
Nel 2023 Scott Pilgrim Takes Off ha riacceso in tutti i fan, me compreso, l’interesse per il franchise nato dalla mente geniale di Bryan Lee O’Malley. Prevedibilmente, questo ritorno sotto i riflettori ha attirato un’ondata di curiosi e appassionati; un’occasione per scavare nel passato del brand e lanciare sul mercato un nuovo videogioco basato sulle avventure dell’amatissimo bassista canadese. Scott Pilgrim EX è, infatti, una vera e propria operazione nostalgia che affonda le sue radici nel primo tie-in dedicato al personaggio, ovvero Scott Pilgrim vs. The World: The Game, beat’em up arcade in 2D che si ispira fedelmente sia ai fumetti che al film di Edgar Wright.
Tribute Games – piccolo studio di Montreal composto da ex dipendenti Ubisoft – riprende dunque in mano le redini di questo progetto videoludico, così da offrire “un buon entry point per i neofiti e non un seguito diretto di Scott Pilgrim Takes Off“, stando alle parole di O’Malley stesso. Gli eventi narrati prendono piede dopo il canone di fumetti, film e serie TV, mescolando easter egg e rimandi alle varie continuity. Ad accompagnare il lancio, un breve fumetto introduttivo di sedici pagine intitolato Scott Pilgrim EX: Dawn of Metal Scott, utile a inquadrare meglio questa avventura in pixel art che andiamo adesso a sviscerare.
Toronto in bilico tra futuro distopico e multiverso
Come già precisato dalla breve demo che ha anticipato l’uscita del gioco, l’esile trama di Scott Pilgrim EX è la seguente: in un futuro a noi prossimo, Toronto è stata invasa da tre gang rivali, ovvero i Vegani, i Robot e i Demoni. Le bande, capeggiate dalla temibile corporazione G Corp, seminano il caos in città e – come se non bastasse – i Sex Bob-omb vengono rapiti da Scott Metallico, un misterioso antagonista che, citando apertamente il Metal Sonic di Sonic CD, pare essere un sosia malvagio di Scott Pilgrim. Quest’ultimo, con il supporto dell’inseparabile Ramona Flowers e di vecchie conoscenze come Roxie Richter, Lucas Lee, Matthew Patel e altri comprimari di spicco, parte dunque al salvataggio.
Il tutorial “di trama” che ci introduce alle meccaniche di gioco è breve e diretto, ma, esplorando il menu principale, ci si rende subito conto della presenza di una modalità allenamento ben più approfondita che illustra le nuove possibilità offerte dal sistema di combattimento. Rispetto al gioco precedente, si hanno infatti a disposizione molte mosse in più e altrettante combo (anche a mezz’aria o con armi da equipaggiare). Contrastare le offensive nemiche con prese, contromosse, parate, scatti e supermosse – eseguibili a corto raggio o dalla distanza – è poi una delle migliorie che rende il combat system più articolato e raffinato.
Dopo aver studiato diligentemente l’arte del combattimento, si inizia l’avventura selezionando uno dei sette personaggi giocabili, fino a un massimo di quattro se si è in multiplayer o in cooperativa locale. Come anticipato, Scott, Ramona, Roxie, Matthew Patel, Robot-01, Lucas e Gideon sono gli eroi in nostro controllo. Naturalmente ogni comprimario ha le sue peculiarità, sia per quanto riguarda le statistiche, sia per le mosse speciali. Scott Pilgrim, ad esempio, è il personaggio più bilanciato e versatile di tutti, mentre Ramona può teletrasportarsi e gode di una survivability più alta; Lucas è un bruiser, Gideon un mage, Robot-01 un combattente ranged e così via.
L’obiettivo di questo picchiaduro a scorrimento è soccorrere tutti i membri dei Sex Bob-omb, recuperando al contempo i loro strumenti musicali caduti nelle mani dei cattivi. Come in ogni beat’em up che si rispetti, per avanzare nella campagna – composta da 12 missioni principali – bisogna far fuori numerose orde di nemici appartenenti alle tre fazioni citate in precedenza, passando da un’area all’altra della metropoli. Per tenere testa ai cattivoni, occorre tenere d’occhio quattro parametri: Vitalità, Determinazione, Forza e Destrezza. È possibile migliorarli attraverso l’acquisto di power up, consumabili ed equipaggiamenti, in cambio di monete accumulabili durante gli scontri e spendibili in numerosi shop. I potenziamenti aumentano i punti vita, la potenza degli attacchi, la nostra velocità di corsa e molto altro. Ad arricchire l’armamentario sono poi le medaglie e gli accessori, oggetti che donano bonus passivi aggiuntivi.
A fornire aiuti ulteriori ci pensano i companion di supporto: Wallace Wells riduce i danni dei nemici per breve tempo, Todd Ingram usa i suoi poteri vegani per teletrasportarci lontano dai pericoli, i Gemelli Kutayanagi creano un’area di cura… insomma, personalizzare il proprio stile di gioco è la strategia chiave per vincere. I compagni di squadra che ho menzionato sono solo una piccola parte del roster dei personaggi: completare boss fight e missioni secondarie permette di sbloccare partner molto più potenti. A questo proposito, certe quest o passaggi segreti – porte chiuse a chiave, muri bloccati – celano NPC che potrebbero invitarci in eventi extra o brevi minigiochi (come uccidere nemici solo con una specifica arma o sopravvivere per un minuto senza morire). I premi ottenibili sono ricchi power up o collezionabili per il completismo. Benché piccole, queste sezioni di gioco sono sempre assai curate e risultano essere modi piacevoli per allungare la longevità.
Le vicende narrate sono bizzarre ed esagerate; uno degli aspetti più pregevoli del racconto è infatti il suo non prendersi mai sul serio. Oltre al temibile Scott Metallico, sorprende vedere nuovi antagonisti provenienti dal futuro o da dimensioni parallele (in quanto già Scott Pilgrim Takes Off aveva sdoganato l’esistenza del multiverso nel mondo creato da O’Malley). Per i fan più sfegatati, la trama offre persino eventi che sono chiari rimandi al passato del franchise, come una missione che fa da sequel a un vecchio cortometraggio con Kim Pine e Simon Lee come co-protagonisti.
La vecchia scuola: combattimenti punitivi e ore di grinding
Complice il sopracitato multiverso, Scott Pilgrim EX presenta un’ottima varietà di situazioni e ambientazioni: viaggiare tra le epoche – dalla Preistoria e al Medioevo per esempio – mi ha ricordato il videogioco de I Simpson per Nintendo DS datato 2007 o il più recente SpongeBob SquarePants: The Cosmic Shake. A seconda di dove capiteremo, i nemici storici della saga verranno trasformati per aderire meglio al contesto. Matthew Patel – per citare uno dei boss più sbilanciati in assoluto – diventa il cantautore Big Band Matty, a capo di una Big band uscita direttamente dai ruggenti anni Venti.
Parlando proprio delle battaglie più ostiche, avanzare nel gioco non è mai semplice, anche a difficoltà Normale. Persino il primo boss può dare qualche rogna e spingere il giocatore a potenziarsi adeguatamente prima di affrontarlo, visto e considerato anche il damage output eccessivo della maggior parte dei nemici più forti. Inoltre, siccome il gioco non preannuncia mai l’arrivo di boss fight o dei segmenti più impegnativi, conviene sempre fare acquisti nei vari negozi per prepararsi agli scontri, così da non iniziare a menare le mani con la barra della vita – o barra dei PV – al minimo (il drop rate di oggetti curativi è infatti molto basso).
Tale penuria di cure sparse per i livelli diventa un difetto da non sottovalutare quando si tratta di affrontare la campagna principale in solitaria. Alcune sezioni del gioco, come certe gang fight con avversari davvero potenti, sembrano concepite per essere affrontate in cooperativa locale o cercando aiuto da altri giocatori online: combattere da soli infatti può essere spesso molto più ostico del previsto, e se a ciò aggiungiamo il non poter recuperare vita otteniamo degli scontri leggermente ingiusti. Vengono in aiuto personaggi di supporto come i già menzionati Gemelli Kutayanagi, la Polizia Vegana o una medaglia specifica da equipaggiare chiamata “Peluche di Lady Envy”. Tutte soluzioni che ripristinano PV; le ultime due sono drop segreti e per questo estremamente utili.

Gli strumenti musicali dei Sex Bob-omb recuperati dai boss saranno utili per sbloccare nuove aree da esplorare così da proseguire nella nostra missione, in viaggio tra un portale interdimensionale e l’altro. Per accedere alle suddette zone occorre completare con successo dei minigiochi nello stile di The Legend of Zelda: Ocarina of Time. Come già sottolineato, non mancano mai continui tributi al passato: uno degli oggetti chiave da ritrovare è la “Game Geco”, una console portatile che strizza l’occhio al Game Gear di Sega e all’Atari Lynx, utile a ripulire delle parti di mappa ostruite da glitch.
Durante l’esplorazione potrà anche capitare di lottare in aree più avanzate che richiedono un personaggio di livello più alto per non soccombere; ecco quindi che un minimo di farming si rivela provvidenziale. In questi frangenti è fondamentale, inoltre, un’altra medaglia da equipaggiare chiamata “Quadrifoglio”, che aumenta il drop rate di oggetti per il level up. Purtroppo, non è sempre chiaro il livello ottimale da raggiungere per attraversare certi segmenti con comodità; cosa che, al contrario, un action RPG come Assassin’s Creed Valhalla evidenzia sempre. La progressione richiede di andare a tentativi, testando la potenza del proprio eroe di volta in volta, processo che potrebbe annoiare alcuni player.

Ciò che però impatta in maniera significativa sulla longevità è il grinding esagerato a cui Scott Pilgrim EX obbliga per raggiungere il completamento al 100%. Come spesso accade in titoli simili in cui è possibile giocare in New Game+ o alla campagna principale vestendo i panni di più protagonisti, l’offerta ludica è stata annacquata con trovate furbe che possono far storcere il naso ai più. Per arraffare l’agognato trofeo di platino, infatti, serve “raggiungere il finale con tutti e sette i personaggi giocabili“.
Detta così, pare una cosa abbastanza semplice, ma il grosso problema di fondo è uno: se si gioca impersonando un solo eroe per tutta la durata dell’avventura – Scott nel mio caso – ci si ritrova un singolo personaggio di livello alto e il resto della squadra con le statistiche base. Ciò significa che se si vuole anche solo sperare di arrivare al cospetto del boss finale, si è costretti a grindare ore e ore con ogni comprimario per salire al livello 300 circa. Finire per SETTE volte il gioco in questo modo è davvero una faticaccia erculea non richiesta. A ciò si aggiungono alcune sfide per i più matti – in pieno stile Hollow Knight – come finire l’intero titolo in soli novanta minuti, senza mai morire o senza mai farsi colpire dal già citato (e rognoso) boss finale.
Un altro difetto da segnalare riguarda il sistema di input poco preciso e “scivoloso” quando si tratta di destreggiarsi in un minimo di platforming, inevitabile per concludere alcune sfide secondarie. Eseguire dei salti corretti o direzionarli a dovere è spesso ostico: Scott e compagni tendono, appunto, a scivolare come delle saponette a causa della troppa inerzia durante i movimenti rapidi in orizzontale e verticale, specialmente se è abilitata l’opzione per mantenere la corsa costantemente attiva.
Un tripudio di pixel art e retrogaming
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Le coloratissime ambientazioni non fanno solo da sfondo agli scontri, ma aiutano a destreggiarsi tra i nemici offrendo oggetti da scagliare, esplosivi e trappole per avere la meglio. Molti di questi armamenti sono simpatici omaggi a videogiochi storici come Spinmaster per il Neo Geo o Super Mario Bros. 2. Gli easter egg – dedicati al franchise di Scott Pilgrim e non solo – sono decine e decine, tanto da indurre il giocatore a esplorare le varie location solo per scovarne il più possibile.
Tra i tanti videogiochi o opere della cultura pop che Tribute Games ha onorato per arricchire Toronto – oltre a quelli già evidenziati finora – saltano all’occhio: Bloodborne, Ghosts ‘n Goblins, Neon Genesis Evangelion, Mega Man, Dragon Ball, Ninja Senki DX e Resident Evil. Corona il tutto una bellissima e divertentissima citazione a Castlevania: Symphony of the Night. Nello specifico, un’intera area della mappa è stata nominata “Casa Vania” ed è proprio un castello pieno di mostri e di giovani ragazze gotiche vampire – delle succubi per gli esperti di demonologia – da malmenare (non sto scherzando).
A favorire l’immersione in questo mondo così sfaccettato è il comparto tecnico e artistico che brilla grazie alla pixel art curatissima, supervisionata dal talentuoso Paul Robertson, animatore coinvolto nella realizzazione di ottimi titoli come Fez, Shantae and the Pirate’s Curse e Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder’s Revenge. L’estetica è stata svecchiata, rifinita e resa più vibrante con un lavoro certosino dedicato ad animazioni – assai più fluide e verosimili rispetto al passato – sprite, illuminazione e palette cromatiche. Un restyling molto apprezzato che ha coinvolto anche il character design, ora più vicino allo stile di Scott Pilgrim Takes Off per favorire una continuità artistica. Ciliegine sulla torta i brani chiptune degli Anamanaguchi e un CRT shader per i fan più retromaniaci che, personalmente, consiglio di abilitare per una resa grafica ancora più soddisfacente.

Espandere l’universo narrativo di Scott Pilgrim non era un’impresa da poco, ma il progetto può dirsi riuscito con buoni risultati. L’aggiunta di nuovi antagonisti e comprimari, caratterizzati da design originali e ben contestualizzati, dimostra uno sforzo creativo non indifferente. Pur presentando una formula poco innovativa e, anzi, legata fedelmente ai bei vecchi tempi dei cabinati arcade, Scott Pilgrim EX è – nel bene e nel male – un piacevole tuffo nel passato che garantisce dozzine di ore di elettrizzanti scazzottate, da soli o in compagnia.
Che siate dei fan sfegatati del bassista canadese o dei neofiti, l’ultima fatica di Tribute Games offre un’avventura scorrevole e tutto sommato accessibile (nonostante riservi diversi momenti in cui sudare). Come per Astro Bot o la Ace Attorney Investigations Collection, il fattore nostalgia è il motore di questo piccolo passion project. Se la formula ludica un po’ anziana dovesse evolversi con nuovi capitoli, potremmo trovarci davanti a qualcosa di ancor più dirompente.
Special thanks to Cosmocover and Tribute Games


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