One Piece – La serie Netflix osa ancora di più nella seconda stagione

one piece netflix stagione 2 recensione

Voto:

Traumatizzati da una lunga tradizione di pessimi live-action tratti da manga e anime, tutti si aspettavano (giustamente) un grosso buco nell’acqua per quello di Netflix su One Piece, specialmente considerata la difficoltà nel portare in vita un mondo così assurdo come quello creato da Eiichiro Oda. Invece l’opera più inadattabile si è rivelata quella meglio adattata di sempre, riuscendo con la prima stagione a conquistare vecchi e nuovi fan e diventando uno dei prodotti di punta della piattaforma.

Ormai la rotta era segnata: l’avventura doveva per forza proseguire con una seconda stagione, portando i pirati di Cappello di Paglia nella Grand Line. Questo però significava anche alzare parecchio l’asticella della difficoltà, perché se tutto sommato la saga dell’East Blue rimane ancora un po’ con i piedi per terra, con l’ingresso nella Rotta Maggiore le stramberie iniziano ad aumentare vertiginosamente, e non stupisce che ci siano voluti quasi tre anni per far uscire gli 8 nuovi episodi. Eppure, il team capitanato dai co-showrunner Matt Owens e Joe Tracz è riuscito non solo a fare un altro piccolo miracolo, ma persino ad aggiustare il tiro su alcuni punti deboli della scorsa stagione.

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Ancora una volta, a fare la differenza è una profonda conoscenza dell’opera originale, unita all’attenta supervisione del suo creatore. Già il primo episodio ambientato a Loguetown, l’ultima città dell’East Blue prima di entrare nella Grand Line, ne offre uno splendido esempio per il modo in cui rielabora la storia anticipando addirittura un personaggio che nel manga viene introdotto molto più avanti, mantenendo comunque un alto livello di fedeltà dal momento che il senso di ciò che accade non viene stravolto. Molte scene in ogni caso vengono anche riproposte alla lettera in versione live-action.

È un taglia e cuci non fatto alla cieca per sole esigenze di tempo come spesso accade, ma in piena coscienza dei collegamenti già noti e degli altri che possono venirsi a creare, con l’aggiunta di dettagli inediti che il più delle volte non stonano. Senza contare l’inserimento di foreshadowing fuori di testa. Da fan di One Piece trovo straordinario il lavoro di adattamento che è stato fatto, al netto di alcune scene sacrificate di cui però posso comprendere i motivi. Altri dettagli che non hanno trovato posto nella normale narrazione invece sono stati inseriti come simpatici easter egg.

Nonostante gli eventi che vanno da Loguetown a Drum Island (per Alabasta dovremo attendere la terza stagione) siano compressi in soli 8 episodi, stavolta ho anche avvertito una miglior gestione dei tempi rispetto alla volta scorsa. Ci ho trovato rapidità ma non fretta, e di conseguenza un miglior sviluppo degli avvenimenti e del rapporto tra i personaggi, che penso andrà a beneficio soprattutto di chi non conosce già la storia.

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Anche i combattimenti hanno subito un upgrade, in termini sia di quantità che di qualità delle coreografie, che qui introducono persino delle entusiasmanti combo. I combattimenti più belli rimangono quelli di Zoro, complice l’abilità con le spade di Mackenyu, che ne fa ampiamente sfoggio nella terza puntata ambientata a Whiskey Peak. Lo segue a ruota Sanji, con Taz Skylar che mostra i risultati dei suoi allenamenti con i calci, mentre Luffy rimane altalenante: sebbene la resa dei suoi poteri sia stata sensibilmente migliorata, sembra ancora troppo statico, gli manca la dinamicità che ci si aspetterebbe da un ragazzo di gomma.

Più in generale, un aspetto che ho apprezzato particolarmente dei combattimenti di questa stagione è che rispetto alla scorsa i protagonisti vengono messi maggiormente in difficoltà (mai quanto nel manga, ma è già qualcosa): ricordo che soprattutto lo scontro tra Luffy e Arlong nella prima stagione mi aveva lasciato l’amaro in bocca per la facilità con cui si era concluso.

Il cast in tutto ciò mi è parso più affiatato che mai, e sono convinto che almeno un paio di battute non fossero nello script, generando reazioni genuine. Parte molto bene anche Chopper, realizzato in una convincente CGI per due delle sue tre forme e impersonato da un attore con effetti prostetici per l’Heavy Point (ma sempre con la voce di Mikaela Hoover), che sulle prime può essere un po’ straniante ma funziona. Chiaramente le dinamiche con il medico di bordo saranno da approfondire nella prossima stagione, ma intanto il personaggio è stato introdotto più che bene, e apprezzo il fatto che come gli altri sia riconoscibile ma leggermente diverso dall’originale, specifico di questo adattamento.

one piece stagione 2 chopper

La CGI complessivamente è molto buona per gli standard di un prodotto televisivo come questo, con picchi poi tra alti e bassi, perché ad esempio se è vero che personaggi come Chopper o gli Unluckies sono fatti benissimo, abbiamo anche effetti di fuoco ridicoli e scenari che sembrano cutscene di un videogioco. In generale si vede che la serie ha avuto più risorse da questo punto di vista, considerando anche un minor utilizzo di espedienti come il buio per camuffare gli effetti visivi.

Una cosa che continua a piacermi moltissimo di questa serie però è l’utilizzo di set fisici ed effetti pratici, che dona al tutto una concretezza affascinante, e in un contesto così sopra le righe poco importa se restituisce un po’ quello che qualcuno chiama “effetto Gardaland”. Tra l’altro una critica che muovevo alla prima stagione era sugli ambienti troppo ristretti, e devo dire che anche in questo senso ci sono stati dei miglioramenti.

Il fiore all’occhiello indiscusso di questa serie comunque rimane il casting, che in sinergia con trucco e costumi spesso riesce proprio a strappare via i personaggi dalle pagine del manga per portarli sullo schermo in carne e ossa. Sul casting poi c’è anche lo zampino dello stesso Oda, e fidatevi delle sue scelte perché ci ha preso in pieno su tutti.

Un plauso finale va agli ottimi brani originali di Sonya Belousova e Giona Ostinelli introdotti in questa stagione, in particolare “Pray to the Sun” che vede la collaborazione di Declan de Barra e The HU, e che è dedicata ai giganti di Little Garden (sento già sussultare i fan più accaniti). Per me però My Sails Are Set cantata da Aurora nella prima stagione rimane imbattibile.

one piece stagione 2 giganti

Quando pensavo che avesse già fatto l’impossibile, il live-action di One Piece è riuscito nuovamente a sorprendermi dimostrando un coraggio di osare e una determinazione fuori dal comune, in pieno spirito piratesco. Sarà pure una baracconata, ma con tutte le risate, le emozioni e la meraviglia che regala è la migliore che si possa desiderare. Ormai ci sono dentro e voglio godermela finché dura.

A questi ritmi però non penso che la serie potrà andare avanti ancora a lungo, considerando l’invecchiamento dei protagonisti e il numero crescente di sfide nell’adattare l’opera di Oda. Da fan di One Piece mi riterrei pienamente soddisfatto anche se si dovesse fermare ad Alabasta con la terza stagione, perché è già andata oltre le mie più rosee aspettative.

Un ringraziamento speciale a Netflix

RocketSimoon Articoli
Appassionato di film e videogiochi da quando c'erano ancora videocassette e floppy disk, da meno tempo anche di serie tv. Sono curioso per natura e per questo non specializzato in un unico genere, ma tendo a preferire horror, thriller e azione.

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