
“Federico Frusciante è un musicista, critico, regista e appassionato di Cinema noto sul web col nickname di Superficie 213. Ha scritto recensioni per molti siti e per riviste come FilmTv e Senza Soste. Per pagare le bollette gestisce un videonoleggio dal nome significativo: Videodrome“. Per anni queste poche righe hanno accompagnato tutti i video pubblicati su YouTube da “l’ultimo dei videotecari“, dal gigante buono livornese conosciuto, appunto, come Federico Frusciante. Il 15 febbraio 2026, nel primo pomeriggio di una nefasta domenica, Federico si è spento prematuramente a causa di un malore improvviso, a soli cinquantadue anni di età. La notizia ha creato enorme sgomento in tutta Italia e, soprattutto, in quella parte di internet che è stata per lui al pari di una casa ed è inutile sottolineare quanto, giorni dopo il fattaccio, io stia ancora rimuginando su questo forte dolore misto a rassegnazione e rabbia. Ho tante cose da dire, molte delle quali avrei di gran lunga preferito raccontare personalmente a Federico che, dopo oltre dieci anni di chiacchiere sul cinema, considero ormai un carissimo amico, oltre che un compagno comunista.
Le mie parole, condensate con difficoltà nell’articolo che state per leggere, non vogliono rappresentare un banale commiato o un modo per riassumere la sua lunga carriera – dentro e fuori YouTube – in quanto già diverse testate istituzionali insieme alla critica togata hanno dato il loro contributo in tal senso. Altrettante sono poi le testimonianze intime che circolano sui social, in questi giorni sorprendentemente stracolmi di amore per il Frusciante, dunque il mio obiettivo non è neanche quello di presentare la mia visione di ciò che lui è stato. “Comprimere” un omone del suo calibro in una pagina web è una missione persa in partenza. Preferisco, invece, narrarvi in prima persona – come spesso ho fatto qui su Nerdevil – i miei pensieri e le mie esperienze per cristallizzarli nel tempo e, nel mio piccolo, offrire la possibilità a quante più persone possibili di scoprire l’uomo straordinario che è stato Federico Frusciante, onorandone al contempo la memoria.
Studiare cinema su YouTube

Conobbi virtualmente Federico circa dieci anni fa, verso la fine del mio percorso di studi al liceo, quando ero ormai certo che avrei studiato cinema all’università. Un pomeriggio di maggio, tra una chiacchiera e l’altra insieme a degli amici, uno di loro mi chiese: “Conosci i Licaoni? È un canale di cinema su YouTube, secondo me è roba tua”. Ammettendo la mia ignoranza, tenni a mente il consiglio e poco più tardi diedi un’occhiata a qualche video; ciò che accadde in seguito è storia. Approdando sul canale del collettivo livornese, era impossibile non notare la figura quasi imperante del Frusciantone che dominava tra i contenuti più visti e consigliati. Mosso dalla curiosità che mi ha sempre caratterizzato, diedi inizio ai miei “studi di cinema” paralleli in compagnia dell’insegnante meno ortodosso di tutti, tra moccoli vernacolari e stilettate a Zack Snyder, Michael Bay e Pieraccioni.
Il primo video che vidi, se ricordo bene, fu la monografia su Spielberg: amore a prima vista (perdonate il gioco di parole). Col tempo questi entusiasmanti ed esilaranti mattoni, misti alle più brevi “mini-recensioni richieste tramite donazione Patreon”, divennero preziosi materiali da consultare per i miei studi (veri) in università. Non mi vergogno, anzi sono entusiasta di ammettere che molti dei miei trenta e lode agli esami sono stati raggiunti anche grazie alla parlantina inarrestabile del Frusciante e ai suoi approfondimenti inusuali e carichi di travolgente amore, ben lontani dallo stile cattedratico e, spesso, autoreferenziale dei volumi accademici di storia del cinema.
L’avida consultazione de “L’Enciclopedia Frusciantesca”, come a me piace chiamarla, si è fatta ancora più frequente proprio con il mio ingresso nella redazione di Nerdevil, avvenuto nell’ottobre del 2020. Era ed è un piacere ascoltare le idee tonanti e divisive provenienti da Videodrome in via Magenta 85 o dalla dimora del suo proprietario, durante gli innumerevoli confronti sui film e sulla cultura pop in generale che avvengono dietro le quinte del sito. IlTac, tra i redattori che più spesso si lanciano in intense discussioni cinematografiche, è tra i fan più accaniti del Frusciante: non c’era giorno in cui non spulciasse il suo canale YouTube alla ricerca della recensione più recente per proporla a noi colleghi, in attesa di riscontri. Così Federico ci faceva indirettamente compagnia nel corso dei dibattiti; la sua campana era sempre tra quelle prese in considerazione con più attenzione e interesse.
Il verbo frusciantesco non ha mai cessato di accompagnarmi nella vita pubblica e privata, benché ovviamente io non fossi sempre d’accordo con tutte le opinioni contenute nelle mini-recensioni o nei Consigli del Mese, spesso e volentieri talebane e orgogliosamente dogmatiche. Questo suo modo di fare schietto, amichevolmente caustico e netto, tipico della sua toscanità, dava rogne ai più – specialmente ai sostenitori del relativismo e ai democristiani – ma affascinava irrimediabilmente il sottoscritto. Io sono già impetuoso e sarcastico di mio e rifiuto il predominio della soggettività sull’oggettività, pensate quindi che influenza può aver avuto la sferzante dialettica del Frusciante su quel piccolo Nefasto che si stava facendo strada nel vasto mondo della settima arte. Tale bussola al vetriolo ha alimentato l’evoluzione del mio ragionare, del mio analizzare e del mio criticare, e non è un caso se oggi molti amici e conoscenti si divertono a notare delle somiglianze tra il mio modo di recensire i film e quello di Federico.
Tale “vicinanza intellettuale” ha permesso, nel 2021, di collaborare con Frusciante e il suo amico fraterno Francesco Braschi per la messa in onda di una puntata speciale de Il Girone dei Cinefili, vecchia rubrica di dirette streaming a tema cinema che io, Lorexio e l’ex collega Claudia_Smith abbiamo gestito dal 2021 al 2023. La narrativa fantastica – questo il titolo della diretta – fu una piacevolissima chiacchierata-fiume di due ore e mezza, tra voli pindarici, risate, confronti con il pubblico e un Federico impossibile da fermare una volta iniziato un discorso (a un certo punto fummo costretti a tagliare corto per davvero perché stavamo per superare i limiti di minutaggio). Potete trovare la replica qui di seguito, così da avere un generoso assaggio della contagiosa passione di uomo che “semplicemente” parla di ciò che adora in compagnia e che, a posteriori, potremmo definire “critica romantica“, quella trascinante e inesauribile, che porta la gente nelle sale. Un modo di fare che, per quanto mi riguarda, se n’è andato via con lui, forse per sempre.
Videodrome: l’oasi felice dei cinefili
Per questi e tanti altri motivi, non avete idea di quanto io oggi mi senta fortunato ad aver conosciuto di persona Federico Frusciante. Accadde più precisamente a metà ottobre 2021, pochi mesi prima della live qui su Nerdevil. Non ci fu nulla di programmato: io, Lorexio e un nostro amico in comune dovevamo raggiungere Livorno da Roma per concludere l’acquisto di un monitor, al che pensammo “Videodrome potrebbe chiudere da un momento all’altro, approfittiamo del viaggio per andarci, prima che sia troppo tardi”. Eravamo in piena pandemia di COVID-19 e il pericolo era reale: dopo aver resistito alla pirateria prima e alle piattaforme streaming poi, la videoteca più amata d’Italia stava sparando le sue ultime cartucce (ovvero DVD e Blu-Ray svenduti a pochi euro). Il piano improvvisato era chiaro: sveglia all’alba – tra le cinque e le sei del mattino – viaggio in autostrada verso la Toscana accompagnati da un bel po’ di musica per tenerci svegli, tappa per ritirare il prezioso ordine, pranzettino tipico, Videodrome e poi tutti a casa.
Combattendo contro le ore di sonno mancanti, ci facemmo strada verso la meta del nostro pellegrinaggio mordi e fuggi – come tanti prima di noi – giungendo in via Magenta 85 in anticipo. Sostammo lì vicino, memori del fatto che “si apre alle tre!“, come era solito ricordare il proprietario con voce cavernosa. Dopo una breve attesa, notammo quest’ultimo avvicinarsi a piedi da lontano, puntuale alle 15:00 come sempre. Vedendolo sistemarsi dietro al bancone, eravamo un po’ titubanti: cercavamo di capire quale fosse il momento migliore per entrare senza sembrare degli stalker. Passato qualche minuto, ci facemmo coraggio e varcammo la soglia di Videodrome; a rompere il ghiaccio e il silenzio in quel soleggiato locale fu Lorexio con la frase migliore che gli veniva in mente in quel momento: “Ma quindi questo posto esiste per davvero!“. La risposta che ricevette in cambio poteva essere solo una: “Dé!“.
Come molti dicono, e io posso confermarlo, lo sguardo torvo che Federico indossava poteva trarre in inganno, intimorire, far pensare di avere davanti una persona burbera e distaccata. In verità, bastava iniziare una qualsiasi conversazione per illuminare il suo viso, rallegrare l’atmosfera e aprire la diga per scatenare una cascata di parole. Cominciammo a parlare con grande naturalezza e nonostante fossimo “tre contro uno”, il Frusciante aveva sempre la meglio, era difficile stargli dietro e anzi, come testimonia questo divertente omaggio di Crudelia Memon, a volte nemmeno Federico Frusciante riusciva a tenere testa a sé stesso. Se la memoria non mi inganna, passammo tre ore abbondanti dentro Videodrome, sentendoci dentro un video di YouTube e, allo stesso tempo, scoprendo che quel posto mistico era molto più esteso e spazioso di quanto immaginassimo, così come estesi erano gli aneddoti e i monologhi che avemmo l’onore e il privilegio di ascoltare, approfittando del nostro viaggio anche per chiedere pareri sui film più recenti di allora – tipo 1917 di Sam Mendes – che non erano ancora finiti tra le famose mini-recensioni.
Federico non ti parlava dall’alto, perché in alto non ha mai pensato di essere. Ti parlava addosso, ma con un’energia scomposta e al contempo lucidissima, con una foga autentica che rompeva ogni argine; un livornese doc. E di livornesi sui generis ne incontrammo diversi dentro e fuori la videoteca: gente strana entrava e usciva da quel luogo ameno, persino persone poco raccomandabili o addirittura tossicodipendenti, come racconta Dario Moccia nel suo omaggio su Twitch. “La vera città di Livorno era lì, perché Fede era lì per tutti” – sottolinea l’ex youtuber.
Verissimo, a testimoniarlo è un siparietto a cui io e i miei compagni pellegrini in visita a La Mecca assistemmo quasi increduli: durante la nostra lunga conversazione, venimmo interrotti da un uomo che era entrato nella videoteca biascicando qualcosa. Chiese un DVD alla cassa, Frusciante glielo porse e questo strano signore, senza neanche ringraziare, se ne andò via dicendo qualcosa del tipo “Te lo pago poi”. Stando alle parole rassegnate di Federico, si trattava di un tizio che da anni si comportava in quel modo bizzarro e che era in debito sia di parecchi soldi, sia di vecchi film a noleggio mai restituiti. Solo il buon cuore di Federico stesso aveva impedito che si creassero litigi futili; una storia da non credere.
Dopo questa parentesi bizzarra – potete trovarne molte altre nel video qui di seguito – il nostro pomeriggio cinefilo è ripreso con la solita emozione e anzi era arrivato il momento di spulciare qualche pellicola in offerta per tornare a Roma con un bel bottino. Se non ricordo male, Lorexio sapeva già su cosa puntare, ovvero sul Blu-Ray di Mademoiselle Park Chan-wook, edito dalla CG Entertainment, che aveva subito visto esposto. Io, dal canto mio, desideravo la “Full Frusciante Experience“, così gli chiesi se poteva consigliarmi qualcosa spontaneamente, senza basarsi per forza sui miei gusti. Avrei comprato qualsiasi cosa a scatola chiusa per allargare i miei orizzonti – soprattutto se di nicchia – e infatti, dopo un breve confronto, acquistai due DVD e un Blu-Ray a pochi euro. I tesori che oggi custodisco ed espongo gelosamente nella mia collezione furono: Hollywoodland di Allen Coulter, Red Joan di Trevon Nunn e Cold War II di Leung Lok-Man e Sunny Luk Kim-Ching (quest’ultimo è stato, tra l’altro, il mio battesimo del fuoco alla scoperta del cinema crime tra Cina e Hong Kong).
Fu un pomeriggio unico e prezioso, uscii dal quell’oasi magica – nel bel mezzo di una Livorno deserta a causa del COVID – senza avvertire nemmeno un briciolo di stanchezza. Tra i ricordi a me più cari ci sono, naturalmente, due frasi di Federico. La prima venne fuori al momento della classica foto di rito per testimoniare il successo del pellegrinaggio: non sapevamo come posizionarci affinché il selfie uscisse bene, al che il Frusciante mi disse “Tu stai in mezzo, tipo The Human Centipede“; dopo una risata sguaiata chiesi se potevo alzare il pugno come un vero compagno e lui: “Certo! Devi!“.
Momenti di rara bellezza, suggellati da un’ultima massima: prima di congedarci, Federico ci chiese che lavoro volessimo fare dopo gli studi, quindi io e Lorexio, senza esitazione, dicemmo: “Lavorare nel cinema, magari come registi“. Invece Lorenzo – il nostro amico in comune – rispose timidamente: “Io voglio fare il panettiere. So che non è ugualmente prestigioso ma…“. Una titubanza di troppo permise a Fede di intromettersi nel discorso con il suo solito fare, tuonando: “Scherzi?! Tutti i lavori hanno una dignità! Non ascoltare gli amici tuoi, tu sei molto più ganzo di loro. Io preferirei mille volte fare il panettiere rispetto a fare cinema!“. Sulla strada verso Roma fu impossibile non sorridere felici.
Da quel giorno, con Federico si mantennero stabilmente i contatti su Facebook, cosa che poi ha permesso di organizzare la lunga diretta streaming qui su Nerdevil. Ricordo che, tra i messaggi che ci scambiammo, il Frusciante si rendeva disponibile a ordinare Blu-Ray e DVD su richiesta, a patto di passare a ritirarli a Livorno. Anche questo piccolo gesto generoso dà la misura della sua grande umanità e del piacere che aveva a tessere legami genuini persino con le persone che conosceva poco. Il fine, inconsapevole o meno, era quello di creare comunità, di far sentire meno soli coloro che amano profondamente qualcosa. Personalmente, ho tenuto fede a questa idea inviando a Videodrome la mia tesi di laurea triennale; a chiudere i ringraziamenti c’è un pensiero che non poteva mancare: “Come ultimo, ma non meno importante, ringrazio di cuore Federico Frusciante per essere sempre un’importante guida nell’immenso mondo del cinema: il lungo pellegrinaggio verso Videodrome è stata un’esperienza che custodirò gelosamente”.
Militanza cinematografica non convenzionale

Federico Frusciante non era una persona costruita, semmai il suo opposto: era viscerale. Per questo per lui non esisteva la neutralità, in nessun campo. Da buon comunista rivendicava sempre i suoi ideali, senza maschere o ambiguità, ma con prese di posizione salde e incorruttibili, da comunicare e condividere spesso e volentieri con le maniere forti. E ciò non significa dividere, bensì spandere la cultura creando ricchezza accessibile a tutti e tutte, senza discriminazioni. Come molti hanno già detto, vista la sua indole anarchica e radicalmente punk, tale approccio era perfettamente ascrivibile al materialismo storico marxista. Ha sempre odiato i moderati e preferiva essere estremista “così, perlomeno, mi offendono, ma chi mi capisce, mi capisce per davvero“.
Il Frusciante ti rompeva i coglioni e noi appassionati come lui eravamo felici di farci assillare ubriacandoci di cinema. In questo sfoggio di passione, Federico non era né un critico, né un anti-critico e nemmeno un divulgatore, ma – dice bene Dario Moccia – “un performer“, una one-man band. Non recensiva un film e basta, ma lo faceva suo, sfruttandolo poi come vettore per comunicare qualcosa di più alto e importante o, banalmente, quello che voleva, come se fosse un’insindacabile e urgente necessità quotidiana. Era un uomo del popolo, “un caprone terzamediato” che ha dimostrato che per parlare di arte non serve studiare o laurearsi, serve guardare, ascoltare, leggere, capire e condividere quello che si vuole.
Una tensione al dialogo – parola che oggi pare un tabù – che si sovrapponeva perfettamente alla militanza ideologica e che portava con sé durante ogni evento de I Criticoni, parlando di cinema con la stessa naturalezza con cui si parla della propria vita, immergendo tutti in un simposio febbrile e inesauribile. Videodrome in via Magenta 85, dunque, non ha mai chiuso i battenti per davvero: è semplicemente diventata una videoteca itinerante che ha come “sede” il Frusciante stesso. Videodrome non era nei suoi DVD, ma nel cuore del suo proprietario, aperto prontamente a tutti senza bisogno di noleggio.

Federico è stato, per usare le parole di Antonio Gramsci, “l’intellettuale organico“, perfettamente inserito nella sua classe e cosciente della sua capacità di formare e influenzare positivamente le masse, i collettivi di persone che ha intorno, attraverso il sapere vivo e pulsante. Mezzi che, un giorno, potranno edificare un mondo nuovo. Io ho vissuto sulla mia pelle tutto questo, per la precisione a Roma, in occasione del dibattito su M – Il figlio del secolo, una lunga serata di cui mi rimarrà per sempre impressa un’immagine: le mandrie di persone che accerchiavano e seguivano il Frusciante come un fiume in piena – prima e dopo la proiezione – desiderose di ascoltare da vicino qualsiasi cosa avesse da dire, dalla chiacchiera da bar all’invettiva contro la politica odierna.
Ricordo che i confronti e le discussioni si protrassero fuori dal cinema fino a tarda notte: Federico venne “sedato” solo dalla dolcissima moglie Eleonora, in quanto dovevano entrambi tornare in albergo; non fosse stato per lei avremmo probabilmente visto sorgere il sole del giorno dopo. Nottate cinefile a parte, la morale di ogni discorso con il nostro amichevole videotecaro di quartiere è, per me, riassumibile con le sue stesse parole: “Io non mi voglio sentir dire sempre quello che penso, io voglio anche sentirmi dire cose che non penso, sulle quali rifletto – che al 99% non mi faranno cambiare opinione – ma che mi hanno fatto riflettere su una cosa diversa. Io sono una pasta, a me possono dire tutto! Non mi dare del mafioso e del fascista, poi il resto va bene tutto. Io non mi offendo mai!”.
Federico Frusciante cercava interlocutori attivi, nel suo essere un provocatore nato cercava lo scontro duro e puro – alla peggio anche brutale – conscio che solo attraverso l’attrito e le reazioni del suo “pubblico” si potesse creare il pensiero critico; quello stesso pensiero critico che poi, per forza di cose, evolve lo sguardo e spinge a incuriosirsi per allontanarsi dalla stagnazione e dall’indifferenza. Come direbbe lui: “Io sono di Livorno, noi esageriamo, andiamo sopra le righe, facciamo le allegorie forti apposta. Quando io dico che avete la mamma puttana se non avete visto Gilliam, secondo voi lo penso davvero? È un modo per farvi sentire offesi così da farvi andare a vedere ‘sto Gilliam. Io mi vedo come quel pezzo mancante che avvicina due cavi rotti per far ripartire l’elettricità“. In due parole? La rivalsa del proletariato attraverso la cultura.
Vivere il cinema del futuro grazie al Frusciante

Non avrei mai pensato che fosse possibile, ma la mia esplorazione de “L’Enciclopedia Frusciantesca” si è fatta ancora più intensa negli ultimi due anni e il motivo è da ricercare nei rapporti umani che ho costruito proprio grazie all’amore per il cinema. Linda è la mia fidanzata, Francesco suo fratello maggiore; la prima era spesso in disaccordo con il Frusciante, il secondo è un suo grande seguace. Anche in questo caso, il videotecaro di Livorno è stato “il pezzo mancante” che ci ha uniti, facendo sbocciare riflessioni atipiche, capaci di mettere d’accordo persino le campane più distanti. Io e Francesco siamo spesso e volentieri in sintonia con il Frusciante, Linda no, pur riconoscendo, però, l’importanza di un punto di vista inedito e arricchente.
Quel maledetto 15 febbraio erano le 21:30 spaccate, io e Linda eravamo a provare un ristorante cinese molto economico mai visitato prima; neanche a farlo apposta, volevamo una cena semplice, proletaria, comunista. Proprio durante il pasto, dal collega JeruS giunge l’amarissima notizia. Corro a controllare Facebook e lì trovo il post infame a conferma di tutto. Incredulo, congelato, mi rivolgo a Linda – preoccupata – con un secco: “È morto il Frusciante“. Non “Federico Frusciante”, ma IL Frusciante, come si dice di un carissimo amico. Nessuno dei due ci poteva credere. Si fa presto a telefonare a Francesco e, poco dopo, la serata si ricopre di un velo di tristezza e malinconia che ancora oggi non va via. Federico ti rimane dentro come mai nessuno e infatti una lunga passeggiata dopo cena non ha aiutato a fermare i pianti.
Mi ha stupito vedere Linda così provata da questo lutto, lei che quasi mai era allineata con certe idee di cinema, ma giustamente, come mi ha spiegato, il nostro amichevole Frusciante è stata – per più di un decennio – una presenza costante nei discorsi sulla settima arte tra me, lei e suo fratello. Ora, questa voragine che ha lasciato non sarà colmata da nessuno. Usciti da una sala cinematografica non potremo più chiederci “cosa ne pensa Frusciante di questo film?” per poi correre a cercare una sua recensione su YouTube; ci perderemo tanti spunti di riflessione inediti e non è poco, fidatevi. A questo proposito, mi torna in mente The Shrouds di Cronenberg e lo sconforto che ha causato la morte improvvisa di Federico in quanto priva di significato; un qualcosa di inconcepibile e di terrificante.
C’erano solo tre persone che mi facevano pendere dalle loro labbra quando si parlava di settima arte: Maurizio De Benedictis – il mio professore di storia del cinema alla Sapienza – Roberto Leoni e Federico Frusciante. Per questo ribadisco l’importanza di preservare l’eredità di certe figure uniche, per far sì che non diventino fugaci stelle cadenti nella memoria collettiva. Continuate a parlare dei vostri cari, di Federico in questo specifico caso; portate avanti le sue idee e il suo modo di fare critica, solo così sconfiggeremo persino la morte.
Anche se non potremo mai più sentire un “mini-recensione richiesta tramite donazione Patreon da…“, su YouTube rimane una Biblioteca di Alessandria virtuale di oltre 5300 video pronta a essere consultata, riscoperta e tramandata ai posteri. Seminiamo per propagare questa cultura sana, roboante come il vocione dell’ultimo dei videotecari; perché chi lascia qualcosa alla propria gente non muore mai.
Il web e i social continuano a strabordare di testimonianze che raccontano incontri, chiacchierate e litigate con mezza Italia. Federico Frusciante era anche questo: ciò che ha donato a tutti noi, che si parli di Blu-Ray a noleggio o aneddoti di vita vissuta. Continuerà a vivere nei nostri ricordi, nei semi che ha lasciato nei nostri cuori, nei film che ci ha consigliato, in quelli che ha stroncato strappandoci mille risate e nel modo in cui abbiamo imparato a vivere il cinema.
Il cinema per me non è la vita. È una cosa che dà piacere all’esistenza che si chiama vita. Ti avvicina alla morte con più gusto, ecco. Ti dicono “butti via il tempo quando vedi la spazzatura” e no! Per me guardare qualcosa, anche la merda, vuol dire non aver buttato tempo. Ecco, il cinema è questo: non è mai tempo perso – Federico Frusciante
Dedicato a Federico Frusciante, alla moglie Eleonora, alla sua famiglia e ai suoi cari


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