Spider-Man Noir – Il giorno in cui l’Uomo Ragno impugnò una pistola

spider man noir retrospettiva

Dicembre del 2006, una semplice quanto inaspettata intuizione di Fabrice Sapolsky, editor della rivista a fumetti francese Comic Box, è destinata a diventare una delle operazioni editoriali Marvel più impattanti ed efficaci di sempre. Nello stesso anno quell’idea di un nuovo universo Marvel di stampo pulp ambientato nel cuore degli anni ’30 viene proposta a David Hine, scrittore Marvel alle prese, in quel periodo, con Civil War: X-Men, miniserie sui mutanti che mostra le conseguenze di House of M durante la guerra civile supereroistica. Questo porterà all’annuncio di Marvel Noir: nel dicembre del 2008 sugli scaffali di edicole e fumetterie appaiono i numeri 1 di Spider-Man Noir e X-Men Noir, serie di debutto del neonato universo narrativo hardboiled targato Marvel.

spider-man noir pistola

La copertina di Spider-Man Noir non aiuta a rendere il debutto meno impattante: è infatti il perfetto biglietto da visita per una serie che, tuttora, rappresenta uno dei picchi di maturità narrativa e stilistica del fumetto supereroistico. Spidey ha una giacca lunga, il costume è nero, i soliti e amichevoli occhioni bianchi vengono sostituiti da un paio di occhiali, e in mano ha una revolver. Immedesimarsi nel lettore medio dell’epoca che vedeva quest’albo per la prima volta è difficile, soprattutto ora che abbiamo infinite versioni per infiniti personaggi, ma anche solo pensare a Spider-Man che impugna una pistola può dare idea di quanto questa serie fosse un fulmine a ciel sereno.

L’operazione Marvel Noir ebbe un discreto successo, lasciando nel primo decennio degli anni 2000 però quasi tutti i personaggi nati da esso a esclusione di Spider-Man che, per ovvi motivi, è sopravvissuto fino ai giorni nostri, con una nuova serie regolare iniziata nel 2025 e innumerevoli apparizioni tra videogiochi, film, crossover e, da poco, serie tv live-action. Per capire il potenziale infinito di questo personaggio non serve che leggere la sua storia di debutto, nata dalla mente di David Hine e dalle matite di Carmine Di Giandomenico, una storia pregna di fascino, idee e innovazione, il tutto trasportato da una scrittura incredibile e da matite, colori e inchiostri a dir poco magistrali.

spider-man noir peter parker

L’origin story dello Spider-Man anni ’30 inizia presentandoci in modo viscerale e crudo la New York della grande depressione tra proteste di lavoratori e lavoratrici e lotta di classe, giornali corrotti, polizia controllata dalla malavita e grandi potenti che vivono al di sopra di tutto. La rabbia che tutta questa corruzione scatena nel protagonista, un giovane Peter Parker (che ricordiamo essere sostituito da un ben più adulto Ben Reilly nel recente adattamento live-action) è destinata a straripare, quando scorge la possibilità di fare davvero la differenza: Ben Urich rivede nel ragazzo sé stesso, rivede la speranza che ha perso e la forza che ha finito, decide quindi di prenderlo sotto la sua ala come fotografo per il Daily Bugle. È l’occasione per Peter di poter cambiare qualcosa, o anche solo raccontare la verità.

La costruzione della tensione è perfetta per tutta la storia, veicolata attraverso piccoli spunti qua e là durante le prime giornate da reporter di Peter, mostrando sempre qualcosa ma mai tutto. Capiamo la pericolosità della città quando facciamo la conoscenza di Norman Osborn e dei suoi scagnozzi, nel pub di Felicia Hardy, divenuti in questa veste noir la versione più macabra e distorta possibile di loro stessi. Vediamo come Ben fa i conti con il marcio di New York e come ha dovuto imparare a conviverci pur di sopravvivere, vediamo come un uomo deve fare i conti con le proprie scelte quando le conseguenze bussano alla porta.

Il crescendo di ansia che si prova va di pari passo con la rabbia di Peter e il culmine è rappresentato parallelamente con l’ottenimento dei poteri per il protagonista e con una scoperta importante per il lettore. Uno dei primi colpi di scena porta tutta la lettura fino a quel punto sotto una luce diversa, esplodendo sulle battute finali con una scoperta a dir poco sconvolgente, in questo caso, tanto per Peter quanto per chi sta leggendo. Durante le ultime pagine si capisce allora il motivo della revolver in copertina: è una pistola di Čechov, e il peso che si abbatterà sulle spalle di Peter dopo aver premuto il grilletto sarà direttamente proporzionale all’impatto generato da quelle due tavole di “conseguenze”.

spider-man noir daily bugle

Purtroppo è molto facile fare spoiler raccontando quasi tutto ciò che c’è di bello in Spider-Man Noir da metà storia in poi, dunque mi limiterò a lasciare un pizzico di curiosità con quel che ho già raccontato e a decantare la bellezza e la qualità che questa storia ci regala attraverso una realizzazione visiva incredibile.

Le tavole si susseguono senza mai essere frenetiche, è la storia che ci rende ansiosi e sono le inquadrature a rendere il racconto incalzante senza però avere mai fretta: le cose vengono raccontate con i tempi giusti ma le sensazioni di angoscia e oppressione sono frutto di una regia che sembra essere nata proprio da una telecamera portata in spalla in giro per la città da un cameraman in carne e ossa. Da inquadrature strette e asfissianti a campi larghi pieni di dettagli che invece di dare respiro lo soffocano ancora di più, l’opera si crea un’identità marcatissima che rispetta per tutto il corso della storia, un’identità così forte da diventare parte del racconto stesso, oltre che un mezzo per svilupparlo.

Quello che abbiamo tra le mani leggendo Spider-Man Noir è un vero e proprio gioiello che non si fa problemi a mostrare violenza vera, droga e tutto ciò che c’è di marcio a New York, senza la paura di snaturare il personaggio o di accostare all’amichevole uomo ragno di quartiere un immaginario a dir poco ruvido che si fa carico di trasportare una storia supereroistica sui binari del pulp, consacrando il personaggio a vero e proprio “Spider-Man per adulti”.

spider-man noir ragno

Come accennato, il discreto successo del personaggio lo ha traghettato verso altri media e nuove miniserie dedicate. Nel 2020, ad esempio, la run firmata da Margaret Stohl e Juan Ferreyra lo ha reinterpretato sotto una luce quasi anni ’50: un esperimento in cui i toni del racconto e l’impatto visivo delle tavole, fondendosi con il lettering, richiamavano i manifesti dei vecchi monster movies. Nel 2022 lo abbiamo visto riapparire sulla scia del Ragnoverso in Edge of Spider-Verse, serie crossover ospitata sulle pagine dello Spider-Man “senza aggettivi” che ha visto, tra le altre cose, il debutto di Spider-Boy.

Più di recente, nel 2025, ha preso il via una nuova serie regolare dedicata allo Spidey degli anni ’30. È qui, tuttavia, che qualcosa si è rotto. Complici i crossover incessanti e la tendenza a omologare ogni “Ragno” allo stesso standard, il personaggio è stato ridotto a una sbiadita macchietta dello Spider-Man classico di Terra-616, solo con un costume diverso. Il suo carattere ribelle, cupo e sovversivo ha ceduto il passo a battute incessanti durante i combattimenti. Persino l’uso della pistola, un tempo percepito come un gesto estremo e traumatico per la psiche dell’eroe, si è svalutato, trasformandosi nell’ennesimo gadget da sfoderare a ogni minima occasione.

La sfortuna di Spider-Man Noir forse è proprio nel suo più grande pregio: la sua identità, talmente forte da essere sedata, talmente diretta e marcata da dover essere ammortizzata pur di raccontare il personaggio, lo stesso personaggio che forse però, nel migliore dei modi, aveva già raccontato tutto.

Murdock Articoli
Appassionato di Fumetti e Videogiochi, perché esperto non sono e recensore fa subito radical chic.

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