmente celebre, perché se conoscete Robbie Morrison per le avventure del giudice Dredd e per 2000 AD allora dovreste conoscere pure il suo talento. In questo volume, come nei suoi lavori precedenti (eccezion fatta per quelli iniziali) usa un bianco e nero inconfondibile per chiunque abbia letto The Walking Dead. Esatto, il suo lavoro più noto è una delle serie a fumetti maggiormente remunerative di tutto il panorama occidentale. Sicuramente il connubio con Morrison deriva dal periodo in cui hanno lavorato insieme a Nikolai Dante, affinando una gran messinscena e una regia parecchio televisiva, tipica di una serie tv o di un film d’azione: veloce, scarna di pause riflessive, molto concentrata sul farti rimanere attaccato alla pagina. Adlard a taluni piace mentre altri lo detestano proprio per la cura del dettaglio: in certi frangenti assente o all’acqua di rose.
Ve la metto in parole povere: teste sbozzate, inquadrature comode, tratti solo accennati. Questi sono i punti critici del disegno di Adlard, che però compensa magnificamente con delle architetture perfette, ambienti in sincronia con ogni elemento in focus nella vignetta e dei fantastici neri perfettamente ombreggiati, che creano atmosfera. Ecco, ancora una volta ci troviamo davanti alla classica espressione vacua di Rick Grimes anche in questo volume. O un Negan. O un Tyreese. E no, non si tratta di una mancanza tecnica ma proprio di una cifra stilistica ben precisa e caratteristica che, se nelle vostre corde, può addirittura portare a una maggiore fruibilità del fumetto stesso.
Heretic, edito da saldaPress in Italia, racconta in un modo molto particolare l’esoterismo agganciandosi a un concetto sempreverde per cui una piccola analisi storica bisognerebbe proprio farla. Il concetto è: l’intellettuale, il luminare di una determinata materia, può essere pure uno sfegatato appassionato di magia e occultismo? In questo caso si tratta del padre della psicologia, Sigmund Freud, in possesso di antichi manoscritti che raccontano l’apprendistato del demonologo Weyer alla corte di Cornelius Agrippa nel 1529. L’ambientazione è il rinascimento, un XVI secolo in cui dominazione della chiesa e della sua polizia politica, l’inquisizione, risulta essere più accesa che mai per mano di uomini privi di scrupoli, pietà o anche solo umanità.
Siamo dentro il periodo nel quale il Malleus Maleficarum, il martello delle streghe, diventa a tutti gli effetti il manuale di condotta della frangia più estremista degli inquisitori a partire da Tomás de Torquemada fino ad arrivare a Nicolas Eymerich (autore di un altro manuale chiamato Directorium Inquisitorum). Ed è proprio Eymerich ad affidare a Cornelius Agrippa e al suo fido aiutante Weyer l’ingrato compito di ripulirsi l’anima di fronte a Dio dando la caccia a un pericoloso assassino di preti. La trama andrà avanti con un buon ritmo dietro l’indagine del duo, molto vicino ai classici del giallo, e si farà strada dietro false piste, segreti e bugie nella mefitica Andorra. Morrison deve essersi informato parecchio bene su Agrippa, che si avvicina molto alla rappresentazione perfetta (quanto incoerente) di un investigatore che Umberto Eco fece ne Il Nome della Rosa.
Ritornando ad Adlard vorrei approfondire un aspetto tagliente di Heretic: se The Walking Dead aveva dei ritmi forsennati di pubblicazione, che non lasciavano al disegnatore spazio per dettagliare a modo e lavorare sull’espressività della scena, qui ha la possibilità finalmente di esprimersi dopo anni e anni di quella sequela di scadenze. Purtroppo questa è una prassi che abbiamo visto milioni di volte, soprattutto con uscite seriali dove dei disegnatori perfettamente capaci devono scegliere tra accuratezza e rapidità. La colpa non è di qualcuno in particolare, anzi, ce ne fossero di serie a fumetti in grado di riportare in alto l’arte sequenziale. Dunque se vi è piaciuto questo disegnatore nella sua forma “ingabbiata”, amerete la sua cifra stilistica nella totale libertà di espressione.
E ora passiamo agli aspetti meno positivi: a chi può piacere questo fumetto? Diciamocela tutta: ciò che ho percepito io osservando lo svolgimento della storia è un grosso esercizio di stile. Non ha veramente qualcosa da raccontare ma dispiega in circa 130 pagine la ricercatezza di cui Morrison è capace, senza mai esporsi davvero. Heretic è sia crudo che moderato, avvincente in certi punti ma frettoloso in altri. Non indugia nel torbido come chi davvero ha trattato questi temi, non porta dei protagonisti originali (lo studioso e il suo giovane apprendista ingenuotto quante volte li abbiamo visti?) e non crea un vero e proprio arco di consapevolezza o cambiamento nei personaggi principali.
Certo, è una graphic novel di genere giallo ma utilizza tanti, troppi, elementi che conosciamo già, per quanto lo faccia in maniera superba come Morrison sa fare. Per dire, A Walk Through Hell di Garth Ennis ti conduce a sua volta in un’indagine ma alla fine ne esci cambiato, con un concetto che ti rimane scolpito nella mente e con tutta probabilità pure un po’ traumatizzato. Black Monday di Hickman, un giallo nel mondo della finanza, può sconvolgere ogni tua comprensione della realtà e farti diventare il peggiore dei complottisti da quanto è potente. Purtroppo Heretic non è così, non che ci sia da farne una colpa. Semplicemente non riesce a portarti dove vorrebbe, ma almeno il viaggio te lo godi.
Heretic insomma ha come punti positivi lo stile della narrazione, il dialogo, il disegno di Adlard finalmente libero di usare tutta la sua tecnica. Pecca invece nel momento in cui deve osare di più e metterci l’anima. Onestamente, se vi piace il giallo e l’indagine potrebbe farvi passare un bel pomeriggio, ma se cercate una storia in grado di lasciarvi qualcosa dentro, non è il fumetto che fa per voi.
Un ringraziamento speciale a saldaPress



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