Passenger – L’horror on the road di André Øvredal

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Voto:

Se si parla di horror, sono moltissime le volte in cui i trailer hanno saputo ingannare il grande pubblico, magari proponendo le uniche sequenze degne di note della pellicola. In questo caso poi, nonostante l’alto livello d’inquietudine, nulla faceva pensare a qualcosa di particolarmente originale, salvo poi scoprire che, fortunatamente, gran parte di quanto visto era semplicemente un estratto del prologo del film.

Passenger non si può certo dire che brilli per chissà quale originalità nel soggetto ma, personalmente, la presenza dietro la macchina da presa di André Øvredal (Troll Hunter, Autopsy, Demeter) e la produzione di Walter Hamada, veterano dell’horror, mi facevano ben sperare. E avevo ragione.

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Maddie e Tyler sono una giovane coppia che, lasciata la casa dove vivevano in affitto, decidono di iniziare la vita da camperisti. Tutto pare proseguire per il verso giusto quando, dopo aver soccorso un’auto uscita fuori strada, una presenza inizierà a tormentarli. Il tema dell’entità che infesta o perseguita qualcuno, si sa, è uno dei più abusati del genere. In questo caso però il presupposto, ossia quello di spostare la storia in un camper, nel mondo dei camperisti e nel suo piccolo sottobosco di racconti e tradizioni (sicuramente sconosciuti al grande pubblico), riesce senza dubbio a regalare quel tocco di originalità.

Certo, non mancano i cliché tipici del genere, come quello del trovare un personaggio esperto (in questo caso Diana, interpretata da Melissa Leo), che inizia a sospettare della condizione dei protagonisti e li mette in guardia, il trovare un libro col quale avere conferma di quanto appreso fino a quel momento e scoprire se ci sia un modo per risolvere la situazione. Insomma, le classiche tappe scolpite nella pietra dell’horror medio.

Tutto questo però è compensato non solo da una buonissima regia, ma anche dalla capacità di André Øvredal di saper creare la giusta tensione con i giusti tempi. Anche i jumpscare presenti nella pellicola, infatti, non sono messi a caso per compensare l’incapacità di chi dirige (altro cliché dell’horror medio), ma arrivano sempre dopo la costruzione di una buona e sana dose di inquietudine, in crescendo, accompagnati dalle giuste musiche e da un attento comparto sonoro.

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Le sequenze d’impatto e con una buona messa in scena non mancano, come ad esempio quella del videoproiettore nel bosco, usato per fare luce tra la vegetazione, o quella nel parcheggio, quando la protagonista tenta di raggiungere il camper. È intelligente inoltre l’uso contenuto che si fa dei vari device moderni, come ad esempio le videocamere che riprendono l’esterno del mezzo.

A trasmettere un certo senso di smarrimento e di paradossale claustrofobia è in questo caso anche l’elemento on the road della pellicola, attraverso infinite e isolate strade, chilometri e chilometri di asfalto immersi nel nulla, che rappresentano al meglio la vastità e l’isolamento di determinate zone del territorio americano; strade che, al calare della notte e col passare dei minuti, aumenteranno esponenzialmente la sensazione di pericolo imminente.

Tutto ciò è anche dato dal genuino timore che si viene a provare verso i protagonisti. Maddie (Lou Llobell) e Tyler (Jacob Scipio) non godono di chissà quale approfondimento, ma in poche e sufficienti linee di dialogo riusciamo a capire, ad esempio, perché lei sia più restia a questo nuovo stile di vita e lui no, o semplicemente quanto, nonostante alcune divergenze, siano uniti in maniera sincera.

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L’entità demoniaca in questione, interpretata da Joseph Lopez, sebbene non goda di un design particolare e non necessiti di chissà quale prova attoriale, riesce benissimo nel suo scopo; inoltre il suo look, la sua origine e soprattutto il suo modus operandi non sono casuali (non è uno di quelli che fa cigolare le porte senza motivo, tanto per intenderci). Insomma un mix di caratteristiche non tutte particolarmente esaltanti ma che, unite alla regia e alla messa in scena, delineano un personaggio senza dubbio riuscito.

In appena 90 minuti, Passenger fa quello che molte pellicole horror oggi non riescono a fare in quasi 2 ore: raccontare (bene) una storia semplice, con tutti gli elementi al proprio posto, e spaventare nel modo giusto. Sicuramente non stiamo parlando di un film che farà la storia del genere, ma senza dubbio siamo di fronte a un prodotto di buona fattura che, malgrado la poca originalità, riesce a compensare con altre riuscite soluzioni. Soprattutto per gli amanti degli horror sarebbe davvero un peccato se passasse in sordina. Se lo avvistate al cinema saliteci a bordo, sarà un bel viaggio.

Un ringraziamento speciale a Eagle Pictures

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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