Scream 7 – L’urlo affaticato della saga

scream 7 recensione

Voto:

Dopo la storica tetralogia di Wes Craven e i due nuovi capitoli diretti dai Radio Silence (Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett), sembrava che il naturale proseguimento della saga di Scream dovesse incentrarsi tutto sulle sorelle Carpenter, soprattutto Samantha (Melissa Barrera), la figlia di Billy Loomis, che alla fine di Scream 6 da un lato sente il richiamo dell’istinto omicida e dall’altro vorrebbe allontanarsene il più possibile.

Invece accade che proprio la protagonista viene allontanata per motivi extra cinematografici, Jenna Ortega la segue per solidarietà e anche il nuovo regista designato, Christopher Landon, abbandona il progetto. Quindi cosa si fa? Si chiama alla regia Kevin Williamson, storico sceneggiatore dei primi due Scream, si rimette insieme tutto il vecchio cast in fretta e furia, e si decide di rimpastare e riadattare la sceneggiatura per permettere al settimo capitolo di uscire in occasione del 30° anniversario del primo. Come direbbe un noto chef, “non è un buon inizio”.

scream 7 neve campbell

Proprio quando si pensava di aver trovato una nuova Sydney Prescott, ecco quindi che si torna ancora una volta alle origini, e per non farci mancare nulla vengono riportati sullo schermo persino dei personaggi morti, non solo ai fini dell’ennesima (blandissima) operazione nostalgia, ma anche per rivolgere una critica all’IA e ai deepfake. Grandissima novità che nel 2026 risulta già stantia. Ma non finisce qui: nel tentativo di introdurre ancora una volta una nuova protagonista, la scelta ricade sulla figlia adolescente di Sidney, Tatum (Isabel May)… della quale, però, non avevamo mai sentito parlare prima. Gran parte della narrazione finisce per ruotare attorno al confronto generazionale e conflittuale tra madre e figlia, puntando ovviamente alla crescita e all’autodeterminazione di quest’ultima; questa storyline, se da un lato è grosso modo apprezzabile, dall’altro non può che risultare vista e stravista, con tanto di Tatum che fa entrare il suo fidanzato dalla finestra (così può rinfacciare alla madre di averlo fatto anche lei).

La Sidney che abbiamo conosciuto sin dal primo capitolo è sempre stata una tipa tosta, e la figlia a quanto pare dovrà affrontare lo stesso “percorso”, ma ci sono delle differenze sostanziali. La storia di Scream 7 si svolge lontano da Woodsboro, dove Sidney conduce la sua vita con Mark (Evans, non Kincaid come ci hanno fatto credere nel quinto capitolo), Tatum e altre due figlie piccole, mandate dai nonni per non ingombrare troppo la storia, quando un nuovo Ghostface inizia la sua mattanza. Questa volta però la protagonista inizia a ricevere videochiamate addirittura da Stu Macher (Matthew Lillard), morto 30 anni prima nel primo capitolo: è ancora vivo? Sarà proprio lui o è qualcuno che si diverte con i deepfake? O forse è qualche produttore che si gioca le ultime carte per aumentare l’hype nel grande pubblico?

L’incipit è molto simile a quello di un altro vecchio revival: Halloween – 20 anni dopo del 1998, in cui Laurie Strode si stabiliva in un’altra città insieme al figlio adolescente e riceveva comunque la visita del caro fratellino Michael Myers. In quel caso almeno avevano avuto il buon senso di far cambiare identità alla protagonista, cosa che anche una Sidney Prescott diventata giustamente iperprotettiva verso la sua famiglia avrebbe dovuto fare già da molto tempo. Una cosa che accomuna ancor di più i due film è la regia molto televisiva, e non a caso Kevin Williamson si è occupato perlopiù di serie tv nella sua carriera, dirigendo un solo film nel 1999 (Killing Mrs. Tingle) prima di questo. La differenza è che Halloween – 20 anni dopo ha almeno un paio di scene memorabili e una trama senz’altro di senso compiuto, con un gran bel finale.

scream 7 ghostface

Di Scream 7 a dire il vero salvo anche la classica sequenza iniziale, che non è affatto male, peccato solo che arrivati alla fine sorgano inevitabilmente domande sul perché di quella scena, che motivo abbia ai fini della storia e per quale motivo l’assassino (o gli assassini!) si sia dovuto spostare fin lì dove è ambientata. Nonostante gli omicidi nel corso della saga siano diventati sempre più efferati, inoltre, è difficile capire perché si sia dovuti arrivare a un paio di sequenze degne di Terrifier; per carità, un fan dell’horror non si lamenterà né scandalizzerà di certo, ma sarebbe bastato anche meno.

Nel cast, insieme a qualche nuovo buon nome non sfruttato a dovere per personaggi di cui nessuno si ricorderà (Mckenna Grace, Celeste O’Connor, Asa Germann…), ritroviamo anche Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding nel ruolo dei fratelli Meeks-Martin, Mindy e Chad, con un minutaggio ridotto che serve solo a dare una continuità con i due capitoli precedenti e permettere a Mindy di pronunciare una battuta metacinematografica, in un film che di metacinematografico non ha più nulla. I due ora sono i nuovi assistenti di Gale Weathers, o di quel che ne rimane considerando che il viso di Courtney Cox ormai è talmente finto da farla sembrare una statua del Madame Tussauds, ma la sua presenza in ogni caso fa sempre piacere.

Questo settimo Scream diretto da Kevin Williamson ha perlomeno il pregio, nelle sue quasi 2 ore, di non risultare mai pesante, riuscendo a mantenere costantemente un buon ritmo e provando a metà film a rimettere di nuovo tutto in gioco. A parte questo però risulta sostanzialmente vuoto, privo di idee, nonostante le provi tutte per dimostrare il contrario, inserendo molte cose al suo interno tra cui anche citazioni ad altre pellicole dello stesso genere.

scream 7 poliziotto

Come semplice film horror Scream 7 potrà anche farsi apprezzare da molti, malgrado il fatto che otto volte su dieci provi a creare tensione con oggetti metallici che cadono nella stanza a fianco e nelle rimanenti due con i jumpscare, ma come capitolo di Scream che esce in occasione del 30° anniversario del capostipite della saga non ci siamo proprio. Rimane il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere senza tutte le beghe produttive citate all’inizio, e lo dice uno che non aveva amato il precedente capitolo (ma ora sono pronto a rivalutarlo).

Non so quale sia l’equivalente di “film del sabato pomeriggio” per un horror, ma se in uno Scream anche la grande rivelazione di chi si nasconda dietro la maschera di Ghostface lascia più perplessi che sorpresi, mettendoci anche la peggior motivazione di sempre per la saga, insomma… giudicate voi a che livello mi riferisco.

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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