
Il prologo del Decameron è una delle testimonianze più crude, vere e appassionate che abbiamo sulla epidemia di peste di metà del XIV secolo. Al di là del valore squisitamente letterario, la disgregazione del tessuto umano e sociale ci appaiono vividi, e colpiscono con forza il lettore già dalle prime pagine di questo capolavoro intramontabile. Ma se nel “Principe Galeotto” la peste nera appare come sfondo di una narrazione incentrata (negli studi più recenti) sul potere dell’amicizia, in 1348 Ex Voto è l’assoluta protagonista, anche se non del tutto intenzionalmente.
L’atmosfera creata da Sedleo è infatti l’unico aspetto salvabile all’interno di una produzione che da una parte paga lo scotto di avere ambizioni fuori budget per uno studio di modeste dimensioni, dall’altra offre una povertà ludica non controbilanciata dagli aspetti sui quali avrebbe dovuto brillare.
La chiave di lettura con la quale mi sono approcciato all’opera guarda più a Hellblade Senua’s Sacrifice che agli action puri, poiché presenta tratti da walking sim fortemente narrativo alternato a sezioni di combattimento all’arma bianca. Per questa ragione mi sembra anche doveroso evitare qualsiasi tipo di spoiler. La storia si concentra sul rapporto di amicizia tra Bianca e Aeta, e quest’ultima sarà l’aspirante cavaliere di cui vestiremo i panni.
A seguito del rapimento di Bianca da parte di un gruppo di banditi, partiremo per un’avventura che ci farà vivere in prima persona le nefandezze di un’epoca buia, fatta di superstizioni e aspetti religiosi portati all’eccesso. Una storia, a dirla tutta, sorretta da un discreto incipit e un buon epilogo, che tuttavia non garantisce ritmo centrale ed è altalenante nella qualità della scrittura. La componente narrativa non riesce quindi a colmare le lacune di un gameplay e di un level design che, ridotti all’osso, presentano non poche problematiche.
Sulla carta il combat system sarebbe anche interessante. Si possono alternare due pose, a una o due mani, per menare fendenti con una discreta fisicità dei movimenti. Inoltre, raccogliendo le pergamene sparse nei pochissimi bivi degli scenari (altrimenti semplici corridoi da attraversare), è possibile potenziare Aeta con abilità passive e altre mosse di combattimento. Peccato che all’atto pratico tutto questo si riveli come una lotta contro il sistema messo in piedi dagli sviluppatori, più che contro le poche varianti di nemici che si pareranno davanti a noi.
Telecamera traballante, lock dei nemici a dir poco confusionario e ballerino, animazioni grezze e fisica degli impatti non permettono di prendere la misura giusta con il titolo, che finisce in qualche occasione per risultare addirittura frustrante. Il resto dell’esplorazione dal punto di vista ludico si ferma al raccoglimento delle già citate pergamene e del prezioso cibo per curare le ferite del nostro prode cavaliere. Una manciata di scorci visivamente deliziosi nella loro decadenza non possono bastare a rimettere in carreggiata un’opera che, a mio avviso, restando di più con i piedi per terra avrebbe potuto dire la sua.
Non mi soffermo più di tanto nemmeno sul motivo paradossale per cui il titolo è stato sulla bocca di tutti nei giorni seguenti all’uscita, una critica sterile e ingiusta che riportando il movimento anti-woke sotto i riflettori esula dal giudizio sulla qualità intrinseca di una produzione che, dichiaratamente, inserisce elementi di fantasia a un buio contesto storico.
Ho completato l’avventura in circa 6 ore, cercando di godere dell’atmosfera italiana il più possibile e incappando nei soliti problemi dell’Unreal Engine su console. Come accennato precedentemente le animazioni sono l’aspetto tecnico che inficia più di tutti il gameplay, e non è raro infine incastrarsi nello scenario durante gli scontri.
Sedleo tenta di esplorare per la prima volta un sentiero già battuto da altri, vestendo a festa un titolo a basso budget per farlo sembrare più di quello che è. L’hype costruito intorno all’atmosfera del titolo poi non è stato di aiuto, e non appena si è avuta la possibilità di provare pad alla mano una demo giocabile tutta l’aspettativa si è sciolta come neve al sole. Con una diversa distribuzione delle risorse si sarebbe potuto tirare fuori qualcosa di meglio da questa Italia Medievale, dove le pieghe toccanti delle vicende di Bianca e Aeta sono intervallate da un gameplay terribile che fa crollare rovinosamente quanto di buono costruito.
Non è solo questione di elogiare un comparto per criticarne un altro: le sezioni di giocato uccidono il ritmo della spirale crescente di follia nella quale ci avvolge il titolo, che finisce per contorcersi su sé stesso e consegnare al giocatore un messaggio sfocato, fortemente depotenziato rispetto agli intenti iniziali.
Special thanks to Dear Villagers and ICO


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