La Mummia – Lee Cronin alle prese con un nuovo risveglio del male

la mummia lee cronin recensione

Voto:

Sono più di novant’anni che mummie di vario tipo e genere costellano il mondo del cinema e, diciamoci la verità, tra tutti i mostri classici non è quello che ha brillato di più nelle sue rappresentazioni. Senza contare la sfortuna di essere tragicomicamente predisposto alle pubblicità della carta igienica. Tolto il grande classico del 1932 e il fortunato rilancio del 1999 con Brendan Fraser, la Mummia è stata al centro di pellicole perlopiù mediocri fino al disastroso film del 2017 con Tom Cruise, che ha fatto fallire sul nascere il progetto del Dark Universe e di cui ad oggi salvo solo la splendida Sofia Boutella nei panni (o meglio le bende) del “mostro”.

Quasi un decennio più tardi l’onnipresente Blumhouse, in collaborazione con la Atomic Monster di James Wan e New Line Cinema, decide di rivisitare il mito della Mummia affidando il tutto nelle mani di Lee Cronin, già regista e sceneggiatore dell’apprezzato Evil Dead Rise (in Italia La Casa – Il risveglio del male), che anche in questo caso scrive e dirige.

la mummia lee cronin trailer ufficiale

Questa nuova storia parte ovviamente in Egitto, dove il giornalista Charlie (Jack Reynor) risiede per lavoro insieme alla moglie in dolce attesa Larissa (Laia Costa) e i figli Sebastian e Katie. Quest’ultima, un giorno sparisce senza lasciare traccia. Trascorrono ben otto anni, la famiglia ormai è tornata in New Mexico dove vive insieme alla madre di Larissa, Carmen (Verónica Falcón), quando improvvisamente gli viene comunicato il ritrovamento della figlia scomparsa. Viva. In un sarcofago antico di 5000 anni.

Non bisogna essere genitori per capire quanto una situazione del genere possa essere agghiacciante, e per immaginare le difficoltà di reinserire in famiglia dopo tutto questo tempo una figlia in stato catatonico e con evidenti strascichi anche a livello fisico. Ma è nulla in confronto a ciò che sta per abbattersi su tutti loro.

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Lee Cronin pesca a piene mani da altre iconografie horror per provare a reinventare un brand rimasto a lungo sepolto. Sono evidenti i rimandi a pellicole come La Casa o L’Esorcista, nonché la volontà di ridurre tutto a una claustrofobica e psicologica vicenda familiare. In questo caso infatti non c’è una mummia assetata di vendetta e pronta a conquistare il mondo, ma qualcosa che la figlia ha portato con sé e che è pronta a destabilizzare le loro vite. Charlie, aiutato dalla detective Dalia (May Calamawy) dal Cairo, cercherà di scoprire cosa è successo anni prima, con cosa hanno a che fare e come rimettere a posto le cose.

Come per Evil Dead Rise non si può negare che Cronin abbia una discreta mano e riesca a mettere in scena sequenze forti con una certa dimestichezza. I jumpscare per fortuna sono ridotti al minimo e si decide piuttosto di puntare su sequenze gore ai limiti del disturbante con protagonisti anche insetti e scorpioni (fobici vari avvisati), che oltre alla buona commistione tra effetti pratici e visivi ben si sposano con la natura psicologica e viscerale della pellicola. Non siamo ai livelli di Terrifier, ma potrebbe essere consigliabile avere un po’ di pelo sullo stomaco.

la mummia lee cronin bambina

Ciò che a tratti scricchiola maggiormente è la sceneggiatura, perché nonostante Cronin riesca a schivare e a motivare alcuni comportamenti dell’entità malvagia in questione (lì dove in molte pellicole analoghe non si spiega mai perché non faccia prima determinate cose), si perde in lungaggini e annacquamenti di varia natura che prolungano oltre il necessario la durata. Nulla che renda il film davvero noioso, sia chiaro, anzi è apprezzabile l’intento di voler esplicare al meglio tutte le dinamiche della storia senza lasciare nulla di irrisolto, così come quello di farci immergere e immedesimare nelle dinamiche della famiglia, ma probabilmente qualcuno di più navigato ci sarebbe riuscito in meno di 134 minuti e in maniera meno didascalica.

Lee Cronin non è Coppola, non è Eggers e non è nemmeno Aster, ma è piuttosto chiaro come abbia cercato di dare una sorta di autorialità a questa sua nuova creatura (non a caso il titolo originale è Lee Cronin’s The Mummy), dimostrando di tenere particolarmente al progetto. La Mummia è una pellicola che probabilmente spiazzerà molti, in primo luogo perché non riusciranno neanche a spiegarsi completamente il titolo, ma è senz’altro un horror di discreta fattura e con una buona messa in scena.

la mummia lee cronin padre figlia

Nonostante i difetti e la natura chiaramente derivativa, il regista riesce a imbastire una storia semplice ma tutto sommato efficace, con un crescendo emotivo e orrorifico che spesso latita in progetti simili (soprattutto da parte di Blumhouse).

Non so ancora se questa è La Mummia che ci meritavamo o quella di cui avevamo bisogno, non so ancora se nel 2026 questo sia stato un modo “facilone” o coraggioso di reinterpretare questa icona, ma di certo so che è una Mummia inedita, e per questo merita almeno una chance.

Un ringraziamento speciale a Warner Bros. Italia

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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