
Come diceva il buon Stan Lee allo Spider-Man di Tobey Maguire: “io credo che una persona la fa, la differenza”, ed è quello che vorrebbe fare Mabel, la protagonista del 30° lungometraggio Pixar, con il quale tra l’altro la casa di produzione festeggia il suo 40° anniversario.
Jumpers – Un Salto tra gli Animali (in originale “Hoppers”) è la storia di questa adolescente amante della natura e degli animali, ma soprattutto dello stagno nel quale trascorreva bellissimi momenti insieme alla nonna, che è disposta a tutto per far sì che questo non venga spazzato via dall’intervento del sindaco Jerry. Un giorno Mabel scopre per caso che un gruppo di tre scienziati, tra cui la sua docente, ha inventato un modo per trasferire la coscienza umana in animali robotici, potendo così comprendere anche il linguaggio animale, e deciderà di incarnarsi in un castoro robot per ripristinare e proteggere l’habitat locale, e sventare il piano dell’infido sindaco di Beaverton.
“Come Avatar?”, viene detto ironicamente dalla protagonista, e la premessa potrebbe sembrare chiaramente quella, anche se poi la narrazione riesce a differenziarsi in maniera originale, scongiurando reali possibilità di paragone tra i due film. È bene dire che, nonostante le apparenze, non viene calcata troppo la mano sul tema dell’ecologismo: Mabel è senz’altro un’amante della natura ma non una fanatica, e le sue motivazioni in fondo sono più che altro personali, spinte da un legame con la nonna che aveva intrecciato e consolidato anche grazie a quello stagno che ora rischia la cementificazione.
Tolta la parte iniziale, in cui vediamo Mabel da bambina in un montaggio che ricorda quello strappalacrime di Up, lo screen time di nonna Tanaka è tutt’altro che ampio, ma la sua presenza aleggia costante per tutto il film, risultando il motore spirituale di tutta la storia. Il rapporto tra le due è caratterizzato da poche parole, ma profondi sguardi e tanti piccoli gesti, un aspetto che è al cuore della pellicola e che forse potrà essere sottovalutato dai più piccoli, ma di certo colpirà nel segno i più grandi. Mabel sfoga tutte le sue frustrazioni contro il sindaco Jerry (doppiato in originale da John Hamm), personaggio apparentemente stereotipato col quale la protagonista battibecca animatamente, ma al quale la sceneggiatura regala più avanti un’insperata evoluzione, grazie anche all’arrivo inaspettato di una nuova minaccia all’interno della storia.
Ma il pezzo forte del film diretto da Daniel Chong è senza senza dubbio il mondo animale, rappresentato in maniera tutt’altro che idealizzata, dove vigono strambe gerarchie e dove determinate coalizioni non si faranno scrupoli nel voler “schiacciare” (termine ripetuto più volte) chi vuole ostacolarli. Allo stesso tempo, però, sapranno tutti unirsi per salvare la situazione al momento opportuno. Tra i personaggi animali spiccano Re George (doppiato sorprendentemente bene da Giorgio Panariello nella versione italiana) e Loaf, due castori come l’avatar della protagonista, ma anche l’orsa Ellen (con cui Mabel stringerà un legame più stretto) e la lucertola Tom.
Assieme a loro, poi troviamo una pletora di altri personaggi tra rospi, ragni, formiche, uccelli, farfalle, serpenti e addirittura una squalo, tutti in grado a modo proprio, chi più chi meno, di rimanere impressi nello spettatore. Ovviamente non aspettatevi chissà quali approfondimenti psicologici, ma soprattutto i primi elencati sono caratterizzati quanto basta per essere funzionali ai fini della storia, e innescare quelle dinamiche che rendono Jumpers uno dei lungometraggi Pixar più divertenti degli ultimi anni.
Per quanto riguarda l’animazione, è molto interessante l’utilizzo di un doppio stile visivo per creare una sostanziale differenza tra umani e animali: se da un lato i primi hanno un design più stilizzato (lontano da quello pseudo realistico visto in film come Toy Story) e la città di Beaverton paia essere quasi “gommosa”, la parte animale invece gode di un fotorealismo incredibile, specialmente per quanto riguarda vegetazione, acqua e pellicce.
La cura e la minuziosità riposte da questo lato sono evidenziate anche dalla differenziazione dello stile a seconda del punto di vista: quando osservati da un occhio umano, gli animali appaiono realistici e quasi documentaristici, con movimenti naturali e occhi piccoli, mentre quando la coscienza di Mabel entra nel castoro robotico diventano più espressivi, con occhi grandi e umani e movenze più cartoonesche. È un modo creativo per far percepire allo spettatore l’empatia provata dalla protagonista mentre vive nel mondo animale.
Quello di Jumpers – Un Salto tra gli Animali non sarà tra i soggetti più originali della Pixar, ma pur mantenendo un tono adatto alle famiglie riesce sorprendentemente a inserire elementi surreali e mostrare la bizzarra crudeltà della natura, facendone uno dei film d’animazione più audaci degli ultimi anni.
Tra scene frenetiche (compreso un inseguimento folle, concettualmente esagerato anche per un film di questo tipo) e una comicità semplice ma non banale, Daniel Chong riesce a mantenere il classico cuore emotivo in stile Pixar, confezionando una pellicola nel suo piccolo non convenzionale. Un modo forse insolito ma senza dubbio soddisfacente per festeggiare il 40° anniversario degli Studios, in attesa anche di Toy Story 5 che arriverà nelle sale a giugno.
Un ringraziamento speciale a The Walt Disney Company Italia







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