Missione Shelter – Il solito Statham, ma la missione è riuscita

Missione Shelter Jason Statham

Voto:

Michael Mason se ne stava lì tranquillo con il suo cane in un isolotto delle Ebridi Scozzesi, lontano da tutto e tutti, prima che la giovane Jessie, dopo l’ennesimo rifornimento consegnatogli e dopo aver rischiato di perdere la vita in mare, entrasse nella sua vita. Cosa potrebbe mai succedere a un soggetto autoesiliatosi per anni su un’isola deserta, quando è costretto a rimettere piede sul continente?

Il ritorno di un passato nascosto e sepolto, l’MI6, sistemi di identificazione futuristici e intrighi politici sono al centro di questa nuova pellicola con protagonista Jason Statham, dove il suddetto interpreta per l’ennesima volta il Jason Statham degli ultimi vent’anni, ma perlomeno questa volta con piccole variazioni sul tema che evitano di ricalcare pedissequamente il canovaccio più caciarone intrapreso con The Beekeeper e A Working Man. Ad esempio qui ha la barba, da buon eremita che si rispetti.

Missione Shelter Statham con la barba

Scherzi a parte Missione Shelter, diretto da un abile mestierante del genere come Ric Roman Waugh (Attacco al Potere 3, Greenland), riesce nonostante una trama e una struttura viste, riviste e straviste, a confezionare un action non frenetico con elementi di spionaggio e un piacevole rapporto genitoriale tra i due protagonisti. Per vedere un po’ di azione (ossia Statham all’opera mentre accoppa qualcuno) bisogna attendere addirittura più di mezz’ora, propedeutica però per iniziare a conoscere Jessie (una bravissima Bodhi Rae Breathnach) e Michael.

Il loro legame evolve man mano col passare dei minuti e, attraverso sguardi e piccoli gesti più che linee di dialogo, il passaggio del protagonista da semplice “bodyguard” a qualcosa di più risulta convincente. È possibile ritrovarci persino un po’ di Logan, un po’ di Terminator 2, ovviamente senza paragonare il livello di scrittura; è solo per sottolineare che ci si trova davanti qualcosa di meno banale del solito, che in film del genere è sempre piacevole. Il rapporto tra Michael e Jessie è senza dubbio l’aspetto meglio riuscito del film, in buona parte grazie alla bravura della giovane attrice (ultimamente vista anche in Hamnet e che ritroveremo in Werwulf di Robert Eggers), ma qualche merito forse possiamo darlo anche alla barba di Statham.

Missione Shelter Michael Jessie

L’azione non è così onnipresente come vorrebbero far credere i trailer, pur essendo una parte consistente del film. Come già detto, per vedere qualcosa di movimentato occorre superare la prima parte della pellicola, e le sequenze action evitano esplosioni pirotecniche e dinamiche inverosimili, puntando invece (nei limiti del possibile) a un sano realismo, con coreografie più che discrete montate a dovere.

A fare compagnia a Michael in questi momenti c’è soprattutto l’agente/sicario Workman (Bryan Vigier), che rispetto al protagonista si pone letteralmente come “il te di vent’anni fa”, incarnando in un certo senso il suo passato che torna prepotentemente a perseguitarlo. Nel finale, la sequenza in discoteca vorrebbe un po’ imitare quanto di simile visto in John Wick, e sebbene dietro la macchina da presa non ci sia Chad Stahelski il risultato è portato dignitosamente a casa.

Protagonista del lato spy invece è Bill Nighy nei panni di Manafort, ex superiore del protagonista. È sempre un piacere vedere Nighy sullo schermo, anche se qui le sue doti si sarebbero potute valorizzare meglio (e con più minutaggio), a maggior ragione considerando che il suo personaggio è fondamentale non solo per lo svolgimento della storia, ma anche per scoprire man mano il passato di Michael, il cui nome forse viene nominato per la prima volta a metà pellicola.

Missione Shelter Bill Nighy

Al contrario di molti film analoghi, tra cui quelli citati all’inizio, Missione Shelter decide inaspettatamente di prendersi sul serio dall’inizio alla fine, senza battutine o sketch di alcun tipo, ma allo stesso tempo lo fa senza la pretesa di parlare di massimi sistemi o minacce globali da sventare all’ultimo secondo. La pellicola diretta da Ric Roman Waugh si prende i suoi tempi, rinuncia a un’eccessiva spettacolarizzazione delle scene action per puntare invece sull’affinità e il rapporto tra i due protagonisti, scegliendo di essere pulita, quadrata, e tutto sommato riuscendo nei suoi intenti.

Missione Shelter quasi sicuramente si rivelerà dimenticabile ai più, in mezzo al marasma di film del genere molto più quotati, ma almeno può essere considerato tra i punti più interessanti della filmografia del (solito) buon Jason Statham.

Un ringraziamento speciale a Leone Film Group

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le Norme sulla Privacy e i Termini di Servizio di Google.