
È come fare una passeggiata del bosco… 65 milioni di anni fa
Jurassic World
Sono da sempre incuriosito dalla vita passata, da quelle specie che hanno calcato questa terra per poi scomparire, lasciando solo qualche segno del loro passaggio: ossa, impronte, tracce sul terreno… frammenti di creature che il tempo ha trasformato in reperti da osservare nell’ampia sala d’esposizione del museo di turno.
Sono certo di non essere l’unico a condividere questa passione per le specie ormai estinte e, tra tutti i membri del club “da grande voglio fare il paleontologo” forse possiamo annoverare anche Matthieu Dunstan e Brett J. Gilbert, autori di First Giants, titolo che ci vede competere con i nostri amici al tavolo per la realizzazione delle migliori esposizioni di fossili dei “primi giganti”.
In questo gioco, della durata approssimativa di 30 minuti, 2-5 giocatori devono selezionare quindi quali fossili studiare, sfruttando i poteri ad essi associati, per poi passare a esporli e, così facendo, cominciare ad accumulare fama (punti) del mondo della museologia e, magari, vincere la partita!
Maestose teche… per giganti di carta
Già prendendo in mano la scatola di First Giants si viene colpiti dal colpo d’occhio che offre, ma è una volta aperta la stessa e passando in rassegna i materiali che si comprende come l’estetica e l’ergonomia del packaging possano diventare parte integrante del fascino di un gioco e, quindi, valore aggiunto.
All’interno della scatola troviamo infatti 4 plance Sito di Scavo in cartone spesso, decine e decine di segnalini di varia natura (sempre in cartone spesso), due manuali di gioco (il regolamento principale e l’appendice), i materiali per i giocatori (5 set composti da una plancia Museo e 4 pedine in legno incise) e, soprattutto, 65 carte accompagnate dalle meravigliose illustrazioni dei differenti giganti (complimenti alle artiste Jessica Cognard e Maud Chalmel) che ci mostrano sul fronte una riproposizione naturalistica dell’animale e sul retro la sua versione fossile.
Queste carte recano varie informazioni sul fronte: la dimensione (da 1 a 3: piccolo, medio, grande), la famiglia (Volatili in arancione, Erbivori in verde, Carnivori in rosso, Marini in blu, Mammiferi in viola), l’indicazione della tempistica di attivazione della carta e il suo effetto; sul retro le uniche informazioni riportate sono la dimensione e la famiglia.
Il setup di First Giants è immediato e semplice e prevede:
- I 4 Siti di Scavo: al centro del tavolo posizioniamo il mazzo di carte e le 4 plance dell’area; piazziamo su ognuna di esse 2 carte sul fronte.
- La riserva dei set e delle risorse: un’area in cui posizionare, in funzione del numero di giocatori, i segnalini Set per la partita (che forniscono Punti vittoria), i segnalini Notizie (obiettivi da raggiungere per accumulare altri Punti), le riserve di Ambra (la moneta di gioco) e dei Punti vittoria.
- Aree giocatori: qui ognuno posiziona la propria plancia Museo con sopra i suoi 4 segnalini in legno e, accanto, l’Ambra di partenza (due pezzi).

La partita si sviluppa in turni, un giocatore per volta partendo dal primo. Nel proprio turno il giocatore attivo deve compiere un’azione a scelta tra:
- Giocare una pedina: dopo aver posizionato una delle proprie pedine dalla propria plancia a un Sito di Scavo che NON ne contenga già una (si intende delle proprie), il giocatore preleva una delle 2 carte disponibili e la piazza nella propria Area di Studio (ossia sopra la plancia) attivandone gli effetti (ne esistono di vari tra ricorrenti e a uso singolo, molte carte con possibilità di effetti in combo con altre). Fatto questo si rifornisce lo slot libero dello Scavo con una nuova carta dalla cima del mazzo.
- Rivendicare le proprie pedine: il giocatore riprende le sue pedine nelle aree Scavo e, per ogni pedina, può scegliere di ricevere un’Ambra o Esporre un fossile. Esporne uno richiede un numero di Ambre pari alla dimensione dello stesso (1, 2 o 3) e lo spostamento di una carta dall’Area Studio a quella della Mostra (sotto la plancia), posizionandola in orizzontale e a faccia in giù.
Il gioco prevede due tipologie di esposizioni: Set Famiglia (stessa famiglia, dimensioni diverse) o Set Dimensione (famiglia diversa, stessa dimensione). Il primo “pezzo” di un’esposizione non concede alcun vantaggio, ma espandere un set assicura invece di ottenere 1 segnalino Set e, nel caso si sia il primo a espanderne uno specifico, si può anche prendere un segnalino Notizia corrispondente (segnalini che possono essere rubati da giocatori con stesso set ma più carte).

La fine della partita è determinata dalla fine dei segnalini Set o l’esaurimento del mazzo di gioco: a quel punto la partita continua fino a che tutti i giocatori non hanno compiuto lo stesso numero di turni, per poi passare al conteggio punti e determinare il miglior curatore.
Memorie pachidermiche
Dal punto di vista delle meccaniche è tutto qui: pochi concetti che ruotano attorno all’idea di costruire un piccolo motore di gioco (legato ai poteri delle carte) per poi “smontarlo” (almeno in parte visto le molte carte a uso singolo) e ottenere qualche punto.
Finché una carta rimane nel nostro Studio può infatti fornirci (attivamente o passivamente, magari andando in combo): Ambra, punti (direttamente o convertendo l’Ambra accumulata) o esposizioni bonus. Ma, non appena si decide di “musealizzarla” convertendola in un pezzo da esposizione, questi effetti vengono persi in cambio della possibilità di accumulare qualche punto, e in un gioco rapido come questo il tempismo può risultare determinante.

Per una volta insomma ci troviamo davanti a un gioco che, più che chiederci di costruire un motore di gioco efficiente, ci chiede di valutare quando “smontarlo” o depotenziarlo, un titolo in cui la parola d’ordine diventa: “esporre prima degli altri”. Questo elemento, che in assunto potrebbe risultare intrigante, finisce però per restare tale più nella teoria che all’atto pratico, poiché le carte davvero utili alle combo finiscono per avere un peso solo relativo (molte sono immediate, semplici o poco persistenti) e la durata del gioco non permette al “sacrificio” di pesare davvero (con l’esclusione di un paio di carte che cercherete di tenere in zona Studio più a lungo delle altre).
Il tutto finisce per consegnarci quindi un sistema che passa rapidamente dal “che idea carina” al “carina sì, ma non così strutturata come avrei potuto sperare”.
Giganti di poco peso
Altro problema sostanziale del titolo poi è l’operazione fatta sul bilanciamento tra le carte, soprattutto considerando il costo di esposizione delle taglie forti: le carte numero 3. In un gioco che porta il nome “First Giants” mi aspetto che i “grandi protagonisti” siano il cuore dell’esperienza, i reperti più importanti, le vere star del museo.
Nella realtà dei fatti sono le carte che cercherete di usare solo quando strettamente necessario (ossia per l’esposizione Famiglia). Il costo per musealizzare quelle creature infatti è semplicemente troppo alto rispetto al rendimento in punti: 3 Ambre richieste, stesso quantitativo ottenibile da collezioni più piccole (taglia 1 = costo 1 per fossile!). Oltre questo i loro poteri sono solo raramente abbastanza forti da giustificare il tutto; poteri che tra l’altro, considerando poi la lunghezza di una partita, non riuscirete a sfruttare molto.
A questo poi aggiungete che il gioco introduce anche delle carte “Uovo” per ogni famiglia, cioè carte jolly che possono contare come qualsiasi taglia si voglia e la cui esposizione ha un costo fisso di 2; indovinate quando proverete a usarle per massimizzarne il vantaggio?
Tutto questo spinge a correre verso i set di minor dimensione per vari motivi, set che troppo spesso finiscono infatti per decretare il miglior curatore al tavolo poiché meno cari, ugualmente efficienti e meglio ottimizzabili durante lo scontro. Non nascondo di aver trovato la cosa anche “tematicamente ironica” dal momento che le vere protagoniste del gioco finiscono per essere le creature più piccole, mentre i grossi pachidermi… quelli forse resteranno fuori dal museo per mancanza di spazio o di budget.
Detto questo però il gioco non ne esce con le ossa rotte, poiché ha dalla sua altri pregi: scala bene con ogni numero di giocatori al tavolo (con un leggero cambio di approccio dato dalla maggior competizione), ha dalla sua un sistema interessante in grado di traghettare il giocatore occasionale verso titoli a maggior complessità, è rapido e accessibile, facile da spiegare, in grado di restituire la sensazione di star davvero esponendo qualcosa e, soprattutto, arricchito dal vantaggio di una componentistica di alto livello e da una direzione artistica (come non citare la bellissima appendice!) in grado di trasformare delle semplici carte in una piccola e deliziosa galleria paleontologica.
Un ringraziamento speciale ad Asmodee Italia


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